Deboli, svantaggiati - Minori, donne, anziani -  Redazione P&D - 23/11/2017

Proposte di modifica all'ordinamento civile e penale in tema di violenza contro le donne

(percorso in itinere presso le istituzioni deputate al loro recepimento)

a cura di:
avv. Giovanna Cacciapuoti e avv. Annamaria Raimondi – Associazione 'Salute donna',  centro antiviolenza del Comune di Napoli
dott.ssa Elvira Reale - responsabile centro Dafne per le vittime di violenza, Ospedale Cardarelli, Napoli  
dott.ssa Giulia Sannolla – Funzionaria referente antiviolenza Assessorato al Welfare Regione Puglia
avv. Filomena Zaccaria – centro antiviolenza “Rompiamo il silenzio” – Martina Franca (Ta)

All'indomani della ratifica della Convenzione di Istanbul (La Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, legge 77/13) in Italia abbiamo l'introduzione della legge 119/13 che, nella rivisitazione degli articoli del codice penale e del codice civile, ha di fatto reso quanto mai impellente la necessità di uno specifico  coordinamento tra giurisdizione penale e civile, nell’ottica di una valutazione organica e complessiva delle singole fattispecie in materia, al fine di approntare interventi processuali di tutela cautelare e definitiva nell’interesse delle vittime di violenza di genere.
Nell'ordinamento civile è necessario  una presa d'atto autonoma della condizione di spettatori del maltrattamento (maltrattamento assistito)  cui i minori sono di frequente sottoposti, in ragione della larga diffusione della violenza sulle donne.
Tale carenza determina un vulnus nella tutela delle donne vittime di violenza che patiscono, a causa delle procedure di affido condiviso dei loro figli,  una esposizione frequente a ulteriori violenze post-separative che ne pregiudicano la sicurezza e pregiudicano la sicurezza dei figli minori (il caso di Federico Barakat, docet). Tale carenza inoltre espone le donne alla così detta vittimizzazione secondaria da parte delle istituzioni, che la convenzione di Istanbul censura e condanna, essendo costrette, sebbene  vittime di violenza a incontrare i partner violenti, a condividere con loro decisione sui figli, a mostrarsi addirittura favorevoli al loro rapporto con i figli, e a contrastare la volontà dei minori, che in conseguenza delle violenze esperite a vario livello,  temono i padri , hanno sentimenti giustificati di ripulsa e chiedono alle madri di essere tutelati.
Occorre quindi che il giudice dell'affido e della separazione, in maniera conforme a quanto indicato dalla Convenzione, assuma informazioni sulle denunce in corso ma soprattutto sulle evidenze  e sui  fatti accaduti in corso di convivenza  e/o relazione e anche dopo la cessazione del rapporto, che corroborino il suo convincimento  circa l'esistenza di  condotte maltrattanti sulla  donna. Tali condotte infatti sono  sufficienti di per sé a costituire un pregiudizio sulla salute del minore, attraverso l'esperienza del maltrattamento assistito che è contenuto 'in re ipsa', ovvero  nella stessa violenza contro le donne.
Ricordiamo qui il principio ribadito dalla Corte di Cassazione (cass. Pen, sez. III, sent. 5 maggio 2010, n. 29612) che riguarda la differenza tra procedimento civile e penale: "Questa corte ha più volte sottolineato che nel processo penale vige, in materia probatoria, la regola della prova, oltre il ragionevole dubbio, laddove nel processo civile opera la diversa regola della preponderanza dell'evidenza  o 'del più probabile che non'."
Nel voler procedere ad  un cambiamento del codice civile non più rinviabile, occorre che negli articoli  che riguardano le eccezioni all'affido condiviso siano menzionati esplicitamente gli effetti del maltrattamento assistito sulla salute e la sicurezza dei minori come indicati dalla Convenzione di Istanbul, specificamente agli artt. 26 e 31. Il rispetto delle norme contenute nella Convenzione  è imposto alla nostra giurisprudenza dal dovere all'interpretazione conforme. La Cassazione a Sezioni Unite N. 10959 del 16 marzo 2016 chiarisce e fa proprie tutte le enunciazioni della convenzione di Istanbul e ci riporta al tema dell’interpretazione conforme che è un dovere istituzionale e norma giuridica prioritaria.
Nei due articoli della Convenzione di Istanbul  si precisa la posizione dei bambini quali vittime di violenza assistita e quindi vittime insieme alle donne della violenza maschile (padre e partner o ex-partner della madre) ; si precisa  anche che la sicurezza in questi casi è il primo valore da assumere come parametro di riferimento nelle scelte sull' affido che si deve occupare essenzialmente di tutelare la coppia madre-figli nei casi di violenza domestica.
 Il diritto al rapporto equilibrato con i due genitori, come  proposto dall'art. 337 ter: "il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori",  diviene diritto secondario rispetto al diritto costituzionalmente prioritario alla salute ed alla sicurezza personale.
La convenzione di Istanbul ha introdotto nel panorama internazionale una specificazione importante del pregiudizio sulla salute e sulla vita del minore; il maltrattamento assistito  discende direttamente dalla violenza sulle donne, con un effetto immediatamente moltiplicatore sui bambini, tenendo presente che  1 donna su 3 subisce violenza fisica e sessuale nella relazione di coppia (dati dell'Organizzazione Mondiale della sanità del 2013, dati della ricerca Europea del 2014 (1) ) e che ogni donna, in Italia,  ha statisticamente una media circa di 1,4 figli. I figli, spettatori obbligati e passivi delle violenze sulla loro madre, hanno conseguenze scientificamente dimostrate di gravi  danni alla salute psico-fisica  a medio e lungo termine, effetti in tutto sovrapponibili a quelli determinati da una violenza diretta.

Ordinamento civile

Proposta di modifiche al codice civile
al secondo comma dell'Art. 330 codice civile: dopo le parole: "il giudice può ordinare l’allontanamento del figlio dalla residenza familiare ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore" sono inserite le seguenti: " o del genitore o convivente cui sono riconducibili  evidenze relative a comportamenti di  violenza di genere contro la madre  (bambini testimoni di violenza art. 26, L.77/2013) "
al comma 1 dell'art. 333 codice civile,  dopo le parole: " può anche disporre l’allontanamento di lui dalla residenza familiare ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore", sono inserite le seguenti: " o del genitore o convivente cui sono riconducibili  evidenze relative a comportamenti di  violenza di genere contro la madre (bambini testimoni di violenza art. 26, L.77/2013)"
al comma 1 dell'Art. 337-quater codice civile, dopo le parole "qualora ritenga con provvedimento motivato che l'affidamento all'altro sia contrario all'interesse del minore" sono inserite le seguenti: " In caso di violenza sulla donna, acquisita la richiesta,  disposta al secondo comma e le evidenze relative,  dispone l'affido esclusivo in capo alla madre, e altre misure a tutela del minore"
al comma 2 dell'art. 336 bis codice civile, dopo le parole: "sono ammessi a partecipare all'ascolto se autorizzati dal giudice, al quale possono proporre argomenti e temi di approfondimento prima dell'inizio dell'adempimento", sono inserite le seguenti: "il genitore di cui è presunta la condotta pregiudizievole, non è ammesso all'ascolto, per garantire al minore massima libertà di espressione"
al comma 1 dell' art. 337-octies codice civile dopo le parole. "Prima dell'emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all'articolo 337-ter, il giudice può assumere, ad istanza di parte o d'ufficio, mezzi di prova", " sono inserite le seguenti: "assumono particolare rilevanza le prove  presentate dai centri anti-violenza che assistono le donne, vittime di violenza ed i loro figli minori"  
al comma 2 dell' art. 337-octies codice civile dopo le parole "tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell'interesse morale e materiale dei figli" sono inserite le seguenti: "Tale possibilità non viene esperita ogni volta in cui vi siano evidenze di maltrattamenti ed abusi sulla madre del minore".

Proposta di modifiche al Codice di procedura civile


    In riferimento all'iter del processo civile sulla determinazione dell'affido, spesso  accade nelle nostre aule di tribunale  che le sentenze dei giudici si attengano alle conclusioni dei consulenti tecnici, a digiuno o addirittura negazionisti delle dinamiche della violenza maschile contro le donne. Ciò determina quel quadro fortemente censurato dalla Convenzione di Istanbul e dalla direttiva europea in materia di tutela delle vittime di reato (29/2012) che va sotto il nome di vittimizzazione secondaria. Occorre quindi che siano inserite nelle procedure di nomina dei consulenti, là dove strettamente necessari, delle indicazioni in forza di legge, che garantiscano l'esclusione di strumenti (alcuni dei quali come ad esempio la PAS o l'AP - Parental Alienation Syndrome, Alienazione Parentale e concetti similari, privi di scientificità; altri come i test ed i profili/diagnosi di personalità non appropriati alle vittime di violenza che portano i segni di traumi situazionali) fortemente implicati nel processo di vittimizzazione secondaria delle donne vittime di violenza. Tali strumenti di fatto nei casi della violenza facilitano procedure livellamento di responsabilità (collusione) tra  vittima e carnefice; slegano inoltre la valutazione degli effetti traumatici dalla loro causa (la violenza) ponendo in capo alla donna giudizi di inadeguatezza personale e genitoriale.  Riteniamo che una prima risposta a questo tipo di vittimizzazione secondaria, che passa attraverso la incompetenza dei consulenti,  possa essere data dalla definizione di una lista di esperti di violenza di genere contro le donne.  I giudici in caso di evidenze di violenza di genere dovranno attingere i loro consulenti da questa lista specifica di esperti e successivamente introdurre in via preliminare tra i quesiti quello che valuti il discrimen tra violenza e conflittualità di coppia.
Dalla Risoluzione del Parlamento europeo (2 febbraio 2006) sulla situazione attuale nella lotta alla violenza contro le donne ed eventuali azioni future (2004/2220(INI)):
"Il Parlamento Europeo, chiede agli Stati membri di adottare misure adeguate per assicurare una protezione e un'assistenza migliori alle vittime e a coloro che rischiano di divenire vittime della violenza contro le donne:
a) prevedendo una protezione qualificata e servizi e assistenza di tipo legale, medico, sociale e psicologico, inclusa la protezione da parte della polizia;
b) prevedendo una formazione adeguata, in particolare psicologica , anche per quanto riguarda l'infanzia, del personale in forza presso gli organi che si occupano di violenza degli uomini contro le donne, quali ufficiali delle forze dell'ordine, personale giudiziario, personale sanitario, educatori, animatori per la gioventù, assistenti sociali e personale penitenziario; nel caso di trattamento mediante terapia di dialogo, è particolarmente importante che lo psicologo o il terapeuta infantile abbia familiarità con il problema della violenza maschile contro le donne, onde evitare che la violenza del padre nei confronti della madre e/o del bambino venga sminuita o banalizzata".

Dalla convenzione di Istanbul: Articolo 15 – Formazione delle figure professionali


1       Le Parti forniscono o rafforzano un'adeguata formazione delle figure professionali che si occupano delle vittime o degli autori di tutti gli atti di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione in materia di prevenzione e individuazione di tale violenza, uguaglianza tra le donne e gli uomini, bisogni e diritti delle vittime, e su come prevenire la vittimizzazione secondaria.
Articolo 18 – Obblighi generali
1       Le Parti adottano le necessarie misure legislative o di altro tipo per proteggere tutte le vittime da nuovi atti di violenza.
2       Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie, conformemente al loro diritto interno, per garantire che esistano adeguati meccanismi di cooperazione efficace tra tutti gli organismi statali competenti, comprese le autorità giudiziarie, i pubblici ministeri, le autorità incaricate dell’applicazione della legge, le autorità locali e regionali, le organizzazioni non governative e le altre organizzazioni o entità competenti, al fine di proteggere e sostenere le vittime e i testimoni di ogni forma di violenza rientrante nel campo di applicazione della presente Convenzione, ivi compreso riferendosi ai servizi di supporto generali e specializzati di cui agli articoli 20 e 22 della presente Convenzione.

art. 61 cpc (Consulente tecnico).
L'art. 61. si integra con il comma 3
1.Quando e' necessario, il giudice puo' farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o piu' consulenti di particolare competenza tecnica.
2. La scelta dei consulenti tecnici deve essere normalmente fatta tra le persone iscritte in albi speciali formati a norma del (disposizioni di attuazione) al presente codice.
comma 3: "Nei casi previsti dagli artt. 33, 34,35,36 della legge 77/13, la scelta del consulente tecnico deve avvenire esclusivamente sulla base di una lista speciale di consulenti esperti della violenza di genere contro le donne, che abbiano un curriculum professionale valutabile in questo ambito attraverso  attività dispiegate a favore di associazioni e centri anti-violenza, o attraverso la partecipazione documentata a master e corsi di formazione specialistici in violenza di genere contro le donne, nonché altro titolo valutabile in questa area.  Non sono considerate omologabili esperienze e specializzazione nell'area della violenza contro i minori, o master e specializzazioni in ambiti genericamente familiari o forensi.
Art. 191, nomina del consulente tecnico
"Nei casi previsti dagli articoli 61 e seguenti il giudice istruttore, con ordinanza ai sensi dell’articolo 183, settimo comma, o con altra successiva ordinanza, nomina un consulente, formula i quesiti e fissa l’udienza nella quale il consulente deve comparire".
dopo l'articolo 191 è inserito l'art. 191 bis
art. 191 bis, comma 1:  Nei casi previsti dagli articoli 61 comma 3 il giudice istruttore nomina un consulente da una lista speciale di esperti in violenza contro le donne.
"      comma 2:  nella definizione dei quesiti: a. formula la domanda di discriminare la violenza domestica  (anche con l'uso di test appropriati e validati internazionalmente)  da una generica conflittualità di coppia; b. formula la domanda sulla idoneità genitoriale o sui comportamenti genitoriali tenendo conto in primis dell'impatto della violenza domestica sui bambini che vi assistono e delle precise responsabilità genitoriali a carico dell'autore della violenza domestica che espone i minori al trauma della violenza assistita.

Disposizioni di attuazione del c.p.c.


Art. 13. (Albo dei consulenti tecnici)
 Si integra con l'art. 13 bis
Presso ogni tribunale è istituito un albo dei consulenti tecnici.
L'albo è diviso in categorie.
Debbono essere sempre comprese nell'albo le categorie: 1. medico-chirurgica; 2. industriale; 3. commerciale; 4. agricola; 5. bancaria; 6. assicurativa.
art. 13 bis è istituito presso ogni tribunale un albo speciale degli esperti di violenza di genere con requisiti specifici indicati  nel comma 3 dell'art. 61

Presenza dei centri anti-violenza nel processo civile  : valutazione e raccolta delle prove


Nell'ambito della valutazione delle prove, nei casi di violenza domestica e sessuale su donne maggiorenni e minorenni (Nei casi previsti dagli artt. 33, 34,35,36 della legge 77/13) le certificazioni dei  Centri anti violenza vanno accolte dal giudice istruttore alla stregua di prove legali (art. 2770/02 cc).
Art. 116 cpc.
Integrazione dopo le parole: "Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga altrimenti" vanno inserite le seguenti: " Nei casi previsti dagli artt. 33, 34,35,36 della legge 77/13, la valutazione del giudice deve comprendere la documentazione, a valore legale, dei centri anti-violenza"


ORDINAMENTO PENALE

Nell’ordinamento penale numerose sono le esigenze di riforma agli interventi legislativi posti in essere  dal decreto legge n.93/2013 e successiva legge di conversione 119/2013, sia sul fronte sostanziale sia su quello precedurale. Sotto il profilo sostanziale appare opportuno sussumere la categoria “femminicidio”, quale istituto giuridico autonomo la cui definizione necessita di inserimento nel codice penale, sia per il reato di omicidio che per altri reati in danno alla persona, primo fra tutti le lesioni personali, ma anche reati spia come la minaccia.  E’ necessario altresì  qualificare espressamente la violenza assistita in danno dei minori e dei figli già maggiorenni conviventi,quale autonoma fattispecie di reato, permanendo la fattispecie di cui all’art. 61 n.11 quinques limitatamente alla violenza contro le donne in stato di gravidanza. In sede sostanziale è necessario garantire la funzione deterrente della pena mediante innalzamento della forbice edittale del reato di maltrattamenti in famiglia.
  SI PROPONGONO LE SEGUENTI MODIFICHE E NOVELLE:
art 582 comma 1 bis cp: se la lesione è provocata nei confronti di una persona a causa del suo genere,  la pena è aumentata di 2/3 ed il reato è perseguibile d’ufficio;
art. 612 comma 1 bis cp: se la minaccia è rivolta nei confronti di una persona a causa del suo genere, la pena è aumentata di 2/3 ed il reato è perseguibile d’ufficio;
art. 572 bis cp: “ Chiunque commette i fatti delittuosi di cui all’art. 572 cp alla presenza di minori, è punito con la reclusione da due a sei anni”  

In sede processuale


in generale bisogna focalizzare l’attenzione sulla fase delle indagini preliminari, rendendole più snelle e più efficaci nelle primissime battute. Ben venga la proposta della riforma Orlando che ha inserito l’obbligo del PM di esercitare l’azione penale o richiedere l’archiviazione entro 3 mesi  dalla chiusura delle indagini, pena l’avocazione delle indagini da parte della Procura Generale presso la Corte d’Appello, ma nelle ipotesi di violenza di genere è necessario accelerare i tempi già nei cruciali e drammatici primi momenti. Sul punto si potrebbe proporre l’obbligo della PG di trasmettere la notizia di reato entro tempi ristretti, non oltre le 24 ore alla competente Procura della Repubblica; in mancanza sarà necessario prevedere, quanto meno, una precisa sanzione disciplinare a carico della PG che nelle more può ad ogni modo compiere ogni atto di indagine necessario.
            Si propone l’introduzione al primo comma dell’art. 347 cpc “Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria, senza ritardo, ovvero entro le 24 per i reati di cui agli art. 572, 572 bis (cfr. ut supra), 612 bis e 609 bis cp, riferisce al pubblico ministero, per iscritto, gli elementi essenziali del fatto e gli altri elementi sino ad allora raccolti, indicando le fonti di prova e le attività compiute, delle quali trasmette la relativa documentazione:

Questa problematica appare anche più evidente in relazione all’art. 380 lett. L ter cpp, norma sostanzialmente passata in sordina. D'altronde è difficoltoso qualificare i criteri di flagranza nei reati abituali come  maltrattamento perché i fatti delittuosi avvengono in ambito domestico, e spesso l’avvento delle forze dell’ordine, quando avviene ovvero quando la donna e/o minori riescono materialmente a contattarle,  si verifica in circostanze che apparentemente non appaiono “flagranti”; ed allora è opportuno circoscrivere al meglio questo criterio nei reati di cui agli art. 572 e 612 bis ter
     

SI PROPONE:  art. 382 comma 2 bis: Nei reati di cui agli artt 572, 612 bis, 609 bis, 609 ter. 609 quater, 609quinquies, 609 octies, si considera in stato di flagranza ai sensi del precedente articolo colui il quale, in base alle circostanze di fatto e di tempo, allo stato dei luoghi, alle tracce di reato presenti sulla persona offesa, evidenti o risultanti da referto redatto non oltre le successive 24 ore, appaia che abbia commesso il reato immediatamente prima”
Sempre in tema di indagini appare opportuna una notifica di fissazione di udienza camerale ex art. 447 cpp anche alla persona offesa, che così avrà la possibilità, finora non prevista, di costituirsi parte civile, oltre alla possibilità di depositare memorie ex art. 90 cpp in udienza, ove potrà essere allegata la valutazione del rischio e documentazione a supporto della memoria. Tanto si pone necessario in quanto in questa fase la vittima, che nell’ottica della legge è “alla pari” della parte indagata, è esposta a pericolo nella misura in cui la sentenza di patteggiamento nella prassi è contestuale alla estinzione della eventuale misura cautelare in corso
     

SI PROPONE: comma 1 bis all’art. 447 cpc: il decreto di fissazione dell’udienza di cui al precedente comma deve essere notificato alla parte offesa per i reati di cui agli artt. 572, 572 bis , 612 bis e 609 bis cp”
Fermo restando le guarentigie di cui all’art. 351 comma 1 ter cpp  (vittime vulnerabili), in sede di acquisizione di fonte di prova in fase di indagine (sommarie informazioni testimoniali ), sarebbe opportuno per una maggiore attendibilità, disporre obbligatoriamente delle video riprese  dovrebbe essere disposta la obbligatorietà delle videoriprese in sede di s.i.t. ed in sede dibattimentale, nonché in sede di incidente probatorio, ovvero per tutte le fasi di acquisizione della prova dichiarativa delle persone offese
         

SI PROPONE: art. 90 quater comma 2: “ la condizione di particolare vulnerabilità è presunta  nelle persone offese maggiorenni dei reati di cui all'art. 572, 609 bis, 609 octies, 612 bis c.p.”
art.90 quater comma 3: "la persona offesa che si trova in condizione di particolare vulnerabilità,  a causa del suo stato situazionale,  non può essere sottoposta a consulenza o perizia per stabilirne la  personalità"
al comma 1 ter dell’art. 351 cpp si aggiungono le parole “ viene stabilita, altresì, la   obbligatorietà della  la video/audio ripresa delle escussioni delle persone vulnerabili anche maggiorenni; tale registrazione, accompagnata dalla trascrizione da parte di esperto nominato dal PM, costituisce verbale”
al comma 5ter dell’art. 398 cp si aggiunge: “in tali circostanze si procede anche mediante assunzione di video/fono ripresa”;
all’art. 498 cp si aggiunge il comma 4 quinques: “nelle ipotesi di cui ai commi 4  ter e quater l’esame deve essere video/audio ripreso, costituendone verbale unitamente alla trascrizione della deposizione”
               
In materia di violenza di genere ed intrafamiliare è necessario “potenziare” anche l’eventuale subprocedimento cautelare; infatti non sempre le esigenze di tutela della donna e del nucleo familiare collimano con i tempi e le regole previste dal codice di procedura penale; è pur vero che il nostro ordinamento deve garantire i diritti inviolabili dell’indagato/imputato, ma è altrettanto vero che deve garantire i diritti inviolabili della donna e dei minori vittime di tali reati. Infatti  le situazioni di “pericolo e di rischio” non sempre sono riconosciute come tali. Nel momento in cui non avviene l’arresto, per mancanza di flagranza e/o di corretta lettura della medesima, è ovviamente obbligatoria una azione di tutela nei confronti della vittima, che è esposta a pericolo continuo e reale.  Pertanto diventa cruciale attivare un piano di protezione che in termini processuali trova applicazione nella irrogazione di misure cautelari personali coercitive (anche reali, come ad esempio sequestro preventivo di armi) a carico del maltrattante. Proprio in virtù di quanto finora esposto in termini di celerità ed immediatezza di comunicazione tra polizia giudiziaria e magistratura inquirente, il P.M. deve essere posto immediatamente nelle condizioni di valutare l’opportunità di richiedere una misura cautelare a tutela della vittima, ed ancora, qualora il P.M. disponga in tal senso, è necessaria una risposta altrettanto celere del GIP, che dispone il rigetto e/o l’accoglimento
    

SI PROPONE:  art.  384 bis:  dopo le parole “di cui all'art. 282 bis, comma sei cpp ” va inserito “ nonché dei delitti di cui agli artt. 572  e 612 bis c.p.”
art. 291 cpp comma 3 bis : “Quando si procede per uno dei delitti di cui all'art. 282 bis, comma sei, nonché 572 e 612 bis c.p. il PM nel termine di 7 giorni dalla ricezione della notizia di reato formula richiesta di  misura cautelare al GIP che vi provvede nei successivi cinque giorni. Il PM, quando si procede per uno di questi reati, richiede, comunque,  l'applicazione della misura della sospensione della potestà genitoriale ex art. 288 c.p.p. quando il reato è stato commesso anche in danno, diretto o indiretto, e/o presenza del figlio minore ovvero quando dall'esercizio di tale potestà da parte dell'autore del reato può derivarne pregiudizio o pericolo per l'incolumità della persona offesa quando questa è la madre del minore, altresì, il PM chiede, comunque, l'applicazione di misure patrimoniali provvisorie se ne ricorrono i presupposti e/o su richiesta della vittima di cui all'art. 282 bis".
All’art. 310 cpp al comma 1  dopo la parola “difensore” va aggiunto  “ovvero dalla persona offesa da uno dei reati di cui agli artt. 282 bis comma sei, 572 e 612 bis cp”

 V’è divieto di patteggiamento per i reati elencati al secondo comma dell’art. 444 cpp (es. 609 bis, ter, ecc); sarà necessario estendere il detto divieto anche ai reati i di maltrattamenti in famiglia e stalking (artt. 572 e 612 bis c.p.); infatti nell’ottica di un effettivo adempimento delle norme di cui alla Convenzione di Istanbul, considerata la coscienza giuridica e sociale del disvalore del fatto reato elencato al secondo comma dell’art. 444 cpp, deve essere esteso tale divieto ai reati di maltrattamenti e stalking che di fatto ledono profondamente, come i primi, la dignità della persona, il suo benessere ed i suoi diritti fondamentali; tale divieto costituirebbe la presa d’atto giuridica e sociologica del grave disvalore del fatto/reato ex artt. 572 e 612 bis cp
Per le donne vittime di violenza deve essere garantita la protezione anche successivamente alla estinzione della misura cautelare ovvero dopo l’espiazione della pena definitiva con programmi di protezione  assimilabili alla normativa dei testimoni di giustizia

Violenza sessuale su minori

Negli ultimi tempi si è rafforzata nella coscienza pubblica la consapevolezza che molte vittime di abusi sessuali sono in condizione di presentare denuncia penale soltanto anni ed anni  dopo i fatti. Dato che i minori spesso rimuovono gli atti sessuali cui sono stati costretti oppure tacciono per lungo tempo a causa delle minacce dell'autore, del loro legame di dipendenza con l'autore rafforzato dall'età (spesso si tratta di familiari), si rende necessario per rendere efficace la norma e la pena, consentire che sia approvato un  modello di prescrizione, giusto il quale il perseguimento penale degli atti sessuali con minori di 16 anni possa essere sospeso fino al compimento dei 18 anni della vittima.

Presenza dei centri anti-violenza nel processo penale  : valutazione e raccolta delle prove

Nell'ambito della valutazione delle prove, nei casi di violenza domestica e sessuale su donne maggiorenni e minorenni (Nei casi previsti dagli artt. 33, 34,35,36 della legge 77/13) le certificazioni dei  Centri anti violenza vanno acquisite dal giudice inquirente.
art. 362 cpp, dopo l'ultima parola del comma 1 bis: "indagini" si prosegue con: " per i reati di cui agli artt. 572 e 282 bis 6° comma, nonché nei reati commessi su donne e minorenni, il PM, previo consenso o su richiesta della vittima, acquisisce informazioni sull'attività dei centri anti-violenza nei confronti della PO.
art.90 cpp proposta, inserimento:
 "comma 1bis, Il centro anti-violenza, quale rappresentante dei diritti della donna vittima di violenza di cui agli artt. 282 bis comma sei, 572 e 612 bis cp” nonché nei reati commessi su donne e minorenni, in ogni stato e grado del procedimento può presentare memorie e, con esclusione del giudizio di cassazione, indicare elementi di prova.

Costituzione sezione specializzata del Tribunale in sede requirente e giudicante

Affinchè venga data piena attuazione alla Convenzione di Istanbul è necessario non solo apportare modifiche al codice penale sostanziale e procedurale, ma regolamentare settori specifici per gli operatori del diritto, primi fra tutti i magistrati, la polizia giudiziaria, ma anche gli avvocati che vogliano specializzarsi in materia. In tal senso andrebbe istituita una sezione specializzata del Tribunale in sede requirente e giudicante, sistemi di tutela della privacy potenziati, udienze a porte chiuse, obbligo di formazione permanente per magistrati e avvocati che vogliano specializzarsi in materia, gli ausiliari del giudice. ; i formatori devono avere comprovata esperienza in materia da almeno cinque anni ovvero essere parte di centri antiviolenza specificatamente autorizzati dalla regione. E’ importante sottolineare che deve essere garantita celerità e speditezza durante la fase delle indagini preliminari, momento in cui maggiore è l’esigenza di tutela della vittima.
Se è necessario che le giurisdizioni civili e penali siano autonome, è altrettanto necessario che si abbia una sorta di coordinamento temporale e causale tra le stesse, ovvero le date delle udienze civili e penali dovrebbero essere indicate in spazi temporali vicini, così come le attività istruttorie, soprattutto dovrebbero essere acquisiti al processo civile i provvedimenti e gli atti istruttori del procedimento penale, al fine di assumere anche decisioni univoche nell’interesse dei minori; si assiste a volte a condanne in sede penale a carico del maltrattante, e rigetto di addebito a carico dello stesso in sede di separazione giudiziale, all’uopo sarebbe auspicabile la costituzione e la concreta applicazione di un protocollo unificato di polizia giudiziaria interforze.

Modifica DPR 115/2002: DATA LA SPECIFICITA’ DELLA MATERIA DISPORRE LA LIQUIDAZIONE DEGLI ONORARI NEI MINIMI TARIFFARI SENZA RIDUZIONE ULTERIORE

 1) WHO, Global and regional estimates of violence against women: prevalence and health effects of intimate partner violence and non partner sexual violence, World Health Organization 2013.
FRA (European Union Agency for Fundamental Rights), V Violence against women: an EU-wide survey, Results at a glance.iLussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione Europea, 2014