Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Redazione P&D - 25/08/2018

Rapporti di vicinato: il muro di cinta con altezza non superiore ai tre metri - RM

L’articolo 878 del codice civile impone di non considerare costruzione, per gli effetti dell'articolo 873, stesso codice, ai fini del computo delle distanze, il muro di cinta e ogni altro muro isolato che non abbia un’altezza superiore ai tre metri; più specificatamente, il muro di cinta che abbia le caratteristiche previste nell'art. 878 c.c., ai fini della esenzione dal rispetto delle distanze legali imposte dall'art. 873 c.c., deve:

(1) essere essenzialmente destinato a recingere una determinata proprietà, onde separarla dalle altre;

(2) non superare un'altezza di tre metri;

(3) avere entrambe le facce isolate da altre costruzioni.

In presenza delle anzidette condizioni, non può ritenersi configurabile una violazione delle distanze legali, in virtù della realizzazione del muro di confine.

Peraltro, recente giurisprudenza - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 - afferma che l'esenzione dal rispetto delle distanze tra costruzioni, prevista dall'art. 878 cod. civ., si applica sia ai muri di cinta, qualificati dalla destinazione alla recinzione di una determinata proprietà, dall'altezza non superiore a tre metri, dall'emersione dal suolo nonché dall'isolamento di entrambe le facce da altre costruzioni, sia ai manufatti che, pur carenti di alcuni dei requisiti indicati, siano comunque idonei a delimitare un fondo ed abbiano ugualmente la funzione e l'utilità di demarcare la linea di confine e di recingere il fondo.

In un caso concreto, ad esempio, il manufatto consisteva in una base in massetti di tufo sormontata sul lato libero da paletti e rete metallica e risultava circondare il fondo del costruttore su più lati e non soltanto su quello in discussione; esso peraltro presentava, per una sua parte, una delle due facce non libera (essendo per tale tratto realizzato in aderenza ad un muro preesistente oltre il confine): la Suprema Corte ha considerato che non per questo tale manufatto perdeva la caratteristica di muro di confine, dotato d'una sua autonoma consistenza ed utilità (sia dal punto di vista funzionale sia da quello della continuità costruttiva ed estetica, considerato nella sua complessiva entità strutturale e quindi anche per il tratto considerato).

Naturalmente, la norma di cui all'art. 878 c.c. attiene ai rapporti interprivati nelle costruzioni, non di cognizione del Giudice Amministrativo; peraltro, in applicazione di detto articolo, la giurisprudenza amministrativa esclude la rilevanza, ai fini delle distanze, di una costruzione (muro di cinta, appunto), avente le caratteristiche di cui alla citata norma del codice: ecco perché, ad esempio, è stato escluso che possa configurarsi un problema di distanza di un nuovo edificio dal confine, quando il muro, per le proprie dimensioni, appare irrilevante, in quanto di altezza addirittura inferiore a quella prescritta dal codice civile.