Diritto, procedura, esecuzione penale - Reo, vittima -  Gasparre Annalisa - 04/10/2015

PRESUNZIONE DI INNOCENZA E PRESUNZIONE DI VERGINITA': PERCHE' E' DOVEROSO APRIRE IL PROCEDIMENTO DI ADOTTABILITA' - Annalisa GASPARRE

Mi ero ripromessa di non parlarne, che già se ne è parlato molto e anche in modo improprio.

Leggere però il recente commento sul caso Levato sulle pagine di Persona&Danno mi impone di interloquire, perchè fortemente in disaccordo con quanto è stato affermato, con l'avvertenza, peraltro implicita, che alcuno dei contributi presenti sulla Rivista ha un valore condiviso: ognuno esprime valutazioni (od opinioni, suggestioni o teorie) del tutto personali.

Viva la critica, dopo tutto. Solo, devo avvertire, sarò più ruvida del solito.

Partiamo dal principio: l'opinione pubblica. Può il destino di un bambino essere rimesso al giudizio dell'opinione pubblica? Direi di no, forse dovremmo stendere un velo pietoso sulla vicenda e lasciare che se ne occupi chi ha le carte processuali e mediche tra le mani. E invece siamo tutti a dare il nostro, non richiesto, parere. Io compresa, in effetti. Lo faccio, però, per replicare a quanto letto e offrire, a chi avrà la bontà di sintonizzarsi, coordinate giuridiche che mi pare siano un po' perse di vista.

Si è detto che nessuno si è messo dalla parte del bambino. Direi che è vero il contrario: la Procura per i minorenni ha chiesto di dichiarare l'adottabilità di un bambino di cui ravvisa un sostanziale stato di abbandono. Giusto o sbagliato, lo dirà l'istruttoria, nel contraddittorio con tutti gli interessati. Certo, il fine perseguito dalla Procura per i minorenni non è quello di dare un neonato a una famiglia (ce ne sono tanti!), nè quello di sanzionare i genitori biologici: la Procura vuole evitare proprio che il bambino subisca conseguenze, quindi vuole proteggerlo, visto che nessun altro, finora, l'ha fatto.

E' vero, gli esperti ci dicono che un legame con la madre - e non solo - ci sia già durante la gestazione. Dato d'esperienza è poi che i bambini - preferibilmente - dovrebbero nutrirsi del latte materno. Siamo sul piano dell'ovvietà però se confutiamo - con una tecnica retorica che trovo non condivisibile e, anche un po' poco scientifica - una regola, una tesi, un'applicazione a casi diversi. Si potrebbe dire: e allora i bambini orfani? e allora i bambini che vengono dati in adozione perchè non riconosciuti? e allora le madri che non hanno il latte? Ebbene, sono lieta di informare che sopravvivono.

Però avevo detto che non avrei utilizzato questa tecnica che trovo banale e offensiva della logica. Così come non vorrei leggere simili estensioni - a mio avviso parimenti offensive e banali - rispetto a detenuti e a figli di detenuti che non hanno avuto la stessa sorte di Martina e di Achille.

Ma veniamo alle questioni che credo di masticare meglio che gradirei, in verità, rimanessero oggetto di discussione tra addetti ai lavori che ne comprendono l'intima essenza, invece che rigurgitati in discorsi talvolta superficiali.

La madre del bambino è una presunta criminale. E' stata condannata solo in primo grado. Niente da dire.

Peccato che il fatto sia certo e le vicende sulla colpevolezza, su vizi di merito o di rito, sull'imputabilità o sulla prescrizione, non riguardino il fatto in sè che tale rimane. Vogliamo aspettare tre gradi di giudizio per decidere il destino di un bambino? Davvero? Non è che il tempo o il cambiamento dei giudici potranno cambiare quello che è successo. Il fatto storico esiste. E gli autori di quei fatti non torneranno vergini. Inoltre, un discorso è la responsabilità cui segue la condanna ad una pena, un altro è la pericolosità sociale. Non per niente, a dimostrare che si tratta di concetti diversi, sono previste le c.d. misure di sicurezza che non sono legate nè alla condanna nè, in determinati casi, a un fatto-reato (solo per dire la banalità con cui vengono utilizzate certe espressioni, non che nel caso in esame si debbano applicare misure di sicurezza; infatti non si può confondere la colpevolezza-l'innocenza-l'esito delle fasi processuali che, sono due e non tre, tanto per intenderci, essendo a quella di legittimità preclusa la valutazione del merito, con la pericolosità di un soggetto che ha canoni totalmente diversi affondando il fondamento razionale in esigenze differenti rispetto alla pena).

Sulla meritevolezza di attenzione, sulla opportunità di dare un'occasione, poi, ricordiamoci che coloro che pretendono di essere genitori, neppure hanno chiesto scusa alle vittime. Non solo. Non risulta neppure che queste persone abbiano inteso curarsi o accettare aiuti terapeutici. Vogliamo che il prezzo lo paghi il bambino? Il bambino deve essere la medicina? No, mi dispiace, non è giusto.

Eh sì, signori, la vita è uguale per tutti, mica solo per Achille, povera creatura finita, sua malgrado, in una storia pazzesca. La vita e i diritti bisogna meritarseli in un paese civile.

Si dice che la decadenza, nel caso in esame, sia una pena ulteriore, peraltro non prevista. Ma davvero, viste le premesse di questa nascita, vogliamo fare crescere un bambino con due genitori in carcere?

La sento l'obiezione. E tutti i figli dei detenuti? E' un po' diverso e ogni caso deve essere valutato nel migliore dei modi, non in modo schematico e meccanico. E comunque, in generale, perchè il bambino dovrebbe subire la stessa pena dei genitori? Questa sì che è una colpa che ricade sui figli. Ci pensate al bambino che per lunghi anni va a fare visita ai genitori in carcere, magari li compatisce, magari li idealizza, in ogni caso non cresce con loro. Non bastano tutti i bambini che già subiscono questo trattamento?

E poi, cari signori che affermano il diritto alla maternità: quale sarebbe la norma che afferma il diritto alla maternità? Se così fosse ogni modo sarebbe lecito. Invece no. L'ordinamento protegge la maternità ma non afferma da nessuna parte a me nota che una donna abbia il diritto ad essere madre. Anche la legislazione in tema di adozioni ha paradigmi chiari: l'adozione serve per dare genitori a un bambino, non dare un bambino a genitori che lo vogliono per diventare la famiglia delle serie televisive: mamma, papà, bambino, cane. Il bambino purchè ci sia, magari anche da adozione estera e possibilmente più d'uno che fa tanto vip (ci sono casi di aspiranti genitori adottivi che vogliono un figlio da ogni continente).

Non è che la maternità, forse, è un privilegio? Un onore di cui essere degni? Una sfida da cogliere nel migliore dei modi? Un'opportunità da non sprecare?

Tornando al diritto, quando leggo che la pena cui, per il momento (ricordiamo che ci sono altri processi in corso), la pena non è l'ergastolo e che la famiglia allargata potrebbe provvedere al bambino in attesa che i suoi genitori escano dal carcere, mi faccio alcune domande: siamo davvero così abituati, in Italia, a misure indulgenziali, sconti, capovolgimenti della realtà? e, poi, e soprattutto: è giusto, nell'interesse del bambino, nascere e avere in carcere entrambi i genitori, fosse anche solo per 10 anni? ed è giusto che la famiglia allargata, così pregiudicata dal comportamento di due membri, con un presente e un futuro gravido di preoccupazioni, debba occuparsi di un neonato con la lucidità e la leggerezza che merita? Vorrei rassicurare, in ogni caso, chi grida allo scandalo: l'adottabilità di un bambino è un procedimento che garantisce il contraddittorio, e non mi pare che gli interessati siano privi di mezzi cognitivi, psicologici ed economici per far valere le proprie posizioni. Cerchiamo di avere fiducia reciproca, nella certezza che qualcuno sarà scontento ma che nessuno è in mala fede.

Non è che forse essere madre è una scappatoia per avere misure di favore, gli arresti domiciliari, eccetera? No, perchè, ho il vago ricordo di un film che ha fatto scuola tra le donne che commettono reati che ben conoscono i loro diritti. Forse, in quei casi, sono i bambini stessi ad essere strumentalizzati dalle amorevoli madri, o no?

Invece, leggo che il comportamento dei giudici sarebbe portatore di gravi posizioni pregiudiziali. Anche quelle degli esperti? No, perchè mi chiedo se le perizie fatte sui genitori di Achille, chi scrive che tutta questa tragica storia sia priva di logica giuridica e fondamento scientifico le abbia lette o parli sulla base delle notizie di stampa e di buchi colmati con la fantasia o con altre storie di altre persone con altri problemi. Prima di fare certe affermazioni così perentorie, forse, dico forse, occorrerebbe mettersi dalla parte di chi lo ha fatto e ha ritenuto suo dovere, e non suo capriccio, aprire il procedimento al fine di avere valutazioni collegiali, nell'interesse del minore.

E poi, il tentativo di ascrivere la vicenda al "genere": ma di cosa stiamo parlando? E' ovvio che il bambino è stato materialmente allontanato dalla madre e non dal padre. Si aggiunga, poi, quel pruriginoso atteggiamento scandalistico che propone sempre questa associazione madre/figlio, che in verità, viene utilizzata anche da chi, appunto, cerca di far passare Martina come una vittima dei giudici. Non va obliterato - perchè altrimenti si è in mala fede non scusabile - che il provvedimento ha ricadute anche sul padre del neonato. Si è detto che si vuole punire una donna per avere fatto violenza a un uomo. L'argomento rasenta davvero il pietismo, il vittimismo. Non meriterebbe neppure replica, tanto pare assiomatico, uno slogan pubblicitario. Siamo ancora a parlare di questo? D'altra parte, la tesi si sconfessa da sola là dove professa che la giustizia perseguita una donna per aver emulato comportamenti maschili. Ci sono comportamenti maschili e comportamenti femminili? Ci sono colpe maschili e colpe femminili? Si giudicano i fatti, qualunque sia il "genere" cui appartenga l'autore. Se la natura ha fatto in modo che una donna avesse la fisionomia per partorire e un uomo no, e che quindi l'allontanamento di un neonato, fisicamente parlando, sia rispetto ad una donna e non rispetto ad un uomo, vogliamo dire che la giustizia perseguita una donna per questo?

Cari signori, processo o meno, le colpe si pagano. E qui, di colpevoli, non solo nei confronti delle vittime aggredite, ma soprattutto nei confronti di Achille, io ne vedo solo due.

Non confondiamo la presunzione di innocenza con la presunzione di "verginità" perchè quest'ultima è lo stupro della logica e dell'intelligenza.