Giustizia civile - Generalità, varie -  Paolo Basso - 14/07/2017

Notifica per posta e menzioni sull’avviso di ricevimento - C. App. Torino 23.5.2017

La sentenza in rassegna si segnala per aver valorizzato le statuizioni di cui all’art. 8 legge 20.11.1982 n. 890, il cui secondo comma così recita:
“Se le persone abilitate a ricevere il piego, in luogo del destinatario, rifiutano di riceverlo, ovvero se l’agente postale non può recapitarlo per temporanea assenza del destinatario o per mancanza, inidoneità o assenza delle persone sopra menzionate, il piego è depositato lo stesso giorno presso l’ufficio postale preposto alla  consegna  o presso una sua dipendenza. Del tentativo di notifica del piego e del suo deposito presso l’ufficio postale o una sua dipendenza è data notizia al destinatario, a cura dell’agente postale preposto alla consegna, mediante avviso in busta chiusa a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento che, in caso di assenza del destinatario, deve essere affisso alla porta d’ingresso oppure immesso nella cassetta della corrispondenza dell’abitazione, dell’ufficio o dell’azienda”. La norma prosegue disponendo che “La notificazione si dà comunque per eseguita trascorsi 10 giorni dalla data del deposito” e che “trascorsi 10 giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al secondo comma senza che il destinatario o un suo incaricato ne abbia curato il ritiro, l’avviso di ricevimento è immediatamente restituito al mittente in raccomandazione con annotazione in calce, sottoscritta dall’agente postale, della data dell’avvenuto deposito e dei motivi che l’hanno determinato, dell’indicazione <<atto non ritirato entro il termine di dieci giorni>> e della data di restituzione.
Infatti la fattispecie in giudizio vedeva la notificazione di un atto di citazione effettuata mediante il servizio postale ma senza il rispetto delle formalità previste dal citato art. 8 ed anche del successivo art. 9 il quale, per il caso di cambiamento di residenza o di dimora o di domicilio del destinatario fuori della circoscrizione del Comune, prevede che “l’agente postale lo indica a tergo della busta che restituisce subito in raccomandazione al mittente. Analoga indicazione, datata e sottoscritta, fa sull’avviso di ricevimento in caso di irreperibilità del destinatario, restituendolo, subito, al mittente con piego, in raccomandazione” all’evidente scopo di consentire al mittente di rinnovare la notificazione alla nuova residenza, dimora od al nuovo domicilio.
In particolare l’Ufficiale Postale, nel caso di specie, aveva omesso di darne notizia al destinatario con avviso in busta chiusa ed a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento e con affissione, in caso di assenza della destinataria medesima, alla porta d’ingresso oppure con immissione nella cassetta della corrispondenza e la violazione di tale obbligo comporta la nullità della notifica (ex multis Cass. 4.4.2006 n. 7815).
Aveva altresì omesso di apporre sull’avviso di ricevimento le menzioni previste dal citato art. 8 legge n. 890/1982 relative alle formalità previste dalla legge ossia al deposito del plico presso l’ufficio (e quindi di tale deposito non vi era prova), alla data in cui tale presunto deposito sarebbe stato effettuato, ai motivi che l’avevano determinato ed al rilascio dell’avviso suddetto al destinatario assente. L’omissione di tali menzioni comporta l’inesistenza (Cass. 22.11.1991 n. 12555; Cass. 25.2.1995 n. 2141; Cass. 1.9.2000 n. 11498; Cass. 15.2.1999 n. 1224) o comunque la nullità (ex multis Cass. 1.8.1990 n. 7712; Cass. 10.10.2008 n. 25031; Cass. 19.5.2011 n. 10998) della notificazione medesima.
Aveva restituito al mittente il piego sebbene il termine di dieci giorni per il ritiro (previsto dal 3° comma del citato art. 8) non fosse mai decorso, data la mancanza della lettera raccomandata prevista dal 2° comma della norma citata e quindi aveva erroneamente attestato la “compiuta giacenza”.
Da parte sua il notificante aveva violato l’obbligo previsto dall’art. 9 legge n. 890/1982 omettendo di rinnovare la notificazione al nuovo indirizzo come indicato dal portalettere sulla busta.
Inoltre l’Agente Postale aveva altresì mancato di firmare l’avviso di ricevimento.
Sulla scorta di tali elementi di fatto la Corte d’Appello torinese ha valorizzato le formalità previste dalle norme procedimentali sopra citate, dichiarandone espressamente la tassatività, la quale, de plano, si traduce nella loro inderogabilità ed imprescindibilità ai fini della regolarità della notifica.
Giova subito osservare che una tale perentoria opinione della Corte implica l’irrilevanza dell’eventuale conoscenza aliunde dell’atto notificato, cosicchè se anche quest’ultimo fosse effettivamente stato recapitato al destinatario la notificazione ugualmente non sarebbe stata valida.   
La motivazione della sentenza prosegue con un’altra notazione che, sebbene mutuata dal disposto normativo, raramente si riscontra in giurisprudenza ossia l’espressa conferma che le circostanze relative alla presenza o meno del destinatario della notifica debbono obbligatoriamente essere annotate sulla cartolina verde di ricevimento, non essendo sufficiente la loro annotazione sul plico, ancorchè quest’ultimo venga poi restituito al notificante.
Insegna la sentenza che “solo attraverso tale attestazione di assenza e la contestuale immissione dell’avviso nella cassetta postale, oltre all’invio alla destinataria assente della raccomandata AR contenente tale avviso, può decorrere il termine di giacenza di gg. 10 (con inizio dal ricevimento di tale raccomandata contenente l’avviso), ed al cui compimento, la notifica dell’atto, senza che ne sia stato curato il ritiro, deve intendersi perfezionata”.
Il relatore della decisione si fa altresì carico di ribadire, di seguito, che l’annotazione (sull’avviso di ricevimento) ed il successivo invio della raccomandata sono entrambi essenziali ai fini del perfezionamento del processo notificatorio.
Ne consegue che, in mancanza delle annotazioni suddette, le quali quindi costituiscono  adempimenti sostanziali e non solo meri formalismi, non consente di legittimamente annotare il plico di “compiuta giacenza”.
La sentenza, tuttavia, si segnala anche per aver giudicato che,  a causa delle suddette irregolarità, la notifica era da qualificarsi come nulla mentre, in altre sue decisioni, la Suprema Corte aveva statuito che la mancanza della sottoscrizione dell’Agente Postale sull’avviso di ricevimento cagionava l’inesistenza (e non solo la nullità) della notificazione, giacchè la sottoscrizione costituisce l’unico elemento valido a riferire la paternità dell’atto all’Agente stesso (Cass. 21.5.1992 n. 6146; Cass. 5.7.1975 n. 2637), tenuto anche conto che l’avviso di ricevimento costituisce l’unica prova dell’eseguita notificazione per espresso disposto dell’art. 4 comma 3° legge n. 890/1982.
In altre  sue decisioni la medesima Suprema Corte ha invece qualificato come inesistente la notificazione a cagione della mancanza nell’avviso di ricevimento della menzione delle formalità eseguite, del deposito dell’atto e dei motivi che li hanno determinati, atteso che, in tal caso,  non si ha la sicurezza che il destinatario sia venuto a conoscenza della giacenza del plico a lui diretto presso l’Ufficio Postale (Cass. 1.9.2000 n. 11498; Cass. 12.6.1999 n. 5823; Cass. 15.2.1999 n. 1224).
Con la sua decisione di ravvisare il (più lieve) vizio della nullità, la Corte torinese ha quindi implicitamente statuito che il difetto di notificazione dell’atto di citazione introduttivo del giudizio di primo grado sarebbe rimasto sanato in caso di costituzione del convenuto; e tale orientamento pare conformarsi alla recentissima “tendenza” della Suprema Corte stessa a considerare del tutto eccezionali i casi di inesistenza della notificazione, limitandoli alle fattispecie in cui il procedimento notificatorio non presenza alcuno dei requisiti previsti dalla legge.