Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Sisto Patrizio - 25/03/2015

PER UNA FENOMENOLOGIA DELLA TRUFFA: UNO SGUARDO PANORAMICO (PRIMA PARTE) – Patrizio SISTO

Scorrendo le pagine di cronaca di un qualunque quotidiano di provincia ci si imbatte facilmente in un"ampia casistica, purtroppo ricca, di truffe ai danni degli anziani, ma non solo: il periodo di crisi che stiamo attraversando ha infatti acuito un fenomeno universale, quello dell"inganno e della manipolazione dell"altrui credenza a fini di interesse personale, che in realtà esiste da sempre.

 

Si può senza tema di smentita sostenere che il fenomeno della truffa accompagna la storia stessa dell"umanità, esprimendosi in una moltitudine di forme, aggiornate e modificate con l"evolversi delle epoche, delle culture e delle tecnologie. In una veloce carrellata si pensi, per restare a tempi recenti, ai raggiri di chi si spaccia per amico d"infanzia in momentanea difficoltà economica del congiunto di una vecchietta, alla finta vendita di un pacchetto vacanze fittizio da parte di un"agenzia di viaggi inesistente, fino alle richieste di soldi per fini inconfessabili che viaggiano sulle vie del web, oppure ai consulenti finanziari senza scrupoli che inducono gli ignari clienti a operazioni senza fondamento, e alle colossali frodi telematiche ai danni di enti e banche.

 

Anche solo però concentrandosi sul terreno delle microinterazioni umane, il fenomeno della truffa e dell"inganno ai danni di ingenui disposti a dar fede alle parole altrui, fino al punto di aprire la porta di casa, il portafogli o il conto in banca elargendo prestiti, rimborsi e donazioni, non va considerato con rassegnazione o noncuranza. Cela infatti evidentemente una dimensione antropologica più ampia e profonda, che attinge a una disposizione di base dell"essere umano a credere, e che andrebbe esplorata più a fondo (a tal proposito ci si può domandare se davvero qualcuno potrebbe ritenersene del tutto al riparo e chiamarsi fuori dall"ingenuità).

 

I casi di cronaca ci presentano di fatto un ampio campionario che comprende categorie eterogenee di vittime, dalla truffa appunto ai danni di un anziano sconosciuto a quella che ha avuto tempo fa come bersaglio una celebre docente universitaria, Maria Corti, filologa dell"Università di Pavia si direbbe non certo sprovveduta, che, indotta in uno stato di apparente trance, fu convinta ad accompagnare in banca sconosciuti che la avevano avvicinata per strada, a fare un ingente prelievo a loro favore. Si possono altresì richiamare alla mente macchinazioni ingannevoli famose su scala più ampia, fino ad arrivare alle raffinate strategie militari elencate ne L"arte della guerra, il classico cinese di Sun Tzu.

 

Si tratta in ogni caso di uno spettro molto ampio di situazioni che trovano un filo rosso comune nella capacità, mossa spesso da sofisticate tecniche che si accompagnano a una buona dose di arguzia, di indurre l"ignara vittima a fidarsi più o meno ciecamente e ad assumere per verità incontrovertibili dati in realtà incerti o addirittura pure mistificazioni, o anche a delegare la responsabilità delle proprie azioni a un ingannevole interlocutore.

 

Viene naturale pensare in tal senso a situazioni da tutti conosciute fin dall"infanzia, come il gatto e la volpe che raggirano Pinocchio, ma anche a moderni film di successo come I signori della truffa, complesso intrigo con sottrazioni di grandi somme di denaro e aggiramento di password, tra agenzie di spionaggio, mafie e giovani idealisti specialisti dell"informatica che operano al servizio di realtà come Greenpeace e Amnesty International. Ed è indicativo il fatto che il titolo originario del film, Sneakers, designa chi furtivamente si insinua in un sistema appartenente ad altri, in un gesto che condensa in sé esemplarmente aspetti di nascondimento, inganno, intrusione e integrazione subdola e celata in una realtà apparentemente trasparente e conosciuta.

 

Alla luce di questi fenomeni può essere interessante allora ripercorrere le dinamiche che attraversano situazioni così disparate, rintracciando delle variabili ricorrenti, che al di là dei differenti contesti, protagonisti e comportamenti, favoriscono in ogni caso lo sfruttamento più o meno consapevole di un bisogno innato dell"essere umano di credere, di riporre fiducia nei propri simili, di affidarsi a chi promette o chiede qualcosa, di dare per assodato qualcosa che in effetti non è. Il tutto, va sottolineato, avvenendo sempre in un modo che si presenta ingannevolmente gratuito o tutt"al più in uno scambio apparentemente alla pari, che parrebbe conveniente per entrambe le parti.

 

Entrano evidentemente qui in gioco una serie di fenomeni e principi significativi, ognuno dei quali con una lunga storia nel pensiero filosofico, sociologico e psicologico: dal bisogno appunto di fidarsi, alla distinzione fra apparenza e realtà, al ruolo dell"autorità, alla propensione alla reciprocità nei rapporti interpersonali, al cambiamento di stati di coscienza che attraversa la nostra vita mentale in una successione solitamente inavvertita di momenti che si alternano fra loro, alla natura della percezione e al rapporto complesso e per nulla scontato che intratteniamo con i dati sensoriali che ci raggiungono.

 

Proviamo dunque a muoverci fra quelle zone di confine incerte e mutevoli che stanno fra il raggiro e l"inganno, la finzione e l"illusionismo così come è praticato con maestria dai professionisti della prestidigitazione.

 

E" utile innanzitutto considerare il concetto di manipolazione in modo scevro da pregiudizi, per comprendere che l"etimo comprende in sé un"idea neutra e con un suo valore assoluto: quello derivante dal latino medievale manipulus, a indicare una manciata di erbe medicinali, e implica il fatto di lavorare con le mani una sostanza plasmabile o un impasto. Dunque un significato addirittura nobile, di artigianato sapiente, di un"operazione che è volta a una trasformazione della materia per produrre un artefatto utile all"uomo. E" a partire da qui che poi il termine si è esteso a significare l"azione dell"inganno, del raggiro per un interesse personale, ma vale la pena di tenere presente anche il suo senso originario, per comprenderne la valenza tutt"altro che prosaica o esclusivamente negativa e la natura profonda di quello che solitamente intendiamo per manipolazione.