Famiglia, relazioni affettive - Generalità, varie -  Redazione P&D - 03/03/2018

Odio Tangibile - C.F.

“Odi ergo sum. Odio quindi sono” (Donskis, 2008). Con queste parole si apre il libro di Leonidas Donskis, filosofo lituano e studioso delle dinamiche dell’odio.
Le ragioni dell’odio sono spesso difficili da comprendere e da accettare, in particolare quando si odia la persona che fino a poco tempo prima si amava. Quando compare l’odio, la bellezza dell’altro è oscurata, le sue qualità positive sono mascherate, la sessualità diviene ripugnante e perversa, gli aspetti benevoli diventano stereotipati e arroganti. Questo è quello che succede agli occhi di chi inizia ad odiare, di chi pone il risentimento davanti ai valori di un sentimento che fino a poco tempo prima era considerato autentico.
Odio come “sentimento antitetico all'amore, caratterizzato dal desiderio durevole di danneggiare o distruggere uno specifico oggetto che può essere anche il proprio Sé o la vita medesima”(Maldonato, 2014).
Robert Sternberg, psicologo cognitivo dell’Indiana University ed ex presidente dell’American Psychological Association, ha delineato la “Teoria della struttura triangolare dell’odio”, contenente tre caratteristiche specifiche, ovvero la negazione dell’intimità con l’altro in quanto ripugnante, la passione intesa come rabbia nei confronti di chi l’ha prodotta e paura che induce all’allontanamento dall’altro e in ultimo l’impegno nella svalutazione di chi è altro da me.
Sternberg ritiene che le stesse caratteristiche dell’odio siano riscontrabili nell’amore. In particolare, l’intimità che è visibile nella confidenza, nell’affinità e nella condivisione con l’altro; la passione che è invece riguardante gli aspetti più impulsivi che determinano il sentimento d’amore, ovvero l’attrazione fisica, il desiderio sessuale; l’impegno che Sternberg lo relaziona alla decisione di amare qualcuno ed al mantenimento di tale scelta. Egli arriva a teorizzare che entrambi i sentimenti – amore e odio – siano incatenati all’oggetto e da esso non riescano ad allontanarsene. Colui che ama vive relazionandosi alla persona amata e al tempo stesso, la persona che odia attornia la sua vita dell’oggetto del suo odio. “Laddove l’amore si esprime attraverso un bisogno forte di vicinanza, di appartenenza e nei casi estremi di fusione, l’odio invece si esprime attraverso una distanza che però non nega la presenza dell’altro” (Fargnoli et al., 2010).
Questo odio tangibile nell’uomo si pone pienamente alla base della vendetta, un sentimento distruttivo che viene messo in atto nei confronti di un individuo singolo o di un gruppo sociale che hanno recato danno o sofferenza alla persona che decide di agire in senso vendicativo. Se da una parte la vendetta è utile al mantenimento della vita stessa, dall’altra essa diventa un sintomo di sofferenza. Colui che prova vendetta sente il desiderio di liberarsi di un peso vendicando il torto subito, ma al tempo stesso rimane legato al sentimento di rivalsa che lo porta a circondarsi di pensieri puramente inerenti la vendetta da attuare nei confronti della persona che ha cagionato in lui la sofferenza. È possibile affermare che detta vendetta rende due volte vittime: primariamente l’individuo prova il desiderio di rivalsa a causa dell’offesa subita che sente di voler vendicare, secondariamente a causa di sé stesso obbligandosi a rimanere ancorato all’idea di restituire il torto subito
Vi è quindi staticità nel pensiero vendicativo proprio dell’individuo che prova odio e desiderio di rivalsa, a discapito della sana evoluzione che dovrebbe presenziare l’uomo odierno. Questa mancata dinamicità è presente nelle parole di Amato Fargnoli, “l’odio paralizza il soggetto e lo confina in una visione ripetitiva e coattiva che gli impedisce di valutare le possibilità evolutive dei sentimenti positivi. L’odio si nutre ancora della ripetizione, entra in una circolarità paralizzante che non trova mai completo soddisfacimento per quante azioni negative possa concepire ed attuare il soggetto”.
Nelle parole dell’individuo che prova odio e che è lacerato dal sentimento di vendetta, non c’è avanzamento, bensì staticità di emozioni e di visioni che non gli permettono il cambiamento positivo. L’odio si pone alla base dei crimini più efferati, scatenati dal sentimento di vendetta per un torto che ha determinato una sofferenza e che mantiene il soggetto nella stazionaria posizione di persona che ha subito il danno e che deve ricambiare il male subito. È un circolo, azzardatamente definito patologico, che è giusto conoscere per essere in grado secondariamente di riconoscere nelle situazioni violente odierne.

Bibliografia

DONSKIS Leonidas, Amore per l’odio. La produzione del male nelle società moderne,
Trento, Erickson, 2008.

FARGNOLI Amato L. – Sonia MORETTI – Gilda SCARDACCIONE, La Violenza. Le responsabilità di Caino e le connivenze di Abele, Roma, Alpes Italia, 2010.

LEWIS Michael, Il sé a nudo. Alle origini della vergogna, Firenze, Giunti Gruppo Editoriale, 1995.

LORENZ Konrad, L’aggressività, Milano, Euroclub, 1982.

MALDONATO Mauro (Ed.), Dizionario di Psicologia, Napoli, Edizioni Simone, 2014.

STERNBERG Robert J., Psicologia dell’odio. Conoscerlo per superarlo, Trento, Erickson,
2007.