Danni - Danni -  Giovanni Catellani - 16/10/2017

Nessun automatismo nella valutazione del danno non patrimoniale

Con la sentenza n. 24075 depositata il 13 ottobre 2017, la terza sezione civile della Corte di Cassazione ribadisce un principio di diritto da seguire a proposito del danno non patrimoniale: “nell'adeguamento personalizzato del risarcimento per il danno non patrimoniale, il Giudice di merito non potrà limitarsi a liquidare la componente "sofferenza soggettiva", cumulativamente al danno cd. biologico, mediante applicazione automatica di una quota proporzionale (di regola pari ad 1/3) del valore del danno biologico; né tanto meno risulta congrua la applicazione, anche questa automatica, di una riduzione dell'importo, come sopra calcolato, corrispondente a quella del danno biologico commisurato alla durata della vita effettiva del danneggiato (anziché alla aspettativa di vita rilevata in base agli indicatori demografici elaborati dall'ISTAT ed assunti nel calcolo tabellare del danno biologico), ma dovrà preliminarmente verificare se e come tale specifica componente del danno non patrimoniale sia stata allegata e provata dal soggetto che ha azionato la pretesa risarcitoria, provvedendo successivamente -in caso di esito positivo della verifica - ad adeguare la misura della reintegrazione del danno non patrimoniale, indicando il criterio di "personalizzazione" nella specie adottato, che dovrà risultare coerente logicamente con gli elementi circostanziali ritenuti rilevanti ad esprimere la intensità e la durata della sofferenza psichica”.Si tratta di questione di principio particolarmente rilevante sotto due profili. Il primo attiene alla valutazione del danno morale o comunque di quelle componenti di danno non patrimoniale non riconducibili al danno biologico e ad una valutazione tabellare. La personalizzazione del risarcimento da accordare è elemento essenziale: andrà pertanto allegata e provata ogni circostanza utile al Giudice per un’equa valutazione del danno sopportato dalla vittima. In tal senso, il provvedimento del Giudice dovrà essere adeguatamente motivato rispetto a quanto emerso in sede processuale. Il richiamo della Corte di Cassazione non è superfluo e determina la necessità per la difesa di supportare la propria azione con argomenti e prove che rendano conto di un travaglio che è differente in ogni situazione e che non può essere ridotto ad automatico aumento tabellare. La singolarità di ogni caso dovrà essere fatta valere per il giusto riconoscimento giudiziale. Ancor più rilevante la seconda questione, che attiene alla liquidazione del danno biologico: la Corte statuisce che questa non possa essere decurtata automaticamente sulla base della vita effettiva del danneggiato rispetto al criterio delle aspettative di vita così come formulate dagli indicatori demografici. Anche in questo caso non vale alcun automatismo, si dovrà valutare l’effettiva sofferenza patita dal danneggiato. Sotto questo profilo, la questione è tanto rilevante quanto discussa e bene ha fatto la Corte di Cassazione a rilanciare il profilo della effettiva personalizzazione del danno rispetto ad ogni tipo di automatismo. Nel farlo, la Corte ha peraltro ribadito che le famose Sentenze di “San Martino” delle Sezioni Unite, la n. 26972 e la n. 26975 dell'11.11.2008, lungi dal negare la possibilità di riconoscere il danno morale unitamente a quello biologico, ci dicono in realtà di evitare “la mera applicazione di automatismi liquidatori, privi di qualsiasi attinenza alla situazione concreta in cui versa la persona, tanto più resa peculiare dalle molteplici espressioni che la sofferenza assume in ciascun individuo in relazione alle specifiche contingenze della vita.” Torneremo nelle prossime ore su questa importante sentenza, per analizzare il caso concreto e l’articolata parte motivazionale.