Persona, diritti personalità - Persona, diritti personalità -  Giovanni Catellani - 04/12/2017

Progetto di vita e politica affermativa

Alcuni giorni fa, era il primo dicembre, si è tenuto a Trento un importante convegno sull’Amministrazione di sostegno. Tantissimi i partecipanti arrivati soprattutto per ascoltare le parole del padre della legge, il prof. Paolo Cendon. Invitato dal collega Massimo Zanoni, deus ex machina dell’organizzazione, ho avuto la fortuna di partecipare al convegno. Arrivando a Trento in treno, mi ero portato due letture: una di queste, “Per una politica affermativa” di Rosi Braidotti, filosofa femminista ispirata dal pensiero dell’immanenza di Spinoza e Deleuze, mi ha consegnato alcune parole che ho poi ritrovato, ancora una volta, nel discorso e nello slancio intellettuale di Paolo Cendon. Seduto sul palco dei relatori mentre parlava il Professore, ho avuto la possibilità di sentire le sue parole e percepire contemporaneamente l’attenzione del pubblico. Quello di Cendon non è mai semplicemente un discorso, è sempre un’affermazione di possibilità; lo si capisce dall’attenzione delle persone che lo ascoltano e che inevitabilmente vengono coinvolte in una nuova o in una rinnovata speranza. “Potenza affermativa“ è il titolo del primo capitolo della seconda parte del testo di Rosi Braidotti. La filosofa italiana, cresciuta in Australia e insegnante in Olanda, vi sottolinea la necessità di un divenire politico che, ispirandosi alla sobrietà e all’etica del no-profit, trasformi il vissuto della quotidianità attraverso “progetti di divenire molecolare”. Contro il “tono bigotto e dogmatico delle ideologie dominanti, di sinistra o di destra che siano”, per la pensatrice occorre situarsi “sul versante della produzione di azioni gioiose di trasformazione”. Richiamandosi a quella filosofia che, mettendo in crisi l’idea di soggettività, ha dato vita a un concetto di “Politico” che valorizza la Differenza rispetto ad una Identità escludente, Rosi Braidotti può scrivere che “Il concetto di politico ha contribuito a diffondere un rinnovato interesse per la fragilità dell’esistenza e dunque per le molteplici forme di vulnerabilità umana, insieme a una maggiore sottigliezza di analisi e resistenza al potere.” “Economia politica dell’affetto”, “spinta affermativa di un pensiero nomade”, “positività del desiderio”, sono solo alcune delle locuzioni che caratterizzano il seguito del testo. Le molteplici forme di vulnerabilità umana di cui parla Rosi Braidotti sono quelle che ispirano da sempre i progetti di Paolo Cendon. Durante il suo intervento di Trento, evocando il cielo stellato della fragilità - quell’insieme di provvedimenti legislativi che creano nuove opportunità per chi versa in condizione di disagio psichico, fisico o sociale – Cendon, sorridendo, ha sollevato il codice civile per indicarlo alla platea: un contenitore di tante parole, alcune di queste affermative di una speranza da implementare e rilanciare costantemente. Non si è trattato solo di un gesto plateale, ma di un vero e proprio slancio verso l’alto, di un invito a mettere in campo altre opportunità rispetto a quelle concesse dall’amministrazione di sostegno, dagli articoli che vanno dal 404 al 413. Nel farlo, Cendon ha parlato di una nuova speranza, del “Progetto di Vita”: potenza affermativa di un desiderio che anche il disabile più grave deve poter mantenere; revisione positiva di una legge sul “Dopo di noi” troppo economicistica e troppo poco orientata a una economia politica dell’affetto. Grazie a questa nuova proposta, molte persone presenti in sala hanno portato a casa alcune nuove parole, con la loro potenza affermativa, con la prospettiva, perché no, di produzione di azioni gioiose di trasformazione. Così potrebbe essere che la Provincia di Trento, nell’elaborare una propria legge sul Dopo di noi, tenga presente le possibilità del Progetto di Vita, come ha sottolineato Mauro Tommasini, della Associazione Comitato per l’Amministratore di Sostegno in Trentino, entusiasta di quello che aveva appena ascoltato. E così potrebbe accadere per altre comunità: a partire dalla mozione approvata alcune settimane fa dal Consiglio comunale di Reggio Emilia, che permetterà alla città emiliana di avere il Progetto di Vita gestito dall’Ufficio di Stato civile tramite lo sportello dell’Anagrafe. Nuovi progetti nell’orizzonte di un rinnovato interesse per la fragilità dell’esistenza, nuove possibilità che non dobbiamo lasciarci sfuggire, con un movimento di pensiero un po’ nomade ma proprio per questo potenzialmente molto efficace e diffuso. Tornando da Trento ho sonnecchiato: le parole incontrate nella lettura e nell’ascolto insidiavano la mia voglia di dormire e non mi permettevano di abbandonarmi al sonno. E poi, ogni tanto rivedevo quel codice civile alzato verso il cielo.