Deboli, svantaggiati  -  Redazione P&D  -  27/09/2022

Paolo e Carlotta, due lavori e la voglia di una casa assieme: "Ma a Milano nessuno affitta a una coppia down"

Hanno 39 e 35 anni, un lavoro stabile entrambi e stanno insieme da tempo. Con l'associazione che cerca di facilitare la vita a chi ha la sindrome di Down da tempo cercano casa, ma la risposta è sempre no: "Una volta ci hanno risposto che temevano si buttassero dalla finestra"

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Carlotta Sganga e Paolo Sesana hanno rispettivamente 39 e 35 anni, si amano da quasi cinque anni ed entrambi sono assunti a tempo indeterminato, eppure non riescono a trovare una casa in affitto per vivere insieme a Milano. Entrambi hanno la sindrome di Down e pare che questo rappresenti un ostacolo insormontabile nel settore immobiliare. Da un anno il Circolo culturale giovanile di Porta Romana onlus - nato nel 2000 per iniziativa di un gruppo di genitori di giovani con sindrome di Down in risposta alle esigenze d'inserimento e integrazione dei loro figli nel tessuto sociale milanese - li sta aiutando nella loro ricerca, ma senza riuscire a ottenere risultati concreti.

"La dinamica è sempre la stessa: c'è la proposta, la trattativa è avviata e arriva alla stretta decisiva, ma quando il proprietario, che magari si è anche avvalso di un'agenzia immobiliare, scopre che i due fidanzati hanno la sindrome di Down, si tira indietro e dice no" ha raccontato lo staff della onlus al Corriere della Sera. Il fidanzamento di Carlotta e Paolo è iniziato quattro anni e nove mesi fa: entrambi hanno un buon lavoro - lei in una nota agenzia per il lavoro, lui in un fast food - e ora sognano un appartamento con due camere nella zona di piazzale Lotto o vicino a corso Vercelli o in zona Wagner, dove l'associazione (a cui verrebbe intestato il contratto d'affitto) ha un'altra casa. Così la coppia potrebbe frequentare i propri amici e contare sempre sull'assistenza di un educatore.

Eventuali problemi di sicurezza e di rapporti di vicinato verrebbero quindi prontamente risolti grazie alla mediazione della onlus, ma questa rassicurazione sembra non essere sufficiente per i padroni di casa. "Una volta le trattative stavano andando bene. Al momento di consegnare la caparra di 3.600 euro, ci hanno detto che non si poteva più procedere. Siamo tornati a casa con in borsa l'assegno e il morale a terra - spiega Renata Agosti, mamma di Carlotta - In un altro caso la proprietaria di una casa al quarto piano ci ha detto che non voleva rischiare che si buttassero dalla finestra". 

I due fidanzati però non hanno nessuna intenzione di arrendersi e continuano la ricerca, sostenuti dal Circolo culturale giovanile di Porta Romana, che nel 2009 ha lanciato il "Progetto Casa" con l'obiettivo di permettere a giovani adulti con sindrome di Down di "iniziare il percorso per un'autonomia abitativa curata che li porti a diventare uomini e donne con capacità di pensiero e di decisioni proprie - proseguono dalla onlus - e quindi con la possibilità di condurre una vita il più possibile normale". Anche le famiglie sono al loro fianco: "Storie di figlie che lottano mentre vivono con gioia. Evviva" ha scritto su Facebook il padre di Carlotta, Bruno Sganga, postando una foto che la ritrae con il fidanzato




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