Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 23/06/2019

Quali sono i luoghi che mi hanno fatto stare bene? - Elena Cerkvenic

Il supermercato e la biblioteca
Due che io ricordi bene sono i luoghi che durante il periodo di sofferenza mentale mi facevano stare abbastanza bene. Stavo malissimo, nulla per me aveva senso, niente mi poteva aiutare, passavo tredici-quattordici ore al giorno distesa sul divano; non riuscivo a dare senso né trovare senso in niente e in nessuno; priva di qualsiasi stimolo, non aspettavo altro che l’ora pomeridiana per andare a prendere mio figlio Thomas alla scuola dell’infanzia. Tutta la mia esistenza in quel lungo periodo di sofferenza mentale si esauriva nel piacere ad andare a prendere mio figlio Thomas in asilo. Dormivo la notte e la mattina mi era impossibile trovare un senso per la giornata che avevo davanti a me. Nessuna azione, nessuna attività poteva darmi piacere, niente. Ero completamente isolata dalle relazioni con le persone e anche se ne avevo qualcuna, non mi davano gratificazione. Mi recavo con grandissimo sforzo, con grandissima difficoltà, al supermercato, e compravo alcuni alimenti per casa; pane integrale, latte (per mio figlio!), dell’affettato, formaggi. Dopo essere stata al supermercato ero contenta di avere fatto qualcosa di utile per la mia famiglia, però oltre a questa piccola attività quotidiana la mia vita non aveva alcun altro senso. Un altro luogo oltre al supermercato che ha avuto un significato positivo nella mia vita è  stato il recarmi con mio figlio Thomas, piccolissimo, avrà avuto 3-5 anni, regolarmente, alla biblioteca Srečko Kosovel di Sežana (Sesana) nella vicina Slovenia. Mi sentivo molto bene, quando veniva giovedì, e verso le 16.00 di pomeriggio accompagnavo Thomas-bambino, ad ascoltare il racconto di una fiaba nella biblioteca di Sesana. Sentivo in quei momenti, erano attività per bambini che venivano svolte da una maestra di scuola elementare, l’importanza di quell’ascolto per mio figlio Thomas. E per me. Quelli erano per me profondi momenti di gioia, che davano senso alla mia esistenza. Alla mia esistenza vuota e priva di senso.