Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 23/07/2020

Rapporti di vicinato e distanze: muro sul confine e demolizione (o danneggiamento) del manufatto adiacente o comune

Nei casi di demolizione o danneggiamento del muro comune o del manufatto adiacente od appoggiato, valgono i principi del “neminem laedere”: in effetti, la demolizione di un edificio, da parte del proprietario, costituisce esercizio del diritto di proprietà, con la conseguenza che, quando dalla demolizione derivi danno all'edificio costruito in aderenza, a causa della perdita del preesistente equilibrio statico, colui che ha demolito il proprio edificio non risponde del danno subito dal vicino, a titolo di responsabilità extracontrattuale, per il solo fatto dell'abbattimento - poiché la sua condotta resta circoscritta nell'ambito del proprio diritto dominicale -, richiedendosi, per la sussistenza di tale responsabilità, che la demolizione, per il modo in cui è stata attuata, riveli, per l’appunto, la violazione del precetto del neminem leadere (qualora, cioè, risulti accertato, in concreto, che la demolizione abbia causato - ad esempio: con vibrazioni superiori alla norma -, con sicuro nesso eziologico, l'evento dannoso).

Così, esemplificando - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -:

- il crollo di un muro di confine per fatto da imputare - secondo sopralluogo di c.t.u. - a cattiva manutenzione di uno dei due comproprietari, comporta condanna di quest’ultimo alla ricostruzione della parte crollata e di quella pericolante;

- il proprietario che intenda demolire il proprio stabile, al quale - per vetustà o altra causa - siasi determinato l'appoggio di fatto del muro del vicino, in una situazione di equilibrio nel contrasto fra i due muri, è tenuto, oltre che a predisporre le opere cautelari opportune, anche ad avvertire il proprietario dell'edificio in aderenza perché, a sua volta, compia le verifiche del caso e le opere necessarie, avvalendosi altresì della facoltà di cui all'art. 843 c.c.;

- l'obbligazione di risarcire i danni derivati, da una costruzione in aderenza, al fabbricato dei vicini comproprietari, è divisibile - perché ha ad oggetto una somma di danaro – e, pertanto, l'azione risarcitoria esercitata da uno di essi non è idonea ad interrompere la prescrizione per gli altri, i quali, dunque, possono invocare gli effetti riflessi del giudicato favorevole, formatosi a favore di uno di loro, purché non sia decorso il termine quinquennale di prescrizione, con decorrenza dal fatto generatore del danno.