Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Maria Rita Mottola - 01/01/2018

Regali di Natale

Da molti giorni alla Radio (Rai3 che mio marito ed io ascoltiamo quotidianamente) si sente dire “Buon Natale”. A me sembra un vero miracolo. Certo è ovvio: buon giorno, buona sera, buona domenica e buon Natale. Ovvio in un mondo normale. Ma non viviamo più in un mondo dove 2 più 2 fa 4. Viviamo nella post-verità per dirla con i politicanti di turno. In un mondo dove la verità si inventa, figuriamoci se si dà ancora valore alla Verità!

E ancor più miracolose sono due interviste rilasciate da un filosofo ateo e da uno stilista omosessuale. Bellissime, schiette, oneste e, quindi, controcorrente, provocatorie nella loro ovvia sincerità. Due grandi uomini per i quali vale ancora la pena lottare e non lasciarsi sopraffare dal desiderio di evadere e trasferirsi in Costa Rica.

Per primo il prof. Massimo Cacciari risponde a poche domande sul Il Giornale. “La ricerca a un certo punto si avvicina alla preghiera – dice -. Certo, il fedele è convinto che la sua preghiera sia ascoltata, il filosofo prega il nulla. Però resta stupefatto davanti al mistero. E lo assorbe, come ho fatto nel mio ultimo libro su Maria: Generare Dio. Pensi, una ragazzetta che è madre di Dio. Da non credere, anche per chi ci crede». Che cosa è per lei il cristianesimo, domanda l’intervistatrice? «Il cristianesimo è una parte fondamentale del mio percorso, della mia vicenda, è qualcosa con cui mi confronto tutti i giorni». Secondo il filosofo veneziano laici e cattolici negano l’importanza del cristianesimo «perché non riflettono, perché non fanno memoria di questa storia così sconvolgente». Certo perché quello che è accaduto duemila anni fa è sconvolgente, Dio che si fa uomo. «Capisce? Non Dio che stabilisce una relazione con gli uomini, ma Dio che viene sulla terra attraverso Cristo. Vertiginoso». Massimo Cacciari appare furioso o, meglio, deluso da una società, quella occidentale e ancor più quella italiana, che non si stupisce più, che non coglie più le provocazioni. «La nostra società è anestetizzata, il Natale è diventato una favoletta, una specie di raccontino edificante che spegne le inquietudini».  Non è solo una questione di fede ciò che si perde è anche una cultura che ha cambiato il mondo, una cultura che ha dato dignità all’uomo. «La prima distinzione non è fra laico e cattolico, ma fra pensante e non pensante. Se uno pensa, come pensava il cardinal Martini, allora si interroga e se si interroga prima o poi viene affascinato dal cristianesimo, dal Dio che si fa uomo scandalizzando gli ebrei e l’Islam».  Secondo Cacciari non si tratta di uno scontro di religioni e di civiltà ma di una perdita profonda del senso della cultura, della spiritualità, della parte più vitale dell’uomo. «Viviamo in un mondo che dimentica la dimensione spirituale», conclude.

Che bello che un ateo ci ricordi l’importanza del Natale, dell’evento che ha sconvolto la storia dandole un senso e un fine. Che bello se ci lasciamo afferrare dalle sue parole, ci mettiamo dinanzi allo specchio per ritrovarci, per guardarci dentro alla ricerca di quella intima particella di infinito che è dentro di noi.

Se poi si vuole dare un senso politico alla distruzione del senso del Natale, del presepe e persino degli auguri che siamo soliti rivolgerci, si trova in Diego Fusaro la spiegazione dell’annientamento di quel simbolo così semplice e così familiare che tutti noi portiamo tra ai ricordi più cari della nostra infanzia. Il Presepe ricorda l’essenza della famiglia, primo luogo ove le persone trovano conforto e amore, ove nasce il sentimento religioso. Così riflette il giovane filosofo: “perché mai il capitale vincente, dopo il 1989, dovrebbe accanirsi contro un simbolo come il presepe, il simbolo della tradizione, il simbolo della cristianità? La prima ragione di questa lotta, ingaggiata dal capitale contro il presepe, rientra nella lotta che il capitale ha ingaggiato contro tutte le forme di religione della trascendenza e contro tutti i simboli in cui esse si incarnano. Il presepe è sicuramente uno dei principali simboli delle religioni della trascendenza. Il capitale deve ridurre tutto al piano immanente del mercato come spazio libero per lo scambio delle merci e, per lo scorrimento delle medesime, deregolamentato, senza più norme di tipo etico, morale e religioso. Quindi il capitale ha dichiarato guerra a tutte le religioni. Non è guerra di religione, come il coro mediaticamente unificato ripete, ma è guerra del capitale contro le religioni della trascendenza. Islam e cristianesimo in primis”. Il presepe come simbolo della famiglia. “Potremmo ancora dire che la nuova religione mondializzata del libero mercato (il monoteismo assoluto e idolatrico dell’economia), - soggiunge Diego Fusaro - con annessa teologia della disuguaglianza sociale propalata urbi et orbi dai teologi della disuguaglianza che sono gli economisti (i nuovi sacerdoti del libero mercato globalizzato), ha dichiarato guerra alla famiglia come prima cellula della comunità etica. Il capitale non vuole vedere la comunità etica in senso hegeliano, ma vuole soltanto vedere trionfare in maniera ubiquitaria il sistema dei bisogni, hegelianamente, cioè il libero mercato, nei cui spazi l’unica relazione praticata è quella basata sul do ut des, sull’insocievole socievolezza – diremmo con Kant -, una società cioè che si regge sull’egoismo acquisito degli individui che si relazionano tra loro unicamente per massimizzare il loro interesse personale”.

Il presepe simbolo di famiglia, fondamento etico della società. Ma questo non è desiderabile per il capitalismo selvaggio che domina tutti noi, spiega il giovane filosofo marxista. Il capitalismo ci vuole tutti senza famiglia, soli e sconsolati, facili prede della depressione e semplici consumatori. Possibilmente asessuati, aggiungo io.

“Mi sembra incredibile che ancora oggi si usi questo termine: sono biologicamente un maschio: lo stesso vale per una donna, che è una donna punto e basta, al di là di tutto. La parola gay è stata inventata da chi ha bisogno di etichettare e io non voglio essere identificato in base alle mie scelte sessuali». Ecco nella desolazione di chi vuole toglierci il Natale, che vuole uccidere quel Bambino che è nato e nasce per noi, di chi ci vuole persi e privati persino del Presepe, perché simbolo di famiglia, ecco alzarsi una voce che finalmente ha il coraggio di dire un’altra ovvietà. Un uomo è un uomo e una donna è una donna. Punto e basta. Lo stilista Stefano Gabbana dichiara di non voler essere definito gay, “io non voglio essere identificato per la mia scelta sessuale. L’omosessualità è sempre esistita, non è che è una novità. Io sono un uomo, punto.” Parole però che hanno un peso in una società che cerca di annientare la sua stessa essenza, il nucleo primigenio di comunità.

Tre voci, che hanno il coraggio di dichiarare ciò che sino a pochi mesi fa era politicamente non corretto, e quindi indicibile, censurabile. Tre voci che ci scuotono nella speranza che non ci lasciamo omologare, annientare. Tre voci che ci sollecitano a una nuova vita, senza compromessi e sempre alla ricerca della Verità.

Perché l’Infinito si è fatto finito, Dio infinito ed Eterno si è fatto Uomo finito e mortale, per espandere l’infinito che è in noi e condurci verso l’eternità.

P.S. E allora iniziamo questo nuovo anno con la speranza che la maestra di Trieste che ha sostituito nella canzone natalizia la parola Gesù con Perù si renda conto che se viviamo in una società libera, libera anche di fare simili sciocchezze, lo dobbiamo a quanto disse un Bambino nato 2000 anni fa, divenuto Uomo.