Deboli, svantaggiati  -  Redazione P&D  -  24/05/2022

Pillole dal mondo della fragilità

La maniera migliore per aiutare chi incespica è aiutarlo a rialzarsi, a ritrovare il suo amor proprio. La pietà di regime serve poco, può offendere chi è orgoglioso, ferisce pure chi non se ne accorge: allorché un essere dalla carrozzina manda segnali, lo sciocco da fuori guarda le ruote. Se oggi non sto ancora malissimo, ma è certo che presto il peggio arriverà, è bene che il diritto si dia da fare subito, nominandomi fin d’ora un amministratore di sostegno.

Non è il fiore a mancare in chi è a disagio; qualche petalo e basta, momentaneamente appassito. Tutti parlano, basta saperli ascoltare. Meglio un’infermiera premurosa che balbetta, piuttosto che una col camice stirato ma troppo severa.

I mariti che picchiano la moglie vanno messi fuori dalla casa d’abitazione e, quando abbiano espiato le loro colpe, occorre impedire loro di fare i despoti.

Non esistono per il diritto soggetti deboli una volta per sempre; vi sono – questo sì – esseri indeboliti causa il mancato apprestamento delle opportune rimozioni, da parte della Repubblica, in vista di un ritorno ai giusti ritmi.

Uno che abbia perso qualche rotella, ma viva in una casa ben organizzata, starà meglio del suo gemello che vive in una casa né pulita né ordinata.

Cura della persona sul piano estetico, evviva; essere aiutati a mostrare un bell’aspetto, in presenza degli altri, incoraggiati a serbare un corpo snello, flessuoso: immagini gradevoli da offrire dentro e fuori casa: capelli ben petti nati, odore di lavanda, passamanerie ottocentesche, biancheria in ordine.

 




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