Giustizia civile - Generalità, varie -  Angelo Marra - 27/04/2020

Persone o avvocati con disabilità, processi da remoto

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A cause della pandemia, stiamo vivendo un incremento dell'uso della telematica nuovo per il Paese.

Questo comporta anche un maggiore accesso ai diritti da parte delle persone con disabilità: le udienze da remoto sono un ottimo strumento per avvicinare i cittadini alla Giustizia e "aprire" la professione agli avvocati con disabilità.

 Il Governo non deve perdere questa opportunità di modernizzare il sistema ma, soprattutto, renderlo più accessibile.

In breve, ritengo che le udienze da remoto, parlo solo del civile e dell'amministrativo, non solo debbano esserci, ma debbano continuare anche DOPO l'emergenza Covid 19.

Almeno come possibilità attivabile su istanza di parte, quando un avvocato o una delle parti sia persona con disabilità.

Parto alla mia esperienza professionale di avvocato che si muove in sedia a rotelle: per me le udienze civili sono ingestibili ed invivibili perché la confusione in aula è tale che spesso nemmeno riesco a vedere in faccia il giudice durante la discussione, "seppellito" da colleghi che trasportano fascicoli o che mi sovrastano essendo in piedi.

Ho anche difficoltà a vergare di pugno il verbale, per ragioni di difficoltà nei movimenti fini.

Invece, da remoto tutto è più equo:

1) finalmente parliamo come Dio comanda: io, il Giudice ed il Collega, senza interferenze e capendoci e guardandoci facilmente in faccia (non è bello patrocinare guardando il giudice dal basso con la controparte che "riporta" il tuo pensiero al giudicante). 

2) il verbale e scritto in modo chiaro col PC, facilmente leggibile ed integrabile al bisogno. Senza che la grafia diventi un ostacolo.

3) se fossi non vedente, i sistemi di lettura dei testi elettronici e dello schermo mi darebbero un accesso equo ed immediato al verbale di udienza. 

4) se fossi persona sorda, un sistema di sottotitoli - anche automatico - e la lettura delle labbra a tutto schermo mi darebbe una opportunità di partecipare all'udienza come qualsiasi altro collega.

5) senza contare che le udienze da remoto eliminano i problemi di mobilità, con vantaggi sia per il legale che per il cliente, il quale può essere sicuro che il suo avvocato tratterà la causa di persona anche fuori foro.

(Esempio personale: per muovermi fuori zona, ho bisogno di far muovere almeno un'altra persona e una notte di hotel, con evidenti problemi di costo e LOGISTICA).

Il processo da remoto sarebbe - anzi è già ora - un ottimo strumento per attuare la Convenzione di New York del 2006 sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dall'Italia dal 2009) in ambito forense.

Inoltre, questo strumento è utilissimo anche quando sia la parte ad essere persona con disabilità. Immaginiamo un Cliente che voglia partecipare ad una udienza, ma che non possa farlo, perché ha problemi di udito, vista o mobilità. 

Insomma, poter celebrare udienze anche in telematico è un modo per ampliare l'accesso alla Giustizia per gli avvocati con disabilità (diritto all'esercizio della Professione) ed i Clienti.

Direi che sarebbe auspicabile che il Governo introducesse una facoltà in tal senso anche per il prossimo futuro.

Infine, anche se questo aspetto è un po' più delicato, lo strumento potrebbe essere usato per l'escussione dei testimoni impossibilitati a partecipare alle udienze per ragioni di salute. A me, per esempio, è capitato di dover accompagnare ultra ottantenni in aliscafo tra Reggio e Messina e le attese sono state molto brutte: in Tribunale neanche poteva andare in bagno la persona che ho accompagnato (situazione DAVVERO UMILIANTE).

 

Non si tratta di una litania di lamentele. Occorre rendere l'accesso alla giustizia meno difficile e più rispettoso della dignità delle persone.