Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 27/02/2020

Rapporti di vicinato, distanze e confini: "regolamenti locali" che concorrono a disciplinare la materia delle distanze

Nessun dubbio sussiste sul fatto che rientrino, nell'ambito delle norme integrative richiamate dall'articolo 873 del codice civile, anche le norme antisismiche sugli intervalli di isolamento fra edifici, essendo dirette - non soltanto a salvaguardare l'incolumità pubblica e privata ma anche - ad impedire la creazione di intercapedini dannose e pericolose tra fabbricati - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

Esse prevalgono, dunque, sugli strumenti urbanistici che prevedano, eventualmente, distanze inferiori; e anche l’eventuale domanda di demolizione di una costruzione per la generica violazione delle norme in tema di distanze legali non esclude che il giudice, investito della decisione, possa pronunciarsi sulla legittimità dell'opera avuto riguardo alle previste distanze - non solo fra costruzioni, ma anche dal confine - nonché a quelle stabilite della normativa cosiddetta antisismica di cui alla legge 25 novembre 1962, n. 1684, senza per questo incorrere in violazione dell'art. 112 cod. proc. civ..

Ovviamente, tra i regolamenti locali oggetto di richiamo, figurano senza dubbio i piani regolatori - le cui prescrizioni acquistano efficacia di norme giuridiche integrative del codice civile solo con l'approvazione del piano medesimo da parte dell'autorità regionale - nonché le relative norme di attuazione e i vari regolamenti specifici, in primis il regolamento edilizio ma, anche, ad esempio, il regolamento d’igiene. L’elencazione è esemplificativa e non esaustiva, in quanto il carattere di norma integrativa, rispetto alla disciplina dettata dal c.c., resta individuato dallo scopo della norma regolamentare: ad esempio, tra i regolamenti locali oggetto di richiamo può figurare anche il programma di fabbricazione, che ha natura di atto normativo regolatore a carattere generale, integrativo del regolamento edilizio a decorrere dalla sua pubblicazione mediante affissione nell'albo pretorio e, fino all'approvazione del piano regolatore generale, rappresenta lo strumento tipico e normale di sistemazione urbanistica e del territorio.

Ugualmente, sono da considerarsi integrative delle norme codicistiche, nel senso qui delineato, anche quelle ricomprese negli strumenti urbanistici di enti sovraordinati – in quanto, tra i "regolamenti locali", i quali concorrono a disciplinare la materia delle distanze, devono essere incluse tutte le disposizioni conferenti non statali - quali quelli di fonte regionale o, anche, comprensoriale; d’altro canto, l'art. 873 c.c., nella seconda parte, in cui stabilisce che “nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore”, determina la natura parzialmente dispositiva della previsione contenuta nella prima parte ma non comporta, atteso il suo tenore letterale, un rinvio formale ai regolamenti locali, i quali non completano dunque la norma di legge e non ne acquistano comunque la forza.

Così, per un esempio paradigmatico, Cass. civ., Sez. II, 18/05/2016, n. 10271 può concludere che, in tema di distacchi tra costruzioni, le norme di salvaguardia dettate dalla Regione, in attuazione del disposto dell'art. 17 della l. n. 765 del 1967, sono inderogabili e cogenti unicamente in ordine al limite minimo di distanza tra edifici e sostituiscono le previsioni degli strumenti urbanistici locali solo se queste siano meno restrittive, mentre non comportano modificazione delle norme regolamentari edilizie preesistenti che impongono distacchi tra costruzioni maggiori e più ampi di quel limite.