Amministrazione di sostegno - Amministrazione di sostegno -  Michela Del Vecchio - 30/09/2017

Natura decisionale o gestoria del provvedimento di nomina dell’Ads: ancora chiarimenti – Cassazione, I Sezione Civile, 22693/17

La Cassazione torna nuovamente ad esaminare la natura dei provvedimenti relativi ai procedimenti di Amministrazione di Sostegno.

Come già chiarito in altre sue precedenti pronunce (Cassazione, I sezione civile, 7 giugno 2017 n. 14158: cfr “In tema di decreto impugnabile ai sensi dell’art. 720 bis c.p.c” su questa Rivista pubblicato in data 7 luglio 2017 sub voce Amministrazione di Sostegno), la Suprema Corte ha ribadito che l’art. 720 bis cpc ha un carattere speciale e derogatorio rispetto alla disciplina delle impugnazioni contenuta nell’art. 739 cpc come emerge nel confronto fra la lettura dei primi due commi del citato articolo 720 bis cpc e quella dell’ultimo comma in commento.

La fattispecie sottoposta al sindacato di legittimità riguardava l’idoneità di un soggetto estraneo alla famiglia a rivestire le funzioni di amministratore di sostegno dovendo al contrario privilegiarsi, nella scelta delle persone in grado di attendere alla cura ed ai bisogni del beneficiario, coloro i quali gli sono più vicini e possono interpretarne i bisogni.

La Corte non ha ritenuto la propria competenza a pronunciarsi su tale aspetto considerato che il contenuto di un provvedimento di scelta dell’Amministratore di Sostegno ha evidente e chiara natura gestoria ed è rimesso al solo esame del Giudice tutelare, prima, e – ove non condivise le decisioni di quest’ultimo – della Corte d’appello adita con reclamo.

Diversamente il giudizio di legittimità, secondo la Corte Suprema, può essere promosso per i provvedimenti di apertura o di chiusura di una amministrazione di sostegno in quanto provvedimenti di chiara natura decisoria evidenziandosi testualmente che “non è dato rinvenire nell’ordinamento vigente.. un principio assoluto che imponga di assoggettare al medesimo regime di impugnazione le diverse statuizioni che possono essere contenute in un medesimo provvedimento giurisdizionale, le quali seguiranno ognuna il regime impugnatorio proprio della categoria di appartenenza”.

Tale affermazione porta però a concludere che un medesimo provvedimento di nomina di Amministrazione di Sostegno, disciplinato in modo unitario dall’art. 405 c.c., può essere scisso sulla base del contenuto dello stesso. Decreto di nomina (art. 405 cit) e di chiusura o revoca (art. 413 c.c.) dell’Ads saranno impugnabili anche con ricorso per cassazione mentre il contenuto dello stesso o, in via generale, tutto ciò che concerne la scelta dell’amministratore, la durata dell’incarico, i suoi poteri, i suoi limiti o comunque ogni altro aspetto inerente l’attuazione dell’interesse personale e giuridico del beneficiario potrà essere oggetto soltanto dell’impugnazione – a mezzo reclamo – dinanzi la Corte d’Appello territorialmente competente.

Il principio dettato dalla Cassazione, pur sotto il profilo processualistico ineccepibile, pecca a parere della scrivente di generalizzazione nell’esame delle situazioni soggettive che di volta in volta inducono a ricorrere ai sensi dell’art. 404 c.c.. E così se nella fattispecie esaminata con una prima sentenza (sopra citata) del febbraio 2017 (la decisione n. 14158) la Cassazione, pur ribadendo l’indicato principio, ammetteva la natura decisoria del provvedimento con il quale era stato consentito all’Ads di negare il consenso all’emotrasfusione (trattavasi infatti di un diritto personalissimo espresso dallo stesso beneficiario con la conseguente natura decisoria di ogni provvedimento destinato ad incidervi), anche nella fattispecie oggetto della decisione in commento la “scelta” del soggetto non può ritenersi di sola natura “gestoria” lì dove la norma sostanziale (art. 408 c.c.) espressamente dispone che la scelta va compiuta ponendo attenzione agli interessi ed alla cura del beneficiario (diversamente l’art. 410 c.c., ad esempio, indica quali obiettivi dell’attività dell’amministratore di sostegno i bisogni e le aspirazioni del beneficiario e, dunque, la decisione sull’esercizio di tali poteri ha certamente natura gestoria). Cura ed interessi, dunque, che costituiscono il principio cardine e la ratio dell’istituto dell’Ads e non solo parametro concorrente ad altri per l’attuazione e lo svolgimento delle funzioni di Ads.

Ed allora, forse più correttamente, il distinguo fra provvedimenti impugnabili con ricorso per cassazione e provvedimenti soltanto appellabili andrebbe operato non tanto e non solo sotto il profilo processuale della natura del decreto bensì anche e soprattutto con riferimento ai diritti del beneficiario sui quali il decreto stesso incide in termini di tutela e, appunto, sostegno.

Più corretta dunque una distinzione fra diritti personalissimi ed altri diritti (diritti soggettivi relativi ad esempio) di cui il beneficiario è titolare così da porre sempre quale fulcro dell’attenzione la persona intorno alla quale ruotano, come cerchi concentrici, i suoi diritti e, immediatamente intorno alla stessa, i diritti della persona intangibili ed inalienabili dunque oggetto di una tutela più incisiva anche sotto il profilo della legittimità.