Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Marco Faccioli - 27/02/2020

Quel che si lascia in eredità

La Corte di Cassazione Federale di Karlsruhe (Germania), con una decisione che ha generato non poche perplessità,  ha stabilito  che i genitori di un’adolescente, purtroppo morta nel 2012 a Berlino dopo essere stata investita da un treno in circostanze mai del tutto chiarite, abbiano il pieno ed incondizionato diritto di accedere al profilo Facebook della loro figlia, compresi (ed è qui che casca l'asino) i suoi messaggi privati scambiati con i di lei “amici”. Secondo i giudici tedeschi, infatti, i contenuti digitali di un profilo privato su un social media, dovrebbero essere ereditati così come avviene con le lettere, le carte ed i diari personali del defunto. V'è da dire che i genitori, stravolti dal dolore, avevano già richiesto a Facebook l’accesso ai contenuti privati del profilo della figlia per capire quali fossero state le vere ragioni della morte della stessa (suicidio, istigazione al suicidio, atti di cyberbullismo etc.). Il social network, alla specifica richiesta della password di accesso all'account della figlia, aveva risposto un secco “no” sostenendo di volere tutelare non tanto la privacy della giovane, quanto piuttosto quella delle persone che facevano parte della sua cerchia di amici online (con le quali la stessa aveva interagito scambiando – e ricevendo – foto e messaggi di varia natura). A volerla dire tutta Facebook consente già, tra le sue impostazioni, quella di indicare un gestore del proprio profilo in caso di morte sopravvenuta, ma anche in questo caso l’accesso al “nominato erede digitale” viene comunque limitato solamente ad alcune funzionalità, e non all'intero profilo. L'iter che ha portato alla pronuncia della Corte è stato tutt'altro che semplice e lineare, a riprova di come l'argomento sia molto delicato e controverso, e la Giustizia non abbia ancora un'idea univoca sul punto: la sentenza di primo grado infatti aveva dapprima stabilito il diritto all'accesso al profilo da parte della famiglia, verdetto che poi è stato completamente ribaltato dalla corte d'appello che ha accolto le rimostranze del social network, per poi arrivare all'ultimo grado di giudizio che ha nuovamente stabilito il diritto per i genitori all'accesso totale al profilo della figlia, considerandolo di fatto come parte integrante dell'eredità della giovane. Facebook ha commentato il verdetto attraverso una sua portavoce dichiarando: “Siamo rispettosamente in disaccordo con la sentenza, e la durata del processo dimostra quanto sia complessa la questione”. La Corte Federale, volendo emanare una sentenza che fosse chiara nel principio di diritto enunciato, ha evidenziato, in un passaggio della stessa, che: “Il verdetto riguarda i social media, non solo Facebook quindi, ma anche Instagram e tutti gli altri”. Il caso esaminato si pone quindi come un importante precedente che può dare speranza alle famiglie colpite da simili tragiche vicende, le quali potranno far valere con più forza il proprio diritto di accedere ai profili digitali dei propri  congiunti mancati.