Danni - Danni non patrimoniali, disciplina -  Antonello Negro - 25/06/2019

Quanto vale il danno catastrofale? - Cass. ord. n. 16592/2019

In seguito ad un sinistro stradale, una persona decedeva dopo tre giorni di agonia.

Nel giudizio promosso dai genitori della vittima, era stato dapprima giudicato irrisorio, dalla Suprema Corte, l’importo di Euro 1.000 liquidato dalla Corte di merito per tale ridotto lasso di tempo (a fronte di una richiesta complessiva di Euro 100.000).

Nel giudizio di rinvio, la Corte di Appello aveva effettuato una nuova valutazione del danno morale e del danno biologico temporaneo catastrofale, ritenendo congrua la somma di Euro 2.500 al giorno, per un totale di Euro 7.500.

La Suprema Corte, nuovamente adita, ha evidenziato (con l’ordinanza qui allegata) che la conclusione cui è pervenuto il giudice del rinvio non è conforme ai principi affermati nel dictum dalla Corte di Cassazione in cui si sottolinea che, se pure temporaneo, tale danno è massimo nella sua entità ed intensità, tanto che la lesione alla salute è così elevata da non essere suscettibile di recupero ed esitare nella morte.

La Corte di Cassazione, quindi, ha aggiunto che il pregiudizio patito è comprensivo sia di un danno biologico da invalidità temporanea totale (sempre presente e che si protrae dalla data dell'evento lesivo fino al decesso) sia di una componente di sofferenza interiore psichica di massimo livello (danno catastrofale), correlata alla consapevolezza dell'approssimarsi della fine della vita.

Il danno catastrofale deve essere misurato, ha aggiunto la Corte, secondo criteri di proporzionalità e di equità che tengano conto della sua particolare rilevanza ed entità e necessita di una liquidazione equitativa “pura” correlata alle circostanze del caso concreto.

Per l’invalidità temporanea, invece, la liquidazione può essere effettuata sulla base delle relative tabelle.

Ai fini della sussistenza del danno catastrofale – ha concluso la Corte – la durata della consapevolezza non rileva ai fini della sua oggettiva configurabilità, ma per la sua quantificazione secondo criteri di proporzionalità e di equità.