Famiglia, relazioni affettive - Generalità, varie -  Franco Longo - 14/03/2018

Quando i figli minori sono più maturi dei genitori

(Tribunale  Milano 3 giugno 2016 e altro)

Particolare interesse ha suscitato una ordinanza del tribunale di Milano del   3 giugno 2016.            
Condotta e ordinanza oserei dire esemplari da parte del giudice istruttore del Tribunale di Milano designato in ordine alla causa di separazione personale giudiziaria di due coniugi.
Nelle more del procedimento di separazione, la madre collocataria della figlia, diciassettenne, era del tutto contraria al progetto del padre di portare con sé la figlia medesima per un viaggio vacanza - studio in Australia durante il periodo estivo. Riteneva, la madre, che si trattava di un viaggio lungo, faticoso e troppo a ridosso dell’inizio dell’anno scolastico. Talmente accesa deve essere stata la discussione e la madre molto ancorata alla propria posizione che la questione è sfociata in una istanza presentata al giudice istruttore della separazione.  Il giudice ha, come previsto dalla normativa, provveduto all’audizione della figlia minorenne. A seguito di tale audizione e dopo aver esaminato quanto affermato dai genitori anche per tramite dei rispettivi legali, il giudice ha fatto presente che se solo i genitori avessero ascoltato il punto di vista della figlia, si sarebbero resi conto che la stessa, pur rendendosi conto del carattere impegnativo del viaggio, intendeva senz’altro fare e vivere tale esperienza.
La lettura della ordinanza sottintende un rimprovero, in particolare alla madre, la quale invece di considerare il punto di vista della figlia e di ascoltarla, ha ritenuto la medesima “non pienamente consapevole della questione” e ha determinato la necessità di “portare” la questione al vaglio del giudicante. Ma la figlia minore aveva un approccio equilibrato rispetto la questione. Insomma, il dovere di ascolto e di comprensione del minore deve essere svolto dai genitori in via primaria, solo in via “secondaria” dovrebbe essere in capo  al giudice o ad altri soggetti con particolari competenze.
Ora, nella mia esperienza, ormai ventennale, di avvocato civilista e familiarista in particolare, mi sono trovato di fronte a una miriade di situazioni, ognuna diversa, per dirla come Lev Tolstoj ”Ogni famiglia infelice è disgraziata a modo suo”.
In realtà un tratto comune sussiste: la difficoltà dei genitori di tenere e conservare un rapporto equilibrato e armonioso tra loro, se mai vi sia stato, una volta che si è inserita tra loro una nuova creatura (o più), seppur sangue del proprio sangue.
Qui, occorre aprire e chiudere brevemente una  parentesi.  I rapporti di sangue, anche in tema di “filiazione” e “genitorialità”, negli ultimi anni,  sono stati affiancati da rapporti “di fatto” o “sociali”.  Con tanto di normative e giurisprudenza sia della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, che di altri ordinamenti nazionali, che lo stesso nostro ordinamento.  
Si fa riferimento, ad esempio,  alle prassi di avere un figlio all’estero, ad esempio, tramite l’affitto dell’utero o la gestazione di altri.
Interessantissimo un recente caso deciso dalla Corte di Cassazione con sentenza 15 giugno 2017, n. 14878.  Due donne, cittadine italiane, si sono sposate in Inghilterra. Una delle due, tramite fecondazione artificiale assistita, ha partorito un figlio. Secondo l’ordinamento inglese, il partner dello stesso sesso della partoriente, diviene anch’essa automaticamente genitore del concepito, pur in assenza di ogni rapporto di sangue. E, in caso di divorzio tra le parti, ne deriva che il genitore sociale avrà dei diritti in ordine al rapporto con il “figlio” e alla frequentazione. Tali donne hanno, quindi, chiesto al tribunale italiano la trascrizione, o meglio, la rettifica dell’atto di nascita della minore, così da inserire, quale genitore, anche la partner. In primo e secondo grado la richiesta è stata respinta: La cassazione, facendo invece riferimento all’ordine pubblico internazionale, all’interesse del minore e alla continuità dei rapporti significativi, ha accolto il ricorso e dichiarato la ammissibilità della rettifica in questione.
Rammentato tale recente e importante caso, occorre evidenziar che figli di sangue o meno, si costituisce un nucleo familiare e, quindi, le dinamiche dei rapporti e le vicissitudini di tali figli sono le medesime. Si valuterà nei prossimi lustri, la situazione psichica, emotiva e sociale di tali figli, oramai adulti, nati con tecniche di fecondazione particolari e cresciuti con genitori dello stesso sesso.
Secondo certe statistiche e sulla base della mia esperienza professionale, proprio la nascita della prole costituisce un vulnus all’armonia della coppia (se mai vi sia stata…) e determina il subentro della crisi.
A tale proposito una sociologa francese, tempo fa, aveva affermato che il segreto per evitare una certa destabilizzazione della coppia allorquando si generano dei figli è quello di mantenere prioritario il proprio rapporto, così come era prima. Ciò costituirebbe, a fronte di qualche egoismo, un importante elemento positivo per la crescita del bambino: i genitori uniti.  Si perché è evidente che al momento in cui si procrea il nascituro dovrebbe avere diritto a due genitori adeguati e a quella famiglia.
Ma oggi appare tutto così difficile. Occorrerebbe riflettere meglio sulla decisione di procreare o, comunque, organizzarsi, anche mentalmente, meglio.
Discorrendo di figli più maturi dei genitori, recentemente ho seguito un caso in cui la madre (divorziata dal marito) ha adito il tribunale di Genova affinché adottasse i provvedimenti opportuni per favorire il miglioramento del rapporto tra il figlio quindicenne e il padre. Il padre si è costituito (sembra che desse ampia priorità al rapporto con la nuova compagna che a quello con il figlio).  Il giudice ha alla fine invitato i genitori ad affidarsi qualche mese a un esperto psicologo e a sceglierlo di comune accordo preferibilmente privato, essendo il settore pubblico in materia un po’ caotico. Dopo due mesi in genitori ancora non si erano messi d’accordo. Questo è troppo caro, quell’altro è lontano, meglio il pubblico anche se il giudice ha suggerito un privato. Alla fine, dietro consiglio di noi legali, si è stabilito di far scegliere il minore il quale ha optato per un privato dopo aver fatto alcuni colloqui con altri.  Insomma, genitori caotici e poco lucidi. Figli, spesso, più in grado di vedere le cose in modo ponderato e appropriato.
Anche in questa era digitale in cui tutto cambia e sta cambiando verso non si sa dove e cosa i giovani sembrano meno spaesati e disorientati degli adulti.