Diritto, procedura, esecuzione penale - Ordinamento penitenziario -  Mario Iannucci - 31/01/2019

REMS e OPG. E’ criminale la nostalgia, ma forse lo è anche l’ipocrisia - Gemma Brandi e Mario Iannucci

Su Il Manifesto del 30 gennaio, Francesco Maisto, già Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, si scaglia contro coloro che criticano le norme sul superamento degli OPG che rendono impossibile il “ricovero” nelle REMS di tanti “folli-rei” (in oltre 40 anni di professione, nel carcere e fuori, come psichiatri, non abbiamo mai -e diciamo mai- visto diventare qualcuno folle solo perché imprigionato), abbandonando nelle carceri molti malati di mente, che non trovano posto nelle REMS poiché queste Residenze hanno una dotazione di letti largamente insufficiente ad ospitare i folli-rei prosciolti e pericolosi. Sono circa un terzo dei folli-rei totali quelli che non trovano posto nelle REMS e rimangono in libertà, ancorché pericolosi, oppure rimangono nelle carceri. Nelle carceri italiane, che sono, lo si capisce, istituzioni molto meno “totali” degli “OPG latrine” (come li definisce, citando Cesare Lombroso, il Presidente Maisto, che è un honorable man).
    Francesco Maisto è un uomo intelligente, un campano ironico e colto che però nella circostanza sembra trascurare alcuni dati purtroppo insopprimibili. La realtà ci dice che, perché avesse luogo la chiusura degli OPG (“latrine”, sempre per come lui opportunamente li definisce; Giorgio Napolitano ne parlò come di “orrori indegni di un Paese appena civile”), le varie norme attraverso le quali quegli “orrori” vennero chiusi (ancora prima della L. 81/2014 che consentì la loro effettiva chiusura, avvenuta di fatto solo nel 2016 per Montelupo Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto) avevano semplicemente spostato nelle carceri un terzo dei folli-rei e dei rei-folli che erano ospiti degli OPG (i “rei-folli” ex art. 148 cp -“impazziti dopo la condanna”; i reclusi da sottoporre a ‘osservazione psichiatrica’; i “minorati psichici”, mezzo rei-folli e mezzo folli-rei). Nelle carceri, dove il trattamento sanitario è molto migliore che negli OPG, come sanno tutti e come sa anche Francesco Maisto, che è un honorable man. La realtà ci dice anche che, in Lombardia, l’OPG di Castiglione delle Stiviere si è trasformato radicalmente dopo la legge 81/2014, nel senso che hanno tolto la targa ‘OPG’ fuori dal portone e ci hanno messo la nuova targa ‘REMS’. Ieri l’OPG di Castiglione ospitava fra i 200 e i 300 ‘internati’, oggi ne ospita circa 160 in cosiddette “strutture polimodulari”. Operazioni che taluni descrivono come di sostanziale trasformazione e non di semplice maquillage. Altri dicono che vi si effettuano ancora troppe “contenzioni” (se così fosse la Procura dovrebbe intervenire: la l. 180/1978, salvo modifiche che ignoriamo, impone che i TSO -le contenzioni, in Strutture Sanitarie, possono avvenire solo in corso di TSO-  vengano effettuati negli SPDC, non nelle REMS!), altri parlano di prevalenti trattamenti psicofarmacologici. Che a parlare siano malelingue ovvero honorable men non è qualcosa che possa essere qui scriminato.
    Esaminiamo ora un altro aspetto, fra quelli lamentati da Francesco Maisto. La pletora dei folli-rei fuori dalle REMS e dentro le carceri sarebbe, secondo lui, anche un effetto della mancata attuazione delle proposte formulate dagli Stati Generali. Quelle proposte erano transitate quasi per intero nello schema di DL che il vecchio Governo si accingeva a varare e che il nuovo Governo ha bocciato. Non si chiede, Francesco Maisto, se tali proposte siano state bocciate non solo perché largamente inapplicabili, ma anche perché confuse e contraddittorie? Per quanto concerne il trattamento dei malati di mente, lo schema di DL poi naufragato conteneva senza dubbio delle parti buone, come l’equiparazione delle malattie mentali a tutte le altre malattie per la concessione della detenzione domiciliare e di altri benefici, ma ne conteneva anche altre assai meno buone, come la soppressione dell’art. 148 (che, almeno in linea teorica, consentirebbe invece di continuare a “ricoverare nelle REMS”, strutture sanitarie, i “rei-folli”) o la creazione, dentro il carcere (dentro il carcere!), di “reparti psichiatrici a sola gestione sanitaria”. Perché ognuno sa, lo sa ogni honorable man, che il carcere è una istituzione molto meno ‘totale’ dell’OPG. Così non c’è da meravigliarsi che il nuovo Governo, insieme all’acqua sporca, abbia buttato via anche il bambino.
    Un aneddoto per finire (scherzoso ma non troppo). Alcuni mesi addietro abbiamo accompagnato alcuni studenti di una università straniera a visitare due realtà detentive: un carcere e una REMS (nelle REMS continuano ad essere applicate misure di sicurezza detentive). Al termine delle due visite abbiamo chiesto agli studenti dove avrebbero preferito essere ‘detenuti’. La risposta è stata unanime e corale: nel carcere! Quindi è forse per questo che tanti honorable men pensano che il carcere sia in fondo il posto giusto anche per i matti. Chi ne conosce la realtà, per averci lavorato davvero e non esserci passato di tanto in tanto, e conosce anche la malattia mentale, essendosene occupato per una vita intera, sa bene che il carcere non sarà mai un buon asilo per i folli rei o i rei folli che dir si voglia. Chiudere un occhio sul misfatto di averlo considerato per legge l’asilo estremo del soggetto debole, basta per togliere consistenza e credibilità al castello di buone intenzioni che avrebbe animato un legislatore poco informato sia sul carcere che sulla sofferenza psichica severa: il peccato mortale e non veniale degli Stati Generali.
    Più che di Stati Generali c’è bisogno di uno Stato che riconosca alle persone competenti il diritto/dovere di suggerire un nuovo percorso, vuoi pure correttivo di norme il cui fine non può giustificare il mezzo, visto che a farne le spese sarebbero di nuovo le persone più fragili, vale a dire quelle apparentemente, troppo apparentemente, forti.   

In allegato il testo integrale dell'articolo con note.