Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Redazione P&D - 23/01/2019

Rapporti di vicinato: calcolare le distanze legali tra gli edifici è giudizio di merito indifferente alla sfera soggettiva del costruttore - RM

La determinazione della distanza, ossia la scelta dei criteri da utilizzare per verificare concretamente quanto il fabbricato disti da altro fabbricato (ma anche, se richiesto, dal confine), è giudizio di merito, non sindacabile in cassazione, ovviamente se adeguatamente motivato, specie in relazione all’accertamento della conferenza o meno di elementi costruttivi (con motivazione che deve coinvolgere le dimensioni, la collocazione e le altre caratteristiche di questi ultimi): in altri termini anche l'accertamento se un elemento costruttivo sia parte integrante della costruzione, ovvero uno sporto (o costruzione in oggetto) da non calcolare ai fini delle distanze, costituisce oggetto di una valutazione riservata al giudice del merito, il quale, all'uopo, deve tener conto della parte aggiunta, della sua collocazione, delle caratteristiche costruttive e della sua incidenza volumetrica sull'insieme del corpo principale - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

La determinazione della misura concreta, inoltre, non può essere demandata al giudice dell’esecuzione - il quale deve risolvere solo i problemi e le difficoltà che possono insorgere in sede di attuazione dell'obbligo di fare, così come imposto dal titolo, e non può in alcun modo provvedere ad integrare il titolo stesso -, ma dev’essere effettuata dal giudice investito della cognizione della domanda.

Nel valutare tutto ciò che concerne il calcolo delle distanze, il magistrato è chiamato a compiere un accertamento assolutamente obiettivo, avendo cioè a mente la realtà così come esistente, realtà che prescinde financo dalla problematica relativa alla legittimità amministrativa dell'opera e senza alcuno spazio per volontà, motivazioni o comunque momenti soggettivi concernenti la persona del costruttore.

Si aggiunga che la rilevanza giuridica del permesso a costruire (già licenza o concessione edilizia), infatti, si esaurisce nell'ambito del rapporto pubblicistico tra p.a. e privato, senza estendersi ai rapporti tra privati: il conflitto tra proprietari interessati in senso opposto alla costruzione deve essere risolto in base al diretto raffronto tra le caratteristiche oggettive dell'opera e le norme edilizie che disciplinano le distanze legali, tra le quali non possono comprendersi anche quelle concernenti il permesso a costruire (già licenza o concessione edilizia), perché queste riguardano solo l'aspetto formale dell'attività costruttiva; è, quindi, irrilevante: (1) la mancanza di permesso a costruire  (licenza o concessione edilizia) allorquando la costruzione risponda oggettivamente a tutte le prescrizioni del codice civile e delle norme speciali, senza ledere alcun diritto del vicino; (2) l'aver eseguito la costruzione in conformità dell'ottenuto permesso a costruire (licenza o concessione), che non esclude di per sé la violazione di dette prescrizioni e quindi il diritto del vicino, a seconda dei casi, alla riduzione in pristino o al risarcimento dei danni.