Ambiente, Beni culturali - Animali -  Annalisa Gasparre - 13/10/2018

Morso del cane: il risarcimento va diminuito se non c’è invalidità permanente - Trib. Parma, sent. 19/03/2018

Nel caso deciso dal Tribunale come giudice d’appello avverso la sentenza del giudice di pace, oggetto di giudizio era il risarcimento del danno da morso di animale.

In particolare la danneggiata aveva citato davanti al giudice di pace il proprietario di un cane per il risarcimento dei danni da questo cagionati. Il giudice di pace aveva condannato il proprietario del cane a risarcimento ma il Tribunale, in parte, modifica la sentenza.

Risultava incontestato che il cane fosse stato lasciato libero e senza guinzaglio e avesse morso la gamba della donna. Dopo le cure, stabilizzata la situazione, residuava una piccola lesione con prognosi di 10 giorni. Non è dubitabile che tale danno – temporaneo – sia risarcibile né che lo sia il danno “morale”. Quello che però il Tribunale nega è l’entità del risarcimento perché, nel caso concreto, non era derivata alcuna invalidità permanente. La danneggiata dovrà quindi restituire una parte del risarcimento già incassato.

In tema di diritti e doveri per i proprietari di animali, volendo, Gasparre, Convivere con gli animali. Le ricadute civili e penali della responsabilità per fatto dell’animale, Key editore.

Tribunale Parma, Sent., 19/03/2018

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Parma in persona del Giudice Istruttore Dott. Renato MARI in funzione di Giudice Unico, ha pronunziato la seguente

SENTENZA

nella causa civile promossa da:

G.D. con l' avvocato …

- APPELLANTE -

contro

B.A.M. con l'avvocato …..

APPELLATA

Con atto di citazione notificato alla controparte in data 30/12/2015, il sig. G.D. ha proposto appello dinanzi all'intestato Tribunale contro la sentenza n. 1415/2015 emessa dal Giudice di Pace di Parma con cui veniva condannato a risarcire alla sig.ra B.A.M. la somma di Euro 1.735,16, oltre interessi legali dalla decisione al saldo, oltre alle spese del giudizio quantificate in Euro 1.355.41. oltre rimborso forfettario, iva e cpa di legge, precisando le seguenti

conclusioni: "In via principale e nel merito rigettare le domande tutte ex adverse proposte, poiché infondate in fatto e in diritto, oltre che non provate o come meglio;

- conseguentemente condannare la sig.ra B.A.M. alla restituzione, in favore del sig. G.D., della somma di Euro 3.641,80, oltre alle spese di registrazione della sentenza impugnata, pagata in esecuzione della sentenza di primo grado, oltre interessi legali dalla percezione alla restituzione;

- in via subordinata , nella denegata ipotesi di accoglimento, anche parziale, della domanda attorea, accertarsi la congruità dell'offerta proposta dal Sig. G., in data 29/12/2014 (doc. 2 fascicolo I grado) di Euro 500.00 e conseguentemente condannare la sig.ra B.A.M. alla restituzione, in favore del sig. G.D. della maggiore somma percepita, oltre interessi legali dalla percezione alla restituzione;

- in ogni caso, condannare la sig.ra B.A.M. alla rifusione, in favore del sig. G.D., di spese e competenze di entrambi i gradi del giudizio, oltre spese generali di studio 15% ed accessori di legge".

In data 28/01/2016, si costituiva in giudizio, a mezzo del proprio difensore, la sig.ra B.A.M. la quale insisteva per il rigetto dell'impugnazione proposta ritenendo infondate le motivazioni addotte a supporto dell'appello proposto.

Alla prima udienza fissata per il 17/05/2016, il Giudice, accertata la regolare costituzione delle parti, rinviava la causa per la precisazione delle conclusioni all'udienza del 12/12/2017.

A tale udienza le parti precisavano le rispettive conclusioni e la causa veniva trattenuta in decisione con la concessione dei termini di legge per il deposito di comparse conclusionali e repliche.

Osserva il giudicante che non è contestato nel caso che il cane dell'appellante, lasciato libero e senza guinzaglio, abbia nelle circostanze di tempo e di luogo indicate in atto di citazione (il 4.12.2014 in Collecchio) morso la gamba sinistra della B.; che, per come documentato, nello stesso giorno la B. è stata visitata dal proprio medico di famiglia dr. P. che ha redatto certificato medico da cui risulta che la stessa "presenta lesione di circa 5 mm di diametro al 1/3 superiore gamba s e 2 lesioni escoriate di circa 5; che il medico ha provveduto a disinfettare la ferita e a prescrivere idonea terapia" con prognosi di 10gg.; che successivamente (il 15.12.2014 ) il medico curante visitava nuovamente la B. certificando che gli esiti di ferita da morsicatura di cane si erano "stabilizzati" e che la paziente "non necessitava di ulteriore prognosi", proseguendo invece la vaccinazione antitetanica (documentata in atti); che il medico, escusso nel giudizio, ha poi confermato i certificati redatti dichiarando di aver proceduto alla segnalazione all'ufficio di igiene pubblica dell'USL di ….. che ha attivato tutte le procedure del caso e di avere "verificato nella gamba sinistra una piccola lesione da corpo a punta ossia da dente e piccola lesione escoriata" confermando la prognosi di 10 giorni e precisando che la "lesione non produceva effetti negativi sulla deambulazione".

Sulla base delle emergenze probatorie di cui sopra, in difetto di contrari decisivi elementi, non è dubitabile che dal fatto in questione alla B. sia derivato un danno risarcibile ancorchè non nei termini di cui alla impugnata sentenza considerato che alla stessa dall'evento in questione sicuramente non è residuata alcuna invalidità permanente e quindi nessun danno biologico nei termini riconosciuti invece dal primo giudice (secondo Cass 2006/11039 il danno biologico è da intendersi " come lesione dell'integrità psico-fisica, suscettibile di valutazione medico-legale, della persona - consiste nelle ripercussioni negative, di carattere non patrimoniale e diverse dalla mera sofferenza psichica, della suddetta lesione per l'intera durata della vita residua del soggetto leso, nel caso di invalidità permanente, oppure, nell'ipotesi di invalidità temporanea, finché la malattia perduri"; cfr anche Cass 2010/3906 secondo cui " Il valore vincolante della definizione legislativa del danno biologico risultante dagli artt. 138139 del D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 (c.d. codice delle assicurazioni), non avente carattere innovativo in quanto sostanzialmente ricognitiva e confermativa degli indirizzi giurisprudenziali in materia, impone, nella liquidazione del danno, un obbligo motivazionale congruo ed adeguato, che dia conto, ai fini del risarcimento integrale del danno alla persona e della sua personalizzazione, sia delle componenti a prova scientifica medico-legale, sia di quelle relative all'incidenza negativa sulle attività quotidiane (c.d. inabilità totale o parziale), sia di quelle che incidono sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato (che attengono anche alla perdita della capacità lavorativa generica e di attività socialmente rilevanti ovvero anche meramente ludiche, ma comunque essenziali per la salute o la vita attiva)); mentre può riconoscersi alla stessa una limitata lesione della integrità psicofisica temporanea legata al periodo indicato negli stessi certificati medici per la durata di 10 giorni, Dovendosi altresì riconoscere alla B. una somma a titolo di ristoro del danno morale (che sempre secondo Cass. 2006/11039 "costituisce... autonoma ipotesi di danno non patrimoniale risarcibile al verificarsi di determinati presupposti, collegato intimamente all'entità ed intensità della sofferenza e dotato di piena autonomia ontologica rispetto al danno biologico, con la conseguenza che, nella determinazione della misura del suo risarcimento, il giudice non può limitarsi ad attribuire al danneggiato una quota parte del danno biologico, ma deve procedere a liquidare autonomamente il risarcimento atto a riparare la lesione dell'integrità morale, adeguando i parametri del risarcimento alla predetta entità della sofferenza e del dolore, oltre che alla lesione della dignità della persona") essendo indubitabile che in ogni caso il morso del cane e la lesione pur leggera subita abbiano provocato sofferenza e dolore alla B.. Per quanto sopra ed in riforma della impugnata sentenza si ritiene di liquidare alla attrice, considerato il periodo di prognosi (10 gg.) ed il danno morale sofferto, la complessiva somma di Euro 600,00 alla attualità.

La domanda proposta dalla B. va quindi accolta solo nei limiti di cui sopra.

Ne consegue che non può quindi neppure trovare accoglimento la domanda proposta in via subordinata dall'appellante, non potendosi comunque ritenere congrua l'offerta (di Euro 500,00) da questa effettuata prima dell'instaurazione del presente giudizio, dovendosi comunque condannare l'appellata B. alla restituzione a favore del G. della maggior somma da essa percepita oltre interessi dalla domanda.

Sussistono giusti motivi per la integrale compensazione delle spese di entrambi i gradi di giudizio considerato che in ogni caso la pretesa avanza dalla B. ha trovato accoglimento per una somma nettamente inferiore a quella richiesta in giudizio ed assai prossima a quella offerta prima dell'instaurazione del giudizio dal G. (come detto Euro 500.00).

P.Q.M.

In parziale accoglimento dell'appello proposto e in parziale riforma della impugnata sentenza determina in Euro 600,00 l'importo dovuto a B.A.M. per i titoli dedotti e condanna la stessa alla restituzione in favore di G.D. della maggior somma percepita oltre interessi dalla domanda al soddisfo;

dichiara integralmente compensate le spese di lite di entrambi i gradi di giudizio.

Così deciso in Parma, il 14 marzo 2018.

Depositata in Cancelleria il 19 marzo 2018.