Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Antonio Arseni - 16/05/2018

Quando la breve durata del matrimonio esclude il diritto di uno dei coniugi al mantenimento in sede di separazione (Cass.10.01.2018 n. 402)

Oggi giorno si assiste sempre più frequentemente ai c.d. matrimoni “lampo” laddove la separazione interviene dopo un breve periodo senza che vi sia stata quella comunione di vita materiale e spirituale che caratterizza l’unione coniugale.
I sociologi spiegano che il motivo di tale costume, che si va sempre più diffondendo, sconosciuto o quasi nella società dei nostri nonni, è da rinvenirsi sostanzialmente nella mancata assunzione di un impegno consapevole e volontario da parte dei soggetti interessati, laddove la loro scelta di unirsi in matrimonio è determinata spesso da quella che viene definita fase di innamoramento iniziale, caratterizzata da passione e da un sentimento euforico, che può però svanire e condurre alla fine del rapporto in mancanza della intimità necessaria a superare la mera attrazione sessuale.
Allorché la fase dell’innamoramento si conclude, sorge la necessità di un cambiamento e di una trasformazione in quell’amore caratterizzato dal piacere di stare insieme, dalla condivisione, dal perseguimento di progetti in comune: fase, questa, di partenza perché un matrimonio funzioni, perché possa andare oltre le difficoltà quotidiane del lavoro, dei problemi economici e quant’altro.
Una condizione del tutto incompatibile laddove nella scelta del matrimonio sia considerata l’opzione divorzio.
Orbene, nel caso esaminato dalla Cassazione nella sentenza in commento, le parti non avevano evidentemente avuto una tale consapevolezza avendo scelto di unirsi in matrimonio per meri motivi economici.
Il marito, un alto ufficiale dell’Esercito, avrebbe beneficiato di gratifiche economiche conseguenti al matrimonio e riconosciute agli appartenenti alle Forze Armate, la moglie aveva pronunciato il fatidico “si” dopo essersi fatta rilasciare assegni post-datati e consegnare dal partner 110.000 dollari.
Su tali basi, del tutto ovvia la rottura del rapporto coniugale, dopo appena 28 giorni.
La Corte Regolatrice, nella specie, era stata chiamata a valutare se a causa di una tale (breve) durata del matrimonio, potesse pronunciarsi la separazione con addebito e se la moglie avesse diritto al richiesto mantenimento, dopo che i due Giudici di merito (Tribunale e Corte di Appello di Genova) avevano respinto dette richieste in ragione della mancata convivenza tra le parti. Ed, invero, la donna, la quale si era vista negare il riconoscimento dell’assegno nei due gradi del giudizio, ricorreva in Cassazione lamentando la errata applicazione dei principi in subiecta materia laddove la breve durata del matrimonio rileverebbe solo in funzione della determinazione della relativa misura.
In effetti, la giurisprudenza di legittimità e di merito, ha più volte affermato che “in tema di separazione personale, alla breve durata del matrimonio non può essere riconosciuta l’efficacia preventiva del diritto all’assegno di mantenimento, ove di questo sussistano gli elementi costitutivi, rappresentati dalla non addebitabilità della separazione al coniuge richiedente, della non titolarità, da parte del medesimo, di entrate personali adeguate, ossia di redditi che consentono di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, e dalla sussistenza di una disparità economica tra le parti. Al più, alla durata del matrimonio può essere attribuito rilievo ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento”(così,testualmente, Cass. 16/12/2004 n° 23378, Cass. 18/01/2017 n° 1162)
Se una tale soluzione può sembrare coerente con la normativa di riferimento non lo sarebbe laddove alla breve durata del matrimonio si accompagni anche la mancanza di una effettiva convivenza tra i coniugi e non solo la mera esistenza del vincolo giuridico coniugale.
La soluzione adottata dalla sentenza in commento (che, quindi, rigettava il ricorso in difetto dell’elemento costitutivo della convivenza nel breve periodo decorrente dalla celebrazione del matrimonio), richiama altro precedente, rappresentato da Cass. 26/03/2015 n° 6164 (che respingeva la richiesta di una donna di riconoscimento dell’assegno di mantenimento a fronte di un matrimonio durato meno di cento giorni e di una convivenza ancor più breve di 10 giorni).
Essa appare del tutto condivisibile non potendosi ritenere come un rapporto effimero o di assai scarsa durata possa essere in grado di generare alcuna aspettativa economica che si risolverebbe, in caso contrario, in inammissibili rendite parassitarie.