Malpractice medica - Consenso informato -  Michela Del Vecchio - 25/11/2020

Obbligo informativo tra lesione del diritto alla salute e lesione del diritto all’autodeterminazione – Cassazione Civile, Sezione Terza, 16 novembre 2020 n. 25875

Torna la Cassazione a dirimere i dubbi in merito al risarcimento del danno per omessa informazione medica. Sul consenso informato e sulla rilevanza dello stesso nel rapporto causale evento – danno, la decisione della Terza Sezione della Suprema Corte pronunciata l’11 novembre 2019 e recante numero 28985 ha delineato con chiarezza gli aspetti degni di rilevanza giuridica sotto il profilo risarcitorio valutando l’incidenza della violazione dell’obbligo informativo sia sotto il profilo della causalità giuridica che sotto quello della causalità materiale.

In particolare, richiamando l’appena citata decisione, sono state indicate le possibili situazioni in cui l’inadempimento dell’obbligo informativo può causare, da un lato il danno alla salute e dall’altro il danno da lesione del diritto all’autodeterminazione. In particolare: a) omessa / insufficiente informazione in relazione a un intervento cui è conseguito il danno alla salute per condotta colposa del medico cui il paziente si sarebbe comunque sottoposto: sarà risarcibile il solo danno alla salute nella doppia componente morale e relazionale); b) omessa/insufficiente informazione in relazione a un intervento cui è conseguito il danno alla salute  (anche come aggravamento delle condizioni preesistenti) per condotta colposa del medico cui il paziente non si sarebbe sottoposto: sanno risarcibili sia il danno alla salute sia il danno all’autodeterminazione; c) omessa (e non solo insufficiente) informazione in relazione a un intervento cui è conseguito il danno alla salute  (anche come aggravamento delle condizioni preesistenti) per condotta colposa del medico cui il paziente non si sarebbe sottoposto: sanno risarcibili il danno alla salute (quantificabile in termini di differenza fra il maggior danno biologico conseguente all’intervento e il preesistente stato morboso) e il danno all’autodeterminazione (quantificabile in termini equitativi); d) omessa informazione in ordine ad un intervento che non ha causato danni alla salute cui il paziente avrebbe comunque scelto di sottoporsi: nessun risarcimento; e) omessa / inadeguata diagnosi che non ha cagionato un danno alla salute del paziente ma gli ha impedito di accedere a più accurati e attendibili accertamenti: la prova ex art. 1223 c.c. dell’omessa / insufficiente informazione cui sono derivate conseguenze dannose di natura non patrimoniale (sofferenza, contrazione di libertà di disporre di se stesso e altro) consente la risarcibilità del danno da lesione al diritto all’autodeterminazione.

Richiamato dunque l’elaborato giurisprudenziale, la Suprema Corte, nel caso deciso, rinviene la situazione di cui alla lettera D ovvero omessa, insuff/iciente, inadeguata informazione “che ha cagionato un pregiudizio alla salute ma senza che sia stata dimostrata la responsabilità del medico”. Conseguenziale, visto il principio di causalità giuridica ex art. 1223 c.c., la risarcibilità, nella fattispecie oggetto di giudizio, della lesione del diritto all’autodeterminazione “perfezionatosi con la condotta omissiva violativa dell’obbligo di informazione preventivo e conseguenze pregiudizievoli che da quello derivano secondo un nesso di regolarità causale”.

Viene dunque ribadito un principio, già ormai consolidatosi in dottrina e giurisprudenza, che in materia di responsabilità sanitaria “il medico è tenuto in ogni caso a rendere edotto il paziente, indipendentemente dalla riconducibilità o meno di tale attività informativa ad un vincolo contrattuale o ad un obbligo legale, trovando titolo il dovere in questione nella qualificazione illecita della condotta omissiva o reticente, in quanto violativa di un diritto fondamentale della persona e dunque da ritenere contra jus , indipendentemente dalla sussunzione del rapporto medico paziente nello schema contrattuale o del contatto sociale, ovvero dell’illecito extracontrattuale” (Cass. Civ., III Sezione, sentenza n.28985/19). Tale conclusione è imposta dalla argomentazione secondo la quale la relazione medico – paziente ai sensi della Legge 24/17 e della Legge 219/17 si caratterizza per la unitarietà del rapporto giuridico articolato in plurime obbligazioni connesse strumentalmente tra loro e tutte volgenti al risultato della cura: la violazione dunque dell’obbligo informativo su cui tale cura si basa costituisce responsabilità penale e civile.