Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Michela Del Vecchio - 13/12/2017

Nonno e nipote: un legame da tutelare anche se non c’è convivenza – Cass., III Sez. Civ., 7 dicembre 2017 n. 29332 – Michela del Vecchio

La Cassazione torna a pronunciarsi sul danno parentale questa volta in relazione al legame affettivo fra il nonno ed il nipote. La fattispecie riguarda il decesso in conseguenza di un sinistro stradale di un padre – nonno e la richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale in favore dei figli della vittima e dei suoi nipotini. La Corte territoriale aveva riconosciuto il risarcimento del danno nei confronti dei nipoti conviventi con la vittima mentre lo aveva negato per gli altri nipoti che non coabitavano con il de cuius.
Sul punto la Suprema Corte cassa con rinvio la decisione della Corte territoriale puntualizzando il legame affettivo che unisce due familiari e che costituisce il titolo (rectius diritto leso) fonte dell’obbligazione risarcitoria del danno parentale.
Riesaminando infatti anche i propri dicta, la Cassazione precisa che non appare più condivisibile limitare la “società naturale” di cui all’art. 29 Cost. alla sola “famiglia nucleare” posto che nella società moderna i rapporti familiari sono più o meno estesi e più o meno importanti anche prescindendo da un legame basato sulla convivenza.
La rilevanza giuridica del legame affettivo che unisce i componenti di una famiglia non può essere infatti parametrata alla sola convivenza ma deve necessariamente essere riferita al rapporto affettivo reciproco ed alla solidarietà familiare che lega tali componenti.
Se tale è il principio su cui la valutazione dell’esistenza di un danno parentale conseguente il decesso di un familiare (nella specie il nonno) deve fondarsi, evidente che il rapporto tra nonno e nipote deve essere riconosciuto come “legame presunto che legittima il risarcimento per la perdita familiare a prescindere dalla convivenza” (così testualmente la decisione in commento).
E' una presunzione juris tantum che ammette prova contraria ma tale prova, a parere della scrivente, non potrà non essere di incidenza tale da scardinare in maniera certa e inconfutabile l'affectio familiaris connaturale al legame di sangue nella discendenza diretta.
E' peraltro la stessa Cassazione che, in merito, testualmente ritiene di doversi "considerare superato il diverso orientamento richiamato dalla sentenza impugnata" ovvero il principio, illo tempore espresso dalla stessa Corte di Cassazione (in tale senso di veda Cass. Civ., Sez. III, 9 maggio 2011 n. 10107), secondo cui il danno parentale subito da soggetti estranei al ristretto nucleo familiare è risarcibile solo ove sussisya una situazione di convivenza tale da evidenziare un minimo di intimità tra le persone legate da rapporto di parentela.
Diversa poi è la qualificazione del rapporto in termini di quantum debeatur e, su tali aspetti, sarà proprio la discrezionalità e la sensibilità del Giudice a dare rilevanza al "danno" patito