Lavoro - Generalità, varie -  Afrikah De Mattia - 24/09/2018

Qual è il valore probatorio della firma apposta sulla busta paga consegnata al dipendente dal datore di lavoro?

Attuale pronuncia della Corte di Cassazione, ordinanza del 06/09/2018 n. 21699, mette nuovamente in guardia tutti quei datori di lavoro che sono soliti far firmare la busta paga prima ancora di aver retribuito il lavoratore: la sottoscrizione apposta in calce alla busta paga è prova solo dell’avvenuta consegna della busta paga e non del pagamento della cifra in essa indicata.

Tale ordinanza si allinea, oltre a precedenti conformi ( Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 25463/2017; n. 13150/2016) a quanto di recente fissato dalla Legge di Bilancio 2018, e più precisamente dall’art. 1 comma 910 della Legge 27/12/2017 n. 205 : “ A fare data dal 01/07/2018 i datori di lavoro e i committenti corrispondono ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi:

a) Bonifico sul contro identificato dal codice IBNA comunicato dal lavoratore;

b) Strumenti di pagamento elettronico;

c) Pagamenti in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;

d) Emissione di assegno consegnato direttamente al lavoratore, o in caso di provato impedimento, a un suo delegato

Dal 01/07/2018 stop quindi ai pagamenti in contanti, pena, per i pagamenti non tracciati, le sanzioni amministrative pecuniarie previste dalla disposizione che vanno dai 1.000 ai 5.000 euro per ogni dipendente. 

Inserire le diverse diciture “per accettazione”, “per ricevuta” o “per quietanza” serve solo ormai a dimostrare che il lavoratore ha ricevuto regolarmente la busta paga e non il tanto meritato e agognato stipendio, la cui corresponsione, in caso di contestazione, deve essere provata dal datore di lavoro.