Diritto, procedura, esecuzione penale - Diritto, procedura, esecuzione penale -  Valeria De Franco - 14/12/2019

Può ritenersi sussistente la responsabilità dell’imprenditore che pur di pagare gli stipendi ai lavoratori omette il versamento dell’Iva all’Erario? - Corte di Cassazione Sez. III Penale, n. 50007 dell’11.12.2019.

Questo è quanto afferma recentemente la Corte di Cassazione nella sentenza n. 50007 dell’11.12.2019. Secondo il ricorrente il dolo del reato in questo caso era da escludere poiché le somme che sarebbero dovute essere versate all’Erario erano invece state utilizzate per il pagamento di fornitori e stipendi al fine di non interrompere la continuità aziendale e fronteggiare per quanto possibile la crisi che aveva coinvolto l’Azienda. Tuttavia, a tal proposito vi è anche da aggiungere come secondo il costante orientamento giurisprudenziale il reato di cui all’art. 10 ter del d. lgs n. 74 del 2000 è di natura omissiva ma anche istantanea, come tale punibile a titolo di dolo generico identificabile con la coscienza e volontà di non versare all’Erario le somme dovute a titolo di Iva. Dunque, la scelta di non pagare l’imposta prova già in sé la sussistenza del dolo generico dato dalla volontà di non versare le somme dovute a titolo di Iva allo Stato; non essendo in tal caso altresì necessaria la specifica volontà di evadere il fisco.

Tale circostanza potrebbe venir meno con l’esimente della forza maggiore ex art. 45 c.p. in quei casi in cui si verifica un avvenimento inevitabile al punto tale da annullare la signoria del soggetto agente sui propri comportamenti, impedendo in tal caso la configurazione di un’azione penalmente rilevante per difetto del requisito della volontà della condotta. Tuttavia, nel caso di specie non poteva ritenersi sussistente la causa di forza maggiore poiché la crisi d’impresa era già risalente ad un arco temporale anteriore a quello in cui si era optato per non versare l’Iva, non costituiva pertanto un evento imprevisto e imprevedibile, peraltro, la giurisprudenza ha già in diverse occasioni escluso che le difficoltà economiche in cui versa il soggetto agente possano integrare la forza maggiore penalmente rilevante, né appare possibile che il reo possa autofinanziarsi con risorse che non sono configurabili come proprie ma destinate alla collettività secondo quello che è il meccanismo legato al versamento dell’Iva la quale è collegata a operazioni imponibili che il soggetto d’imposta riscuote e deve accantonare per l’Erario.

In conclusione la Suprema Corte rigetta il ricorso affermando che: “Il reato di omesso versamento Iva è integrato dalla scelta consapevole di omettere i versamenti dovuti e sussiste anche quando, per preservare la continuità aziendale in una situazione di difficoltà economica, consapevolmente si utilizzino somme percepite a titolo di Iva per pagare fornitori e stipendi dei lavoratori, non adempiendo gli oneri tributari”.