Famiglia, relazioni affettive - Adozione, affitto etero-familiare -  Redazione P&D - 20/08/2019

Provvedimento straniero e contrasto con l'ordine pubblico. Le S.U. sul rapporto di genitorialità - Cass. S.U. 12193/2019 - Dalila Quarta

Le Sezioni Unite con la pronuncia in epigrafe citata sono intervenute per dirimere il nodo gordiano relativo alla possibilità di riconoscere, o meno, nel nostro ordinamento, l’efficacia del provvedimento con cui il Giudice straniero ha accertato il rapporto di genitorialità con persone dello stesso sesso.

Come lo stesso Giudice di legittimità non ha mancato di evidenziare, la questione sottoposta al vaglio non concerne l’equiparazione di una paternità non biologica a quella biologica, ma – più semplicemente - l’ammissibilità, o meno, di un rapporto genitoriale di tipo omosessuale.

Quoad factum, la questione prende le mosse dalla domanda di delibazione di un provvedimento straniero, proposta dai partners di una coppia omosessuale. Nello specifico, tale provvedimento aveva attribuito ai minori - generati mediante i gameti forniti da uno dei membri della coppia, già dichiarato loro genitore con provvedimento regolarmente trascritto in Italia -  lo status di figli anche del partner col quale non sussisteva alcun legame di natura biologica.

I minori, nel caso di specie, erano nati grazie alla cooperazione di altri due soggetti: una donna che aveva donato i propri ovociti e un’altra che, in virtù di un accordo validamente stipulato ai sensi della legge straniera, aveva portato avanti la gravidanza rinunciando preventivamente a qualsiasi diritto nei confronti dei minori.

Ebbene, la Corte d’Appello di Trento, con ordinanza del 23 Febbraio 2017, aveva accolto la domanda ritenendo preminente l’interesse dei minori alla conservazione dello status filiationis - loro riconosciuto con atto validamente formatosi in un altro Stato - rispetto al paventato contrasto di tale riconoscimento con l’ordine pubblico internazionale.

A tale uopo, la Corte ha richiamato la più recente giurisprudenza di legittimità secondo cui il contenuto della nozione di ordine pubblico internazionale va desunto esclusivamente dai principi supremi e fondamentali della Costituzione che, in quanto tali, non potrebbero essere sovvertiti dal legislatore ordinario. In aggiunta, la Corte ha evidenziato che il contrasto con l’ordine pubblico resta escluso in caso di difformità della norma straniera dalle norme del diritto nazionale con cui il legislatore interno abbia esercitato la propria discrezionalità in una determinata materia.

 

Orbene, le problematiche relative alla maternità surrogata pongono delicati interrogativi di ordine etico, in merito ai quali non vi è consenso unanime in ambito Europeo. Pertanto, si tratta proprio di una fra le materie in ordine alle quali la Corte Edu  riconosce al legislatore statale un ampio margine di discrezionalità.

Invero, nell’ordinanza sopra citata i Giudici di Appello hanno evidenziato che nel nostro ordinamento la disciplina attualmente vigente in sedes materiae non consente di ricorrere alla maternità surrogata: la Legge 40/2004, infatti, limita alle sole coppie eterosessuali la possibilità di accedere alla procreazione medicalmente assistita e prevede sanzioni amministrative, in caso di ricorso a tali pratiche da parte di coppie omosessuali, nonché la comminazione di sanzioni penali per chi realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni.

D’altra parte, la Legge n. 76/2016 ha sancito la non applicabilità alle Unioni Civili della Legge sull’adozione ( L.4 Maggio 1983, n.184).

Sulla scorta di tali considerazioni, la Corte d’Appello trentina ha accolto la domanda di delibazione del provvedimento con cui il giudice straniero aveva riconosciuto il rapporto di genitorialità tra i minori, nati attraverso la sopra descritta tecnica di procreazione medicalmente assistita, e il partner della coppia omosessuale a loro non biologicamente legato.

Quest’ultimo profilo a dire dei giudici della Corte d’Appello, non avrebbe un rilievo essenziale, atteso che nel nostro ordinamento non esisterebbe un modello di genitorialità fondato esclusivamente sul legame biologico tra il genitore e il nato.

Sennonché, l’ordinanza de qua è stata impugnata con ricorso in Cassazione dal Pubblico Ministero, dal Ministero dell’Interno e dal Sindaco di Trento.

D’altra parte, hanno resistito con controricorso le parti interessate al riconoscimento del provvedimento straniero.

 

Ora, senza soffermarsi sullo specifico tenore delle doglianze sollevate da ciascuna delle parti in causa, per quanto di interesse in questa sede, è opportuno evidenziare come il fulcro della motivazione resa dalla Suprema Corte attiene proprio alle nozioni di ordine pubblico e di maternità surrogata.

Sul concetto di ordine pubblico, il Supremo Consesso ha evidenziato che per il riconoscimento di efficacia al provvedimento giurisdizionale straniero, la compatibilità dello stesso con l’ordine pubblico deve essere vagliata, non solo in termini di conformità  ai principi fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione e dalle fonti sovranazionali, ma anche in considerazione del modo in cui tali principi hanno trovato attuazione nella disciplina ordinaria dei singoli istituti e nell’interpretazione che ad essi è stata fornita dalla giurisprudenza, sia costituzionale che ordinaria.

D’altra parte, con riguardo alla nozione di “maternità surrogata”, la Corte ha proseguito la propria disamina ponendo in evidenzia le differenze tra tale fattispecie e quella, solo apparentemente analoga, della fecondazione eterologa medicalmente assistita: caratteristica essenziale della prima è il fatto che una donna presta il proprio corpo ed eventualmente gli ovuli necessari al concepimento al solo fine di aiutare un’altra persona o una coppia sterile a realizzare il proprio desiderio di genitorialità, assumendo su di sé l’obbligo di provvedere alla gestazione ed al parto per conto di altri, impegnandosi, quindi, a consegnare il nascituro.

Ciò posto, la Suprema Corte ritiene non riconducibile alla maternità surrogata e, quindi, non assimilabile alla fattispecie in esame, il caso oggetto di un precedente giurisprudenziale richiamato nell’ordinanza della Corte d’Appello.

Tale precedente concerneva la trascrizione nei registri dello stato civile italiano di un atto di nascita formato all’estero e riguardante un minore generato da due donne, a ciascuna delle quali il nascituro risultava legato da un rapporto biologico: una di esse lo aveva partorito, mentre, l’altra aveva fornito gli ovuli necessari per il suo concepimento mediante procreazione medicalmente assistita.

Ad avviso del Supremo Consesso le due fattispecie poste a raffronto non sono assimilabili, atteso che esse avrebbero in comune il solo fatto che il concepimento e la nascita dei minori hanno avuto luogo in attuazione di un progetto genitoriale maturato nell’ambito di una coppia omosessuale con l’apporto genetico di un solo partner. Tuttavia, esse si differenziano per il numero di soggetti estranei (due, anziché uno) coinvolti nell’operazione.

Ebbene, il caso odiernamente deciso dalla S. C. , avendo implicato la cooperazione esterna di due soggetti (la donna donatrice degli ovociti e la donna gestante) è ritenuto riconducibile alla fattispecie della maternità surrogata e, in quanto tale, in contrasto col divieto sancito dall’art. 12, c.6 della L. 40/2004.

 

A tal proposito, merita una breve considerazione quanto osservato dalla Suprema Corte laddove ha evidenziato che, nella parte in cui la Corte d’Appello ha escluso che il divieto della surrogazione di maternità possa integrare gli estremi di un principio di ordine pubblico, si pone conflitto con l’orientamento - precedentemente seguito dalla giurisprudenza di legittimità - che a tale disposizione assegnava una funzione cardine nella tutela di interessi costituzionalmente rilevanti.

Per suffragare le proprie argomentazioni, il Supremo Consesso fa, dunque, richiamo a quanto affermato dalla Corte Costituzionale che, da tempo, ha riconosciuto la legge 40/2004 come “costituzionalmente necessaria” poiché relativa ad una pluralità di interessi di rilievo costituzionale.

Interessi che, nel complesso, postulano quantomeno un bilanciamento volto ad assicurare un livello minimo di tutela legislativa.

La tutela del minore , infatti, richiede la valutazione complessiva di più fattori e non risulta pregiudicata dal divieto di maternità surrogata e dalle relative sanzioni. Peraltro, la preservazione dei valori e principi di ordine pubblico, sottesi alla problematica in esame, non esclude la possibilità di conferire rilievo al rapporto genitoriale non biologico mediante il ricorso ad istituti diversi, come ad esempio l’adozione.

In ragione di tanto la Corte ha cassato l’ordinanza impugnata e, non occorrendo ulteriori accertamenti di fatto, ha deciso nel merito la questione rigettando la domanda di riconoscimento dell’efficacia del provvedimento straniero.