Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Maria Beatrice Maranò - 22/02/2018

Obbligo di fedeltà e sua esclusione: delibazione di nullità del matrimonio

Interessante pronuncia della Corte d’Appello di Lecce sezione distaccata di Taranto n° 510 del 3 dicembre 2015. Collegio composto dal Dott. Riccardo Alessandrino, Presidente Estensore e dai Consiglieri Dott. Ettore Scisci  e Dott Franco Morea. Il caso de quo attiene ad un matrimonio dichiarato nullo per esclusione della fedeltà da parte del convenuto, con sentenza del 17 marzo 2014 del Tribunale Ecclesiastico regionale pugliese di Bari; Tale sentenza era stata ratificata poi dal Tribunale Ecclesiastico beneventano di appello in data 24 settembre 2014 e resa esecutiva con decreto emesso dal Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica del 17 marzo 2015; Il giudizio adito aveva lo scopo di veder dichiarare l'efficacia nell'ordinamento italiano della sentenza emessa dal Tribunale Ecclesiastico regionale pugliese di Bari e conseguentemente ordinare al competente ufficiale di stato civile di procedere alle dovute registrazioni. Si costituiva in giudizio la convenuta la quale deduceva che, nel caso di specie la nullità era imputabile all'attore, consistendo nella deliberata esclusione da parte sua della fedeltà e per converso la sua buona fede scaturiva dal fatto che l’attore avesse tenuto celata tale esclusione prima delle nozze. Pur non opponendosi alla richiesta di rendere esecutiva la pronuncia canonica nell'ordinamento italiano, chiedeva che la Corte statuisse sui provvedimenti economici provvisori, anticipatori degli alimenti dovuti ai sensi dell'articolo 129 e dell'indennità risarcitoria prevista dall'articolo 129 bis del codice civile, non essendo riuscita a trovare un impiego redditizio, indennità provvisionale richiesta nell'ammontare di euro 50.400. L'attore si opponeva alla detta ultima richiesta in quanto inammissibile, per carenza dei presupposti che supportano la funzione strumentale e la natura anticipatoria del provvedimento: in particolare sul punto richiamava quanto è dato leggere nel decreto collegiale di ratifica del Tribunale di appello beneventano secondo il quale “all'attrice interessava la nullità del matrimonio, ma soprattutto per l'esclusione della fedeltà da parte del marito, il che poteva procurarle diversi vantaggi. Ha voluto presentare detta esclusione come una sorpresa, ma lei, già prima delle nozze, conosceva qual era la posizione dell’attore nei confronti della fedeltà. Ciò nonostante il tribunale beneventano d'appello, di fronte ad un matrimonio nullo per altre riserve poste da entrambe le parti” confermava la sentenza di primo grado e considerava nullo il matrimonio solo per esclusione della fedeltà da parte del convenuto. Premessi i fatti e l’aspetto processuale prodromico, la Corte argomenta partendo dall’assunto che l’attore avesse richiamato il decreto beneventano secondo il quale la riserva era conosciuta e comunque conoscibile secondo la diligenza ordinaria, laddove, invece, la convenuta, per converso, aveva dedotto che l'avverso rilievo, se era finalizzato a prevenire una decisione di indelibabilità della nullità per contrasto della riserva mentale dell’attore con l'ordine pubblico italiano, si rivelava ultroneo per avere, in ogni caso, lei stessa richiesto la dichiarazione di nullità del matrimonio in sede ecclesiastica, manifestando così la volontà di abdicare a tale eccezione preliminare. La Corte nel rispetto dei presupposti processuali a monte, richiama il principio di ordine pubblico in relazione al quale occorre valutare la sentenza ecclesiastica e cioè quello della tutela dell'affidamento incolpevole, che non è compromesso quando il coniuge che non ha simulato il consenso, anziché opporsi, aderisca alla domanda di annullamento proposta dall'altro o a maggior ragione la promuova egli stesso. Questo orientamento è pienamente avallato dal confronto con l'articolo 64 della legge 218/1995, nel quale il contrasto tra sentenza straniera e ordine pubblico va valutato non in sé, ma con riguardo agli effetti della sentenza. Il coniuge incolpevole, che ignora la riserva mentale dell'altro, ha dunque una duplice possibilità: opporsi alla delibazione chiesta dall'altro ovvero aderire ad essa. Nel primo caso la tutela della buona fede rende inammissibile la delibazione che invece va pronunciata nel secondo caso, venendo meno l'esigenza di protezione dell'affidamento (Cass.S.U. 6129/85; 14906/2009). In sostanza il problema del rispetto dell'ordine pubblico è ancorato alla tutela della buona fede e dell'affidamento dell'altro coniuge (Cass 06/24047): viene infatti costantemente rifiutato il riconoscimento delle sentenze ecclesiastiche quando l'esclusione unilaterale dei "bona matrimonii" non sia stata manifestata all'altro coniuge, mentre la sentenza può essere riconosciuta se l'esclusione sia stata manifestata, o fosse dal coniuge conosciuta o conoscibile con l'ordinaria diligenza (Cass. 11/17465) anche de relato, tanto se costui si sia limitato a prenderne atto, quanto se abbia consentito positivamente a tale difformità tra volontà e dichiarazione, a prescindere dall'esternazione anche delle conseguenze di quella esclusione sulla validità del vincolo (Cass. 09/5292). Ne consegue che, nell'ipotesi in cui la nullità del matrimonio, in sede di giudizio ecclesiastico, sia stata fondata sulla divergenza unilaterale tra volontà dichiarata e volontà effettiva, poiché la tutela della buona fede dell'affidamento costituisce un principio cardine del nostro ordine pubblico, la conoscenza o conoscibilità di tale divergenza rispetto ai "bona matrimonii", (nella specie ravvisata nella riserva mentale relativa all'obbligo della fedeltà), costituisce, per un verso accertamento di fatto rimesso al giudice interno e. per altri versi, ha indotto correttamente la Corte a tenere conto anche di quanto emerso in sede di appello, circa le valutazioni espresse dal Tribunale Ecclesiastico beneventano. In conclusione la sentenza del Tribunale Ecclesiastico regionale pugliese con la pronuncia di appello oggetto di esame viene delibata, essendovi sostanziale accordo delle parti sul punto. La Corte tuttavia rigetta le richieste di misure economiche provvisorie avanzate dalla convenuta: emerge infatti claris litteris dal decreto collegiale di ratifica che la stessa fosse a conoscenza di tutto anche tenendo conto di come il marito in costanza di matrimonio si comportava, pertanto la riserva era da ella conoscibile secondo l’ordinaria diligenza, e pertanto il rigetto delle istanze indennitarie scaturisce dalla mancanza di presupposti per aderire a tali richieste, quanto meno sotto il profilo del fumus boni juris.

In conclusione parafrasando un poeta della prima metà del ‘700, Metastasio ed un poeta della seconda metà del ‘900 Fabrizio De Andrè, possiamo scrivere che la fede degli amanti è come l’Araba Fenice che vi sia, ciascuno lo dice, dove sia, nessuno lo sa; perché la fedeltà in fondo cosa è? Non è altro che un grande prurito con il divieto assoluto di grattarsi