Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Redazione P&D - 05/01/2019

Rapporti di vicinato: due fondi separati da una striscia di proprietà di terzi che abbia una larghezza inferiore alla distanza legale - RM

Sul presupposto secondo cui, in ambito di violazione dell'articolo 873 del codice civile, la ratio della prescrizione di una distanza minima non cambia, sia che si faccia riferimento alla distanza tra due fabbricati ubicati su fondi finitimi, sia che si faccia riferimento alla distanza tra un fabbricato ed il confine del fondo su cui esso si trova con altro fondo di proprietà altrui, con la sentenza in commento la Corte d'Appello meneghina - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 - afferma che, “secondo un principio ormai più volte affermato dalla Corte di legittimità”, qualora due fondi siano separati da una striscia di proprietà di terzi che abbia una larghezza inferiore alla distanza legale trova applicazione la disciplina del “distacco”, per cui “al fine di assicurare il rispetto delle distanze legali e di ripartire il relativo onere in pari misura, ciascuno dei proprietari deve costruire sul proprio fondo ad una distanza rispetto al confine con il terreno di proprietà aliena che non sia inferiore alla metà della differenza che residua sottraendo dal distacco imposto dalla normativa edilizia la misura dello spazio occupato dalla striscia di terreno interposta (v. Cass. nn. 20606/04, 3506/99, 7129/93)”.

Ancora, aggiunge la pronuncia, "le distanze minime tra fabbricati e tra fabbricati e confini di proprietà, prescritte, come nella specie, dai regolamenti edilizi comunali e dalle relative norme di attuazione, integrative delle disposizioni del codice civile, sono, infatti, in ogni caso finalizzate ad impedire, in via preventiva, la creazione di intercapedini tra immobili dannose e pericolose per la salute e l'incolumità pubblica; sicché esse devono essere rispettate anche quando il fondo finitimo sia (ancòra) inedificato” (Corte appello Milano, sez. II, 24/06/2008, n. 1904 - Giur. merito 2009, 2, 394).