Diritto, procedura, esecuzione penale - Procedura penale -  Redazione P&D - 16/05/2018

Nel processo penale le fotografie costituiscono piena prova – Cass. pen. 19139/18 - A.G.

La fotografia non è un documento anonimo: tale è invece il documento rappresentativo di dichiarazioni; ne consegue che riguardo alla fotografia non si applica l’art. 240 c.p.p.

I rilievi fotografici rappresentativi dello stato dei luoghi appartengono alla categoria delle "cose" contemplata dall'art. 234 c.p.p., comma 1, e dunque rientrano a pieno titolo nelle prove documentali che, avendo contenuto figurativo, non costituito cioè dalla scrittura, bensì dalle immagini, costituiscono di per sè piena prova che può esser sempre acquisita, e sulla quale il giudice può validamente fondare il proprio convincimento.
I rilievi fotografici non richiedono alcuna sottoscrizione per cui la loro provenienza è ascrivibile alla parte che le produce.

Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 13/07/2017) 04-05-2018, n. 19139, Pres. Fiale, rel. Galterio
Svolgimento del processo
1. Con sentenza in data 7.10.2016 la Corte di Appello di Napoli, in parziale riforma della pronuncia di primo grado conseguente alla pronuncia della Consulta n. 56/2016 che aveva comportato la derubricazione del reato di cui al D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 181, comma 1-bis in contravvenzione ha confermato la penale responsabilità di F.A. per i reati di cui al D.P.R. n. 380 del 2001,art. 44 lett. c), artt. 83 e 95 e al D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 181, comma 1-bis per aver realizzato in assenza di permesso di costruire in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, nonchè sismica l'ampliamento di un presistente manufatto con una volumetria alta circa 3 mt composta di tre vani, senza aver depositato gli atti progettuali presso l'ufficio del Genio Civile prima dell'inizio dei lavori, riducendo la pena già inflittagli a tre mesi di arresto ed Euro 24.000,00 di ammenda.
Avverso la suddetta sentenza l'imputato ha proposto per il tramite del proprio difensore, ricorso per cassazione articolando due motivi di seguito riprodotti nei limiti di cui all'art. 173 disp. att. c.p.p.. Con il primo motivo deduce in relazione al vizio di violazione di legge processuale riferito agli artt. 191 e 240 c.p.p. che le foto aeree sulle quali si era basata la pronuncia di condanna non potevano costituire legittime fonti di prova in quanto documenti anonimi non essendo stato chiarito dal teste escusso come fossero stati acquisiti.
2. Con il secondo motivo contesta, in relazione al vizio motivazionale,la mancata specificazione delle ragioni per le quali era stata esclusa la non punibilità del fatto ex art. 131-bis c.p., la cui particolare tenuità era invece evincibile dalla modesta superficie, pari ad appena 20 mq. complessivi dell'ampliamento, in aderenza ad un preesistente manufatto e dal contenimento del contestato abuso nell'aumento nel limiti del 30% rispetto all'immobile principale consentiti vigente dalla normativa urbanistica.
Motivi della decisione
1. Il primo motivo è manifestamente infondato. L'assoluta inutilizzabilità dei documenti anonimi, sancita dall'art. 240 c.p.p., si riferisce ai documenti rappresentativi di dichiarazioni, sicchè la norma non trova applicazione in relazione a quelli fotografici. (Sez. 1, n. 42130 del 13/07/2012 - dep. 29/10/2012, Arculeo e altri, Rv. 253800; Sez. 5, n. 44868 del 08/10/2003 - dep. 21/11/2003, Gugliara, Rv. 227009). I rilievi fotografici rappresentativi dello stato dei luoghi, nozione rientrante nella categoria delle "cose" contemplata dall'art. 234 c.p.p., comma 1, rientrano invece a pieno titolo nelle prove documentali che, avendo contenuto figurativo, non costituito cioè dalla scrittura, bensì dalle immagini, costituiscono di per sè piena prova che può esser sempre acquisita, e sulla quale il giudice può validamente fondare il proprio convincimento (Sez. 3, n. 11116 del 15/06/1999 - dep. 29/09/1999, Finocchiaro F, Rv. 214457; Sez. 3, n. 19968 del 16/04/2008 - dep. 19/05/2008, Milazzo, Rv. 240048). La loro provenienza, non richiedendo alcuna sottoscrizione a differenza dei documenti dichiarativi, è logicamente ascrivibile alla stessa parte che le produce, e dunque nella specie ai verbalizzanti che su di esse hanno peraltro reso rituale deposizione testimoniale confermando che entrambe le fotografie riproducevano il manufatto di proprietà dell'imputato e che la distanza temporale intercorsa tra i due scatti, l'uno risalente al 19 luglio e l'altra al 31.7.2013, evidenziavano la data dell'ampliamento abusivo, presente solo nella seconda foto ed assente nella prima.
2. Fondato deve invece ritenersi il secondo motivo di ricorso. Nessuna motivazione viene infatti resa dalla Corte distrettuale a fondamento del diniego della causa di non punibilità del reato invocata dalla difesa, costituendo motivazione meramente apparente l'affermazione, riproduttiva della rubrica dell'art. 131-bis c.p. con la quale la quale è stata esclusa la particolare tenuità del fatto: non vi è alcuna valutazione infatti in ordine l'insussistenza in concreto dei presupposti di applicabilità della norma, costituiti dai due indici-requisiti, l'uno di segno positivo della particolare tenuità dell'offesa, a sua volta scindibile nella disamina della modalità della condotta e dell'esiguità del danno o del pericolo, non evincibili neppure dalla sintetica motivazione relativa all'accertamento della colpevolezza dell'imputato, e l'altro di segno negativo della non abitualità del comportamento del reo.
La sentenza impugnata deve essere pertanto annullata limitatamente a tale mancata valutazione con rinvio innanzi ad altra Sezione della Corte di Appello di Napoli.
P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente alla richiesta di applicazione dell'art. 131-bis c.p. con rinvio innanzi ad altra Sezione della Corte di Appello di Napoli, ferma restando l'affermazione di responsabilità.
Motivazione semplificata.
Così deciso in Roma, il 13 luglio 2017.
Depositato in Cancelleria il 4 maggio 2018