Malpractice medica - Generalità, varie -  Redazione P&D - 27/04/2020

Proposta “Per un diritto gentile in medicina” - 2020 – Paolo Zatti

a) Da dove veniamo/chi siamo.

Il gruppo “Per un diritto gentile in Medicina” nasce nel 2012 dall’esperienza di preparazione e realizzazione del Trattato di Biodiritto, diretto da Stefano Rodotà e Paolo Zatti.

Il primo tema di riflessione è la questione del fine-vita Inizialmente, avviata sulla base di un “manifesto” programmatico e della proposta di un telaio di principi etico-giuridici , fatti circolare tra gli autori del Trattato (v. P. ZATTI, Principi per un diritto della dignità del morire, pubblicato nel blog creato per l’occasione: http://undirittogentile.wordpress.com).

Emerge già da questi documenti il senso dell’espressione “ diritto gentile”: Un diritto capace di un approccio “gentile” al problema della relazione di cura: un diritto che non entra “con gli stivali” nella casa della medicina, ma che si propone di individuare, nel tessuto stesso della relazione di cura e nei valori della medicina le regole idonee a  promuovere un “ambiente” terapeutico degno di una società e di una medicina gentile; un diritto che «si prende cura» dei problemi reali, e dunque: a) sa di dover osservare, conoscere, capire prima di dettare/individuare norme; b) valorizza e recepisce le migliori soluzioni della pratica; c) prevede possibili reazioni di rigetto e cerca di evitarle/risolverle; d) promuove un linguaggio normativo il più vicino possibile al linguaggio della relazione di cura.

Su questa base ideale si costituisce un primo gruppo di lavoro interdisciplinare e si arriva alla Prova di testo normativo sulla relazione di cura, Principi, consenso, urgenza medica, rifiuto e interruzione di cure, dichiarazioni anticipate. Il testo viene pubblicato anche in Nuova giur. civ. comm., 1, 2013, II, 1 ss., con introduzione di P. ZATTI, Per un diritto gentile in medicina. Una proposta di idee in forma normativa.

Il documento si traduce, per iniziativa del Sen. Luigi Manconi, nel disegno di legge S.13-XVII legisl., che si è poi arenato in Senato.

La proposta di “Un diritto gentile” è stata presa in considerazione nella riflessione sul tema all’interno del Comitato Scientifico del CORTILE DEI GENTILI, che si è concretizzata nelle Linee propositive per un diritto della relazione di cura e delle decisioni di fine vita, nel 2015, reperibile al link: http://www.cortiledeigentili.com/wp-content/uploads/2015/12/Linee-Propositive.pdf.

Rilevanti assonanze con le Linee propositive si riscontrano nella l. n. 219/2017, che riprende i princìpi elaborati dalla migliore giurisprudenza e delinea una relazione di cura fondata sulla comunicazione e la fiducia.

b) Verso dove?

Se un obiettivo importante è stato raggiunto, lontana e difficile resta la costruzione reale non solo di un diritto, ma anche di una “medicina gentile”.

La L. n. 219/2017 è un testo di largo respiro, dalle molte promesse ma con diverse criticità tecnico-giuridiche e soprattutto enormi esigenze operative sul versante della sua attuazione: dalla formazione dei medici alla realizzazione di condizioni organizzative adeguate; una montagna di limiti e consuetudini che rendono utopica l’indicazione forse centrale del testo di legge : “il tempo di comunicazione è tempo di cura”.

Senza queste condizioni, e con il peso di inveterate abitudini e convinzioni, l’interazione tra medicina e nuovo diritto nella “relazione terapeutica” può fallire o produrre esiti deformi. Occorre allora pensare a una “fase II” del nostro impegno, che senza abbandonare una vigilanza e un ruolo propositivo sul terreno legislativo, si rivolga alla realtà della medicina e del diritto “vissuti”.

Siamo in tempo di pandemia: gli strumenti del diritto, della deontologia, della buona pratica clinica sono messi a dura prova dall’esperienza della scarsità di risorse e delle falle vistose nell’organizzazione civile e sanitaria.

Ma al di là di quest’ora, ciò che rimane intatto – e potrebbe anzi irrigidirsi “a difesa” - è il sistema che va dalla formazione dei medici alle strutture “profonde” dell’organizzazione e della prassi sanitaria, nel suo insieme improntato a una concezione gerarchica ed aziendale del servizio sanitario, lontanissima  dai valori e dai principi già presenti nella Costituzione e poi nelle riforme degli anni settanta e riproposti dalla l. n.219  . La sorda resistenza , l’enorme forza d‘inerzia di questo sistema   possono rivelarsi - si sono rivelati – un ostacolo insormontabile all’effettività e all’implementazione “sul campo” del nuovo diritto per il quale ci siamo battuti.

E’ qui che dobbiamo chiederci se un gruppo come il nostro possa avere un ruolo; certo un piccolo, ma utile ruolo: e se sì, quale.

L’arma che abbiamo è una cultura condivisa di ciò che debbono e possono essere un diritto e una medicina “gentili”. E l’ esperienza di lavoro comune di una decina d’anni. 

Possiamo rinnovare e ampliare il gruppo, e articolarlo in ragione delle competenze e dei legami di collaborazione: tentare di costruire una rete i cui nodi siano insieme dei punti di osservazione della realtà, di dialogo sui problemi reali e le possibili soluzioni, di iniziativa culturale, di proposta per la formazione, di collaborazione  con Società scientifiche ed enti istituzionali;  e se possibile,  di ascolto verso utenti e operatori.

Possiamo trasformare il nostro blog minimalista in un attrezzo più evoluto e idoneo a condividere “scoperte”, incontri, progetti, riflessioni.

Possiamo stringere i legami già esistenti con Società scientifiche e Centri di studio, e attivarne di nuovi, propiziando una collaborazione che abbia maggiore impatto culturale e operativo.

Possiamo…..    tante cose da pensare e discutere insieme         

 

Questa “proposta” è un invito a farlo, ed è scritta per essere integrata, corretta, estesa.