Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 30/04/2019

Rapporti di vicinato, distanze e confini: ancora su balconi, poggioli et similia

A mo’ d’esempio, si vedano le seguenti interpretazioni fornite dalla giurisprudenza.

Relativamente ai balconi, è stato deciso che le norme di piano che prevedono che, ai fini della misurazione delle distanze dai confini o dagli altri fabbricati, non si considerano i balconi ove abbiano aggetti inferiori a metri 1,50, si interpreta nel senso che, ove tali balconi abbiano una profondità maggiore, la distanza va misurata dal limite esterno del balcone stesso; quanto agli sbalzi tamponati, è stato chiarito che, poiché l'art. 13 lett. c), comma 2 della l. 25 novembre 1962 n. 1684, concernente le modalità esecutive delle costruzioni, in zone sismiche, stabilisce che "sono ammesse anche strutture a sbalzo tamponato dell'aggetto massimo di metri 1, 20, purché realizzate con intelaiatura ad ogni piano, sia sui fianchi che sui fronti, solidalmente connesse alle strutture portanti dell'edificio", il giudice del merito non deve tener conto dell'aggetto a sbalzo tamponato, non solo ai fini di stabilire l'ampiezza dell'intervallo di isolamento, nonché per la determinazione della correlata altezza dell'edificio condizionata dalla larghezza dell'intervallo, in quanto a norma dell'art. 6, comma 4, della stessa legge la larghezza degli intervalli di isolamento, ai fini del calcolo dell'altezza dell'edificio, va stabilita nella distanza minima tra i muri frontali degli edifici, senza tener conto degli sbalzi tamponati; quanto alla determinazione dell’altezza di costruzioni verso strada pubblica, finalizzata al calcolo delle distanze fra le medesime, è stato deciso che le norme generali del P.R.G. del comune di Spoleto, stabilendo che, per il calcolo dell'altezza delle costruzioni verso la strada pubblica, finalizzato alla determinazione delle distanze fra le medesime, deve assumersi, in caso di edificio che sorga su terreno in declivio, l'altezza delle fronti, calcolata dal piano di calpestio esterno alla linea superiore della gronda del tetto o dell'extradosso della terrazza di copertura, comportano l'adozione di un parametro costituito dall'altezza media delle fronti - di quella cioè con affaccio verso la detta strada e dell'altra sull'opposto versante - calcolandola, ove la strada stessa sia in pendenza, ai sensi dell'art. 40 del regolamento edilizio dello stesso comune, sulla verticale passante a mezzo della lunghezza del fabbricato e cioè in senso longitudinale alla pendenza della strada; relativamente alla normativa antisismica del 1962, è stato deciso che le norme della legge antisismica n. 1684 del 1962 non contengono alcuna deroga al principio desumibile dall'art. 873 c.c. secondo cui nel calcolo delle distanze legali fra le costruzioni si deve tener conto degli elementi o corpi aggettanti che comportano ampliamento dell'edificio in superficie o in volume come nel caso di balconi anche scoperti e, a più forte ragione, di balconi coperti (cosiddetti "bow window"); infine, in riferimento alla previsione di sporgenza massima di poggioli e cornicioni, è stato deciso che l'art. 55 del regolamento edilizio del comune di Genova, il quale prevede che la sporgenza di poggioli e cornicioni può raggiungere al massimo la misura di m 1,20, è dettato unicamente a tutela dell'interesse pubblico e dell'estetica dei caseggiati, onde non può considerarsi norma integrativa dell'art. 873 c.c., né può avere carattere derogatorio delle distanze tra fabbricati previste dall'art. 14 della variante al piano regolatore generale di Albaro (adottato in deroga all'art. 34 del regolamento edilizio di Genova), che debbono essere calcolate tenendo conto delle sporgenze costituenti aggetti - cioè implicanti un ampliamento dell'edificio in superficie e volume - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

Si vedano anche: T.A.R. Abruzzo, Pescara, sez. I, 06/10/2009, n. 579, Foro amm. TAR 2009, 10, 2882: in definitiva, la distanza di metri 1,50 non costituisce una franchigia che viene tolta alla profondità del balcone, ma solo il limite di tolleranza sotto il quale il balcone diventa irrilevante; Cass. 5.8.83, n. 5270, GCM, 1983, fasc. 8; Cass. 16.8.93, n. 8725, GCM, 1993, 1293; lL'art. 13 lett. c) della legge citata, infatti, il quale ammette eccezionalmente strutture a sbalzo a condizione che siano osservate determinate modalità atte a neutralizzare i movimenti tellurici, non implica che di dette strutture, ove aggettanti su un intervallo di isolamento, non si debba tener conto al fine di calcolare la distanza minima prescritta per tale intervallo dagli art. 5 e 6. Nè comporta deroga alla prescrizione della minima larghezza dell'intervallo di isolamento di cui ai menzionati articoli, l'art. 8 comma 4 integrando la regola in esso contenuta un'eccezione soltanto ai limiti massimi di altezza di cui al precedente art. 7; così Cass. 15.10.92, n. 11281, GCM, 1992, fasc. 10; Da Cass. 18.5.93, n. 5639, FI, 1993, I, 2846.