Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Redazione P&D - 11/12/2019

Rapporti di vicinato, distanze e confini: ristrutturazione, ricostruzione e nuova costruzione - RM

Quanto sovente affermato in ordine alla difficoltà interpretativa della fattispecie oggetto d’esame è tanto vero che la giurisprudenza ha spesso sentito l’esigenza di distinguere esplicitamente tra ristrutturazione, mera ricostruzione e nuova costruzione; in particolare, può oggi affermarsi che, nell'ambito delle opere edilizie - anche alla luce dei criteri di cui all'art. 31, comma 1 lett. d, l. 5 agosto 1978 n. 457 -, la semplice ristrutturazione si verifica ove gli interventi, comportando modificazioni esclusivamente interne, abbiano interessato un edificio del quale sussistano (e, all'esito degli stessi, rimangano inalterate) le componenti essenziali, quali i muri perimetrali, le strutture orizzontali e verticali, la copertura, mentre è ravvisabile la ricostruzione allorché dell'edificio preesistente siano venute meno, per evento naturale o per volontaria demolizione, dette componenti e l'intervento si traduca nell'esatto ripristino delle stesse, operato senza alcuna variazione rispetto alle originarie dimensioni dell'edificio (e, in particolare, senza aumenti della volumetria, né delle superfici occupate in relazione alla originaria sagoma di ingombro).

In presenza di tali aumenti, si verte, invece, in ipotesi di nuova costruzione - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

Nuova costruzione da considerare tale, ai fini del computo delle distanze, rispetto agli edifici contigui, come previste dagli strumenti urbanistici locali: (1) nel suo complesso, ove lo strumento urbanistico rechi una norma espressa con la quale le prescrizioni sulle maggiori distanze, previste per le nuove costruzioni, siano estese anche alle ricostruzioni; ovvero, ove una siffatta norma non esista, (2) solo nelle parti eccedenti le dimensioni dell'edificio originario.

Deriva da quanto precede, pertanto - anche con riguardo alla legge n. 457 del 1978 e all'art. 31 di questa - che la semplice constatazione dell'aumento di superficie e di volumetria è sufficiente a rendere l'intervento edilizio non riconducibile al paradigma normativo della ristrutturazione e all'esonero dall'osservanza delle distanze legali (vigenti al momento della realizzazione dell'opera) previsto per detto tipo di interventi.