Danni - Danni -  Valeria De Franco - 05/03/2018

Presenza di metalli su beni di consumo va segnalata in etichetta – Cass. civ. Sez. III, Ord., (ud. 05-12-2017) 15-02-2018, n. 3692

Il caso di specie attiene ad una richiesta di risarcimento dei danni sofferti per avere utilizzato (per detergersi il sudore dal viso, dal collo e dagli avambracci) un fazzolettino di carta prodotto dalla convenuta, che aveva determinato una reazione cutanea - imputabile ad allergia da metallo – con una conseguente estesa dermatite protrattasi per oltre tre mesi. Tale richiesta di risarcimento era stata rigettata in primo grado e successivamente accolta in appello, proprio in questa sede era stata affermata la responsabilità della convenuta e la condanna al risarcimento dei danni (nell'importo di 4.193,55 Euro). Ricorreva alla Corte di legittimità la ditta produttrice dei fazzolettini “incriminati” adducendo un unico motivo di ricorso basato sul fatto che la Corte d’Appello aveva ritenuto difettoso il prodotto per il solo fatto che esso avesse prodotto un danno, essendo palesemente inesistenti le valutazioni di difettosità del prodotto.

Si pronuncia la Corte con l’ordinanza in oggetto escludendo che la Corte d’Appello abbia fatto discendere la difettosità del prodotto dal solo fatto che esso abbia prodotto un danno, giacché la natura difettosa è stata accertata sotto il duplice profilo della anomalia della presenza di un metallo idoneo ad arrecare danno all'uomo e della mancanza delle informazioni "minime" richieste.

La Corte è pervenuta ad affermare tale difettosità evidenziando come elementi fondanti la pretesa da un lato, l'anomalia della presenza di un metallo noto come sensibilizzante da contatto e causa di allergie in un fazzolettino di carta destinato per sua natura a venire a contatto con la pelle, il naso o la bocca degli individui che come tale diviene sicuramente idoneo a provocare un danno all'uomo.

D’altro canto si è evidenziato che ciò corrisponde pienamente al paradigma normativo di cui all'art. 117 Codice del consumo il quale dà la definizione di prodotto difettoso definendolo tale quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto del modo in cui il prodotto è messo in circolazione, la sua presentazione, le sue caratteristiche, le istruzioni, le avvertenze, ma non solo anche dell’uso al quale il prodotto stesso può essere destinato e del tempo in cui è messo in circolazione.

Dunque la Corte si pronuncia per il rigetto del ricorso proposto e ci consente di fare una importante riflessione: attenzione alle etichette, in quanto consumatori pretendiamo sempre chiarezza in modo tale da scegliere consapevolmente.