Responsabilità civile - Responsabilità civile -  Michela Del Vecchio - 16/05/2018

Nella Costituzione il limite alle videoriprese – Trib. Catania, III Sez. Civ., 31.1.18

Il Tribunale di Catania, III Sezione civile, è stato chiamato a pronunciarsi su videoregistrazione prodotte per documentare il “fatto” illecito di cui si chiedeva il risarcimento del danno (nella specie l’avvelenamento di un cane che latrava ad ogni ora del giorno e della notte e sporcava con i suoi escrementi). La domanda risarcitoria era stata formulata anche sul presupposto della violazione del diritto alla riservatezza in ambito domestico in quanto le telecamere di video sorveglianza sistemate sui muri perimetrali della villetta inquadravano anche le aree di esclusiva pertinenza del danneggiato.

Il Tribunale cagliaritano dirime la questione con l’applicazione dell’art. 14 Cost. che, come noto, indica come “domicilio” non soltanto il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi (art. 43 cod. civ.) ma anche qualunque luogo in cui la persona riesca ad isolarsi dal mondo esterno ed a mettersi al riparo da ogni invasione (volontaria o involontaria) della sua sfera privata.

Con tale norma costituzionale, dunque, il diritto alla riservatezza ed alla privacy ricevono ampia tutela e la cui violazione è foriera di danno non patrimoniale in quanto costituente illecito civile.

Nella decisione in commento, in particolare, viene richiamata la stessa Delibera del Garante della Privacy dell’8 aprile 2010 che sancisce che, ove il singolo condomino installi impianti di videosorveglianza a tutela della sua proprietà esclusiva, l’angolo visuale delle riprese deve essere limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza escludendosi ogni forma di ripresa, anche senza registrazioni, di immagini relative ad aree comuni.

Sulla base di tale Delibera, dunque, il Tribunale ha ricordato che l’installazione di telecamere in ambiti privati è ammissibile esclusivamente in relazione all’esigenza di preservare la sicurezza di persone e la tutela di beni da concrete situazioni di pericolo ovvero nel caso di attività che comportano custodia di preziosi e va sempre valutata la proporzionalità tra il diritto alla tutela indicato e quello alla riservatezza compiendo un’operazione di bilanciamento fra gli stessi lì dove il diritto alla tutela degli spazi privati può essere esercitato anche con altri presidi (porte blindate, sistemi di allarme e simili) diversi dalla telecamere.

Avendo il condomino autore dell’installazione di telecamere violato un diritto della persona, il Tribunale di Cagliari ha pronunciato la sua condanna al risarcimento del danno non patrimoniale.