Pubblica amministrazione - Espropriazioni per pubblica utilità -  Giuseppe Spanò - 14/01/2020

Occupazione usurpativa e risarcimento dei danni – ordinanza Cassazione civile 8.1.2020, n. 144

Il Comune ricorrente aveva denunciato violazione e falsa applicazione degli artt. 2043 e 2058 c.c., per avere riconosciuto la Corte d'Appello di Bari il risarcimento del danno da occupazione acquisitiva, costituente un istituto non più esistente nell'ordinamento e insuscettibile di provocare il trasferimento della proprietà, sicché i privati avrebbero potuto agire in giudizio per ottenere la restituzione dei beni occupati e trasformati ma non il risarcimento del danno per equivalente.
Con la recentissima ordinanza in oggetto la Suprema Corte, nel rigettare il ricorso proposto, ha ribadito che nelle ipotesi in cui si verificano le condizioni per l'applicazione dell'istituto della cosiddetta occupazione acquisitiva o accessione invertita, alla pubblica amministrazione non è consentito invocare il mancato formale trasferimento nel proprio patrimonio della proprietà del bene illegittimamente occupato, sul presupposto che il menzionato istituto sia stato ritenuto contrario ai principi costituzionali e della Cedu, per negare al privato che lo richieda il risarcimento del danno, pur mantenendo il bene nella propria disponibilità e destinandolo in modo definitivo e irreversibile ad un fine pubblico. Invero, in presenza di un comportamento illecito, l'Amministrazione non può imputare al privato danneggiato il mancato esperimento del rimedio restitutorio in forma specifica che l'ordinamento interno ed internazionale gli accorda per la tutela della proprietà, al fine di essere esonerata dall'obbligazione di risarcimento del danno per equivalente, essendo la scelta dei rimedi a tutela della proprietà pur sempre riservata al privato danneggiato (Cass. n. 6301 del 2014).