Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 11/03/2019

Rapporti di vicinato: distanze, confini e strutture accessorie del fabbricato connotate di consistenza e stabilità (balconi, etc.)

Elemento tipicamente considerato dalla giurisprudenza come avente quei connotati di consistenza e stabilità tali da dover essere computato ai fini delle distanze è la sporgenza di particolari proporzioni, destinata ad incidere sulla consistenza volumetrica, quale il balcone, a maggior ragione se coperto ma anche se scoperto, purché di apprezzabile profondità ed ampiezza, non potendo esso esser considerato avente mera funzione decorativa ed inidoneo, in quanto tale, a determinare pericolose intercapedini; così, Cass. civ. Sez. II, 19/01/2016, n. 859 (CED Cassazione, 2016; Imm. e propr., 2016, 4, 261), ribadisce che le strutture accessorie di un fabbricato, non meramente decorative ma dotate di dimensioni consistenti e stabilmente incorporate al resto dell'immobile (nella specie, pianerottoli di prolungamento dei balconi e "setti" in cemento armato), costituiscono con questo una costruzione unitaria, ampliandone la superficie o la funzionalità e vanno computate ai fini delle distanze fissate dall'art. 873 c.c. o dalle norme regolamentari integrative, specie ove queste ultime non prevedano espressamente un diverso regime giuridico per le costruzioni accessorie - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

Addirittura in argomento s’è rilevato come, con riferimento alla determinazione del calcolo di distanze tra costruzioni su fondi finitimi, ai sensi dell'art. 873 c.c., poiché il balcone, estendendo in superficie il volume edificatorio, costituisce corpo di fabbrica - e poiché l'art. 9 del d.m. 2 aprile 1968 stabilisce la distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti antistanti - un regolamento edilizio che stabilisca un criterio di misurazione della distanza tra edifici che non tenga conto dell'estensione del balcone, debba essere considerato contra legem in quanto, sottraendo dal calcolo della distanza l'estensione del balcone, viene a determinare una distanza tra fabbricati inferiore a dieci metri, violando il distacco voluto dalla cd. legge ponte.

Naturalmente, Cons. Stato Sez. VI, 05/01/2015, n. 11 avverte che, in materia di distanze tra costruzioni, il balcone aggettante, avente funzione architettonica o decorativa, può essere compreso nel computo delle distanze solo nel caso in cui una norma di piano lo preveda, al di là del richiamo che il regolamento comunale effettua agli “aggetti”, differenziandoli dalle “sporgenze”.

Una sporgenza ("uno sporto") può, dunque, rientrare nel concetto di costruzione e costituire "locus a quo" per la misurazione delle distanze, purché per la sua struttura, dimensione ed ubicazione incida sulla consistenza volumetrica dell'edificio e dia luogo perciò alla possibilità di formazione di intercapedini dannose (ecco perché non possono, ad esempio,  riconoscersi tali caratteristiche alla sporgenza di un tetto, sicché gli elementi accessori del fabbricato - quale il cornicione della falda del tetto - in quanto siano di limitata entità, non concorrono al computo delle distanze; al contrario, ove gli elementi aggettanti costituiscano un oggettivo ampliamento del fabbricato, i medesimi vanno realizzati a distanza regolamentare).

Così, ulteriore casistica giurisprudenziale relativa ad elementi edili accessori rientranti nel computo delle distanze (presentando gli stessi quei connotati di consistenza e stabilità tali da non poterli considerare quali meri sporti decorativi o di rifinitura) comprende, ad esempio, il pilastro che sorregga un ampio ballatoio, la balconata sviluppata lungo tutto l’edificio, la tettoia, la struttura di una pergotenda o anche il caminetto esterno.