Danni - Danni -  Michela Del Vecchio - 14/05/2019

Nonno e nipote: cosa intendere per comunione affettiva – Cass., VI Sez. Civ., ord 12280/19

La VI Sezione Civile della Cassazione con l’ordinanza in commento ritorna sul tema del risarcimento del danno parentale richiesto da un nonno in conseguenza del decesso del minore. Dinanzi alle corti di merito la richiesta infatti era stata respinta per mancata prova dell’intensità del vincolo affettivo tra nonno e nipote non conviventi.

In materia la Corte di Cassazione si era già espressa riconoscendo (si richiama le sentenze della medesima sezione n. 10107/11 e 29332/17) la risarcibilità ex art. 2059 c.c. del danno non patrimoniale sofferto dal nonno in conseguenza del decesso del nipote quale vuoto costituito da non poter più godere dell’affetto dello stesso, di veder irrimediabilmente distrutto un sistema di vita basato sulla condivisione, sulla rassicurante quotidianità dei rapporti tra loro instaurati ovvero, in altri termini, della distruzione di un intenso legame affettivo sui cui si era costruita una vita di relazione parentale.

L’elemento significativo nella determinazione dell’esistenza di tale obbligazione risarcitoria si pone proprio, secondo l’insegnamento della Cassazione, sull’intensità del legame affettivo che può essere provato in qualunque modo  anche con elementi presuntivi.

Tale presunzione, secondo la più recente ordinanza in commento, non può fondarsi invece su una condivisione, fra nonno e nipote, di sentimento religioso o di confronto, pur continuo telefonico. Detti elementi, per corti di merito prima e per la corte di legittimità poi, non sono stati ritenuto sufficienti a dimostrare che fra nonno e nipote (purtroppo deceduto) esisteva una comunione ed una condivisione di affetto basata sul confronto continuo o sulla stessa vicinanza religiosa e (di riflesso) emotiva.

Ed allora, se nelle precedenti sentenze (solo alcune sopra indicate) la Cassazione aveva chiarito che: a) non è legittimo limitare la “società naturale” ex art. 29 Cost. all’ambito più ristretto della famiglia nucleare; b) non è legittimo ancorare il rapporto tra nonni e nipoti sulla sola convivenza; c) è possibile avvalersi anche di presunzioni per dimostrare, ove manchi convivenza, il legame affettivo fra il nonno ed il nipote; se ciò è stato più volte confermato dalla giurisprudenza come detto ci si chiede quale potrebbe essere un parametro di riferimento per la dimostrazione dell’intensità di legame affettivo fra nonno e nipote ove la stessa condivisione di passioni (religiose o sociali) e la vicinanza pur telefonica (stante la distanza fisica) non risultano per la corte sufficienti a provare il vincolo affettivo?

Un interrogativo cui forse le prossime osservazioni in materia da parte della giurisprudenza anche di legittimità saprà dare risposta permanendo allo stato attuale un’incertezza di diritto.