Amministrazione di sostegno - Amministrazione di sostegno -  Letizia Davoli - 06/11/2017

No all'interdizione, sì ad un'amministrazione di sostegno estensiva e personalizzata

Il Tribunale di Torino con un provvedimento del 22 settembre 2017 sancisce l’interdizione di una persona a causa della gravità della sua patologia mentale e della conseguente sostanziale incapacità di provvedere ai propri interessi.

In tal senso, sottolinea il Tribunale di Torino, l’interdizione “è l'unico strumento che assicuri un'adeguata protezione alla convenuta in termini di assistenza, cura della persona e gestione patrimoniale…”.

Nel decretare l’interdizione sostiene inoltre che “l'Amministrazione di Sostegno non costituirebbe, nella specie, una misura di tutela adeguata e della assoluta incapacità della convenuta stessa di collaborare con una figura alla quale sia affidato il compito della sua curatela o amministrazione.”

Il provvedimento del Giudice Tutelare del Tribunale di Torino torna più volte sulla differenza tra interdizione e Amministrazione di Sostegno: lo fa in modo a nostro avviso discutibile e non condivisibile, ma il caso ci permette, in virtù di questa differenziazione, di fare il punto, seppur in modo sintetico, sulla proposta di legge per l’abrogazione dell’interdizione presentata alla Camera il 23 gennaio 2014 e non ancora approvata.

In quella sede si è opportunamente osservato che “a quasi un decennio dall'entrata in vigore della legge n. 6 del 2004, sembrano maturi i tempi per la messa in cantiere del progetto soppressivo dell'interdizione e dell'inabilitazione, da anni invocato e annunciato a vari livelli: non sussiste alcuna seria ragione che giustifichi, in effetti, l'ulteriore conservazione nel codice civile dei due vecchi modelli «incapacitanti».”
La proposta di legge, pensata e voluta da Paolo Cendon, formula, come ribadito alla Camera, “un sistema di ulteriore definizione del «diritto dei soggetti deboli», di cui l'avvento dell'amministrazione di sostegno ha rappresentato, pochi anni fa, un primo fondamentale suggello”

La proposta è ispirata dalla necessità di un'interpretazione estensiva dell’Amministrazione di Sostegno per una difesa sistematica dei soggetti deboli, che si struttura sul principio della «inadeguatezza gestionale». 
Con l’abrogazione di interdizione e inabilitazione, così si è detto alla Camera, “tutti coloro i quali presentino difficoltà più o meno estese, sul piano organizzativo e gestionale, potranno, di qui in poi, beneficiare del «nuovo» assetto protettivo che offre l'amministrazione di sostegno, compresi i «clienti» dei tradizionali modelli incapacitanti.”

Il principio generale è che tutto quello che si fa con l'interdizione si può fare anche con l'amministrazione di sostegno.
La «inadeguatezza gestionale» diventa così il principio interpretativo della stessa Amministrazione di Sostegno.

La figura della incapacità naturale rimane con gli strumenti di protezione che conosciamo a livello contrattuale (articoli 120, 428 e 1425 del codice civile), opportunamente modificati; in tal senso l'incapacità d'intendere e di volere continuerà a valere quale protezione dei soggetti deboli, accanto al sistema, di impronta generale e preventiva, che è costituito dall'amministrazione di sostegno.

Seguendo lo spirito dell'articolo 1 della legge n. 6 del 2004, l'equilibrio tra rispetto della sovranità del beneficiario e intervento di protezione è perseguito, nella proposta di legge:

a) attraverso la previsione, all'interno di una varietà di disposizioni del codice civile, dell'assistenza e dell'affiancamento dell'amministratore di sostegno per il compimento di atti di natura personale. Si tratta di una forma di assistenza che non si identifica con l'assistenza necessaria contemplata dall'articolo 409 del codice civile, e che rivela invece contorni più morbidi; siamo di fronte, per meglio dire, a una sorta di «tutoraggio» che è apprestato dall'amministratore di sostegno – dietro indicazione del giudice tutelare – ai fini del compimento dell'atto stesso da parte dell'interessato, il quale resta l'unico facoltizzato al compimento dello stesso;

b) introducendo spazi di capacità d'agire per il minore, seppure limitatamente agli atti necessari a soddisfare le esigenze della vita quotidiana e prevedendo, al contempo, un'intensificazione dei doveri del tutore del minore, sulla falsariga dei doveri genitoriali contemplati dall'articolo 147 del codice civile (si veda il testo degli articoli 382 e 384 del medesimo codice, come modificati dalla presente proposta di legge);

c) salvaguardando la sovranità testamentaria e in materia di donazione del disabile, nonché del beneficiario dell'amministrazione di sostegno pur «incapacitato» rispetto a tali atti, con l'introduzione di modalità e di forme ad hoc, atte a preservarlo dal rischio di impugnazione da parte di parenti o di terzi (in tal senso gli articoli 591-bise 775-bis del codice civile);

d) ancora – sul piano processuale – optando per una soluzione di compromesso tra il motivo della sovranità/autosufficienza dell'interessato e quello della salvaguardia dei princìpi costituzionali di difesa e del contraddittorio; si veda, a tal proposito, la nuova disciplina processuale dell'amministrazione di sostegno e, in particolare, le modifiche apportate agli articoli 406 e 407 del codice civile e all'articolo 716 del codice di procedura civile.

La proposta di legge rafforza il ruolo del Giudice Tutelare, quale protagonista principale nel sistema di protezione dei soggetti fragili. Sarà lui a dover decidere in quali casi “incapacitare” di volta in volta il beneficiario dell’amministrazione di sostegno a fronte di concreti pericoli nell’esercizio del diritto.

La valorizzazione della autonomia del soggetto fragile comporta poi una revisione del sistema della responsabilità civile dell'incapace, attraverso la sostituzione degli articoli 2046 e 2047 del codice civile, e la statuizione della sua piena capacità. 
La proposta di legge interviene su diversi ambiti del codice civile, dai contratti all’impresa sino alla prescrizione, che possono vedere l’attività di un soggetto indebolito.

Lo spirito, come detto è quello di riconoscere la maggior autonomia possibile.

Ne consegue che la tecnica legislativa, laddove possibile, non è più quella di autorizzare singoli atti, ma bensì quella di vietarli laddove pregiudizievoli per un beneficiario che, altrimenti, li potrà compiere senza autorizzazione preventiva.

Esemplare in tal senso la proposta di riforma dell’art. 85 c.c. che attualmente prevede l’impossibilità di contrarre matrimonio per l’interdetto per infermità di mente:

«Art. 85. – (Divieto di contrarre matrimonio per il beneficiario di amministrazione di sostegno). – Nel provvedimento con il quale nomina l'amministratore di sostegno, o successivamente, il giudice tutelare può disporre, con riguardo esclusivo all'interesse del beneficiario, il divieto per lo stesso di contrarre matrimonio. Tale divieto può essere previsto soltanto a tempo determinato, salva la possibilità di proroga per gravi motivi di salvaguardia dell'interesse del beneficiario».

Ricordata in estrema sintesi la proposta di legge per l’abrogazione di interdizione e inabilitazione, non si può che sperare che il tutto possa essere approvato al più presto nel corso della prossima legislatura.

Si tratta dell’ennesima battaglia di civiltà per il riconoscimento di diritti e maggiori opportunità per le persone fragili.