Responsabilità civile - Responsabilità civile -  Michela Del Vecchio - 13/10/2017

Obbligo di vigilanza nelle scuole ed omesso adempimento – Cass., III sez. civ., 21593/2017

E’ il caso di dire che la Cassazione sta facendo scuola ed il MIUR ha già precettato sul punto tutti gli istituti comprensivi ed, in specie, gli istituti della scuola media ingenerando non pochi disagi alle famiglie.

Nel 2002, nel Comune di Castelfocognano, uno studente di anni 11, appena uscito da scuola per recarsi a prendere l’autobus che lo avrebbe riportato a casa, veniva investito da un bus delle Ferrovie dello Stato perdendo la vita.

In primo grado il Tribunale, per l’accaduto, riteneva responsabili in diverso grado l’autista del mezzo, l’Ente comunale ed il Ministero dell’Istruzione. La Corte d’Appello confermava il grado di responsabilità assegnato a ciascuno dei soggetti chiamati a rispondere (per diversi profili e gradi di colpa) dell’accaduto rimodulando però l’entità del danno liquidato.

Avvero tale decisione proponeva ricorso in Cassazione il Ministero dell’Istruzione indicando, fra i motivi di censura della decisione di secondo grado, l’omessa valutazione della circostanza che il fatto si era verificato all’esterno degli edifici scolastici ove l’obbligo di vigilanza sui minori da parte della scuola cessa essendo l’obbligo di custodia limitato alla permanenza dell’alunno all’interno della sede nello svolgimento delle attività scolastiche e non in luoghi anche di pertinenza dell’istituto scolastico medesimo.

Con la decisione in commento la Cassazione ha definitivamente chiarito i limiti e la natura dell’obbligo di vigilanza che la scuola esercita sui propri alunni. In particolare i Giudici di legittimità non considerano l’obbligo di vigilanza in questione in correlazione al luogo in cui la vigilanza si esercita ma danno rilevanza al rapporto che si instaura tra gli alunni ed il personale scolastico responsabilizzando questi ultimi della vigilanza fino all’affidamento degli alunni medesimi a terze persone (genitori, tutori o delegati da questi ultimi).

Secondo il principio di diritto affermato nella decisione in commento infatti l’attività di vigilanza di cui l’amministrazione scolastica è onerata non si arresta fino a quando gli alunni dell’istituto non siano presi in consegna da altri soggetti.

Una lettura diversa della responsabilità scolastica, dunque, non più ancorata alla responsabilità per fatto illecito ex art. 2043 c.c. bensì considerata come vero e proprio inadempimento contrattuale ex art. 1218 c.c. e ciò anche quando il fatto lesivo dell’incolumità fisica dell’alunno si verifichi fuori dal perimetro scolastico ed in occasione o in relazione all’attività didattica (entrata/uscita studenti).

Era noto, per giurisprudenza anche di merito formatasi nel recente periodo (Cass. SSUU 9346/02; T. Roma 16.1.2008; T. Milano 19.1.2004) che l’accoglimento della domanda di iscrizione e la conseguente ammissione dell’allievo comporta l’instaurazione di un vincolo negoziale fra la famiglia in cui l’allievo è inserito e l’istituto scolastico: vincolo negoziale in cui, nell’ambito delle obbligazioni assunte dall’istituto, deve ritenersi inclusa anche quella di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’alunno anche al fine di evitare che questi possa procurare danni a se stesso.

Detto obbligo di vigilanza e protezione veniva però limitato in senso spaziale ai luoghi in cui l’istituto scolastico poteva e doveva esercitare il controllo (spazi interni o pertinenziali alla scuola medesima). Diversamente, nel percorso per accedere all’istituto scolastico o di uscita dallo stesso, tale vincolo negoziale cessava assumendo rilevanza soltanto il c.d. “contatto sociale” scuola/famiglia e, dunque, rispondendo la scuola di danni agli alunni solo in termini extracontrattuali.

Con la sentenza in commento varia invece, come detto, il contenuto dell’obbligo di vigilanza non più limitato in senso spaziale bensì in senso temporale e fino alla sostituzione dell’obbligo negozialmente assunto dall’istituto scolastico all’obbligo di natura giuridico – sociale genitoriale o di persone dagli stessi delegate.

Ciò impone peraltro anche una diversa considerazione delle c.d. esimenti di responsabilità poiché diversa e’  la c.d. causa di giustificazione nella responsabilità extracontrattuale rispetto alla prova liberatoria dell’inadempimento nella responsabilità contrattuale.

La decisione della Suprema Corte in commento dunque innova sul punto poiché l’estensione dell’obbligo negoziale di vigilanza dell’istituto scolastico anche fuori dai locali scolastici (o, comunque, non vincolandola strettamente allo svolgimento della stessa attività scolastica) impone l’applicazione in termini contrattuali anche delle conseguenti “esimenti” di responsabilità: si pensi ad esempio, all’incidenza del c.d. “fatto del creditore” ovvero all’inadempimento ex art. 1218 c.c. dell’obbligo negoziale in parola per carente collaborazione del destinatario della prestazione (nel caso di specie, trattandosi di minori, dei genitori o di persone che degli stessi hanno la tutela).

Certamente oltre ai riflessi giuridici appena accennati nella presente esposizione la decisione in questione (osservata dal MIUR con propria circolare del 22 settembre scorso) sta determinando disagi alle famiglie (destinatarie appunto della prestazione negoziale di vigilanza di cui risponde l’istituto scolastico) ove vivono ragazzi di età compresa da 11 a 13/14 anni che, in quanto già non più bambini, sono in grado di rientrare nelle proprie abitazione senza essere accompagnati da genitori / tutori.