Pubblica amministrazione - Generalità, varie -  Redazione P&D - 21/08/2019

Proroghe automatiche e generalizzate in via normativa alle concessioni demaniali marittime a scopo turistico ricreativo - C.d.S. Sezione V, Sentenza n. 6688 del 26.11.2018 - Gabriele Gentilini

Il giudice amministrativo di secondo grado torna sulla tematica delle concessioni demaniali marittime a scopo turistico.
Al di là della questione in se ovvero della competenza del giudice ordinario a valutare sulle controversie circa le obbligazioni connesse al canone concessorio, riafferma il giudice amministrativo che (estraendone dal testo allegato) “…le proroghe automatiche in via normativa delle concessioni demaniali marittime sono state dichiarate illegittime dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea, V sezione, 14 luglio 2016, n. 458 (con la conseguenza che le relative disposizioni legislative devono essere disapplicate, in termini Cons. Stato, sez. VI, 12 febbraio 2018, n. 873; Cass. Pen., sez. III, 16 marzo 2018, n. 21281). Deve poi aggiungersi che, una volta scaduta la concessione demaniale, il (precedente) concessionario non vanta alcun diritto al rinnovo e neppure alcuna posizione di preferenza nella necessaria procedura che deve essere instaurata dalla amministrazione per il rilascio della nuova concessione. “.
Ribadisce ancora che “ …non potendo ammettersi l’esistenza di concessioni implicite ovvero un diritto al rinnovo delle stesse e tanto meno una loro proroga automatica ope legis (ciò senza contare, sotto altro concorrente profilo, che il mancato pagamento del canone ben può costituire causa di revoca o decadenza della concessione demaniale). Il che esclude poi in particolare la fondatezza delle censure concernente un presunto difetto di motivazione della nota impugnata o la eventuale violazione delle garanzie procedimentali..”.
Su tutta la tema e problematica correlata sottende la riflessione delle fonti per cui La Costituzione e il diritto adottato dalle istituzioni dell’Unione nell’esercizio delle competenze a questa attribuite hanno prevalenza sul diritto degli Stati membri. Sul tema del primato del diritto comunitario vale anche quando il giudice nazionale, interpretando la legge, ritenga che questa confligga con i principi generali della Convenzione, Costituzione Europea e altre fonti primarie del diritto dell'Unione.
L'art. 11 della Costituzione italiana ammette che la Repubblica possa accettare limitazioni alla sovranità per l'adesione a organismi sovranazionali. La stessa corte Costituzionale ha più volte ribadito la legittimità di tale rapporto fra gli ordinamenti.
Analogamente l’analisi della problematica è stata filtrata dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 6953 del 3 dicembre 2018 in cui viene fatto riferimento a (estraendone dal testo della sentenza) “A differenza della proroga della concessione che determina il prolungamento – senza soluzione di continuità – della durata della concessione in essere, il rinnovo della concessione integra gli estremi di una nuova concessione che si sostituisce alla precedente oramai scaduta.
A corollario discende che, decorso il termine di durata, scaduta l’originaria concessione demaniale marittima, si verifica ipso iure, ai sensi dell’art. 49 del cod. nav., la devoluzione a favore dello Stato: ossia, sebbene la concessione sia stata rinnovata, le opere non agevolmente rimuovibili realizzate dal concessionario nel periodo d’efficacia della concessione scaduta – fatta poi oggetto di rinnovo – sono acquisite con effetto legale automatico al demanio statale.
7.2 Coerentemente all’effetto costitutivo prodottosi ex lege, l’atto amministrativo di acquisizione o di incameramento ha efficacia meramente dichiarativa di una vicenda traslativa oramai conclusa.
7.3 Sicché il rinnovo della concessione, contrariamente a quanto ritenuto dai giudici di prime cure, non posticipa affatto l’effetto traslativo della proprietà già prodottosi alla scadenza del termine di durata della concessione.
8. Il dato positivo più recente conforta e corrobora la soluzione qui attinta.”

Indica inoltre il Consiglio di Stato nel suddetto provvedimento n. 6953/2018 che “In seguito alla procedura d’infrazione comunitaria n. 2008/4908, aperta nei confronti dello Stato Italiano, sulla incompatibilità comunitaria del rinnovo automatico della concessione alla scadenza sessennale, di cui all'art. 1, comma 2, d.l. n. 400/1993, è stato adottato l’art. 1, comma 18, d.l. n. 194 del 2009 (“Proroga di termini previsti da disposizioni legislative”).
La norma dispone l’abrogazione del c.d. “diritto di insistenza” di cui all'art. 37 cod. nav.; contiene inoltre la previsione – modulata in ragione dell’entità e della rilevanza economica delle opere realizzate dal concessionario – della durata delle concessioni, tra sei e venti anni; stabilisce, infine, la proroga al 31 dicembre 2015 delle concessioni per finalità turistico-ricreative, in scadenza prima di tale data e in atto alla data di entrata in vigore dello stesso decreto-legge.
8.1. In aggiunta, come sottolineato dalle appellanti, allo scopo di chiudere la procedura di infrazione n. 2008/4908, e dare organica sistematicità alla materia, con l’art.11 della legge comunitaria n. 217/2011 (recante “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee”) è stato abrogato il meccanismo del rinnovo automatico previsto dal comma 2 dell’art. 1 d.l. n. 400/1993.
8.2 Sicché il rinnovo automatico e tacito delle concessioni demaniali è espunto dall’ordinamento di settore per cui è causa.”.