Consumatori - Consumatori -  Alessio Anceschi - 11/09/2017

Residenza anagrafica ai fini IMU ... per qualche aliquota in più, Comm. Trib. Modena 14/11/2016

Vi ricordate il medioevo ? Quel periodo buio in cui i vari signorotti taglieggiavano le popolazioni loro sottomesse con balzelli e gabelle di ogni genere ? Fortunatamente oggi siamo nell'età moderna e simili cose non succedono più … o forse chissa ?

Il sig. PU è un giovane single che ha la sventura di lavorare molto e di trascorrere spesso il proprio tempo fuori casa, un po’ per diletto, un po’ per fare volontariato.

Ha altresì la mala sorte di aver acquistato un immobile nello stesso condominio in cui abitano i suoi genitori, anche per stargli vicino nella vecchiaia e perché no, un po’ anche per usufruire di quei vantaggi che tale vicinanza comporta in termini di lavatrice e qualche occasionale "vitto".

Il sig. PU paga regolarmente le tasse, comprese quelle relative alla casa di proprietà (ICI / IMU che dir si voglia). Il sig. PU, infatti, ha ovviamente preso la residenza nell'appartamento di sua proprietà  in cui vive ed il comune di Sassuolo (MO), città in cui risiede, gliel'ha regolarmente concessa, né mai gliel'ha contestata.

Senonchè un bel giorno, il medesimo riceve un "avviso di accertamento tributario" dal proprio comune di residenza, ovvero il suddetto già menzionato comune di Sassuolo (MO) il quale gli chiede la differenza di maggiori aliquote fiscali ICI / IMU relativamente agli anni passati sostenendo che egli non sia residente dove egli risiede e dove, bene precisarlo, lo stesso comune certifica che lui sia residente. Gli si chiede quindi la differenza della maggior aliquota fiscale come se quella in vui vive e risiede non fosse la "prima casa", bensì una seconda abitazione e ciò, senza neppure premurarsi di specificare dove il comune stesso ritenga che egli effettivamente abiti.

Il tutto sulla base di presunti "bassi consumi domestici" che il comune ha accertato "non si sa bene come", che neppure vengono specificati.

Il sig. PU, frastornato ed incredulo, impugna l'addebito innanzi alla commissione tributaria provinciale sostenendo che, ai sensi dell'art.8 co. 2°, d.lgs. 504/1992 per "abitazione principale" si intende "salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica" così come peraltro si ricava anche dall'insieme delle note norme civilistiche in materia e secondo logica. Contesta inoltre che la "residenza anagrafica" non possa essere desunta dai consumi domestici (che sono bassi ma non "inesistenti") ed evidenzia che il comune è tenuto per legge ad accertare la residenza anagrafica, la cui disciplina prevede uno specifico regime di tutela.

Ai sensi degli artt. 4 e 5, l. 1228/1954, infatti, "L'Ufficiale d'anagrafe provvede alla regolare tenuta dell'anagrafe della popolazione residente ed è responsabile della esecuzione degli adempimenti prescritti per la formazione e la tenuta degli atti anagrafici. Egli ordina gli accertamenti necessari ad appurare la verità dei fatti denunciati dagli interessati, relativi alle loro posizioni anagrafiche, e dispone indagini per accertare le contravvenzioni alle disposizioni della presente legge e del regolamento per la sua esecuzione" (…). Inoltre, "l'Ufficiale d'anagrafe che sia venuto a conoscenza di fatti che comportino l'istituzione o la mutazione di posizioni anagrafiche, per i quali non siano state rese le prescritte dichiarazioni, deve invitare gli interessati a renderle" ed in mancanza vi "provvede di ufficio, notificando all'interessato il provvedimento stesso. Contro il provvedimento d'ufficio è ammesso ricorso al Prefetto".

Ovviamente, nel caso di specie, il comune interessato (Sassuolo) non ha mai contestato alcunchè al sig. PU e continua a certificare che il medesimo risieda nello stesso appartamento in cui, ai meri fini tributari ICI / IMU egli affermi non risiedere.

Il comune di Sassuolo si costituisce affermando che il concetto di "dimora abituale" non equivale al concetto di "residenza", perché in fin dei conti, anche l'art. 43 co. 2° c.c. si sbaglia.

Sul ricorso si pronuncia la Commissione tributaria provinciale di Modena, con sentenza n. 852 del 25.11.2016 che, ahinoi, dà ragione al comune di Sassuolo sostenendo che i presunti "bassi consumi" domestici siano elementi sufficienti a far presumere che il soggetto interessato non risieda effettivamente dove risiede.

In una società consumistica, il sig. PU deve quindi consumare di più. Deve fare meno vita sociale e stare in casa più spesso, guardando la TV ed ascoltando lo stereo possibilmente in contemporanea, fonandosi i capelli che non ha, tenere accese le luci di casa anche mentre è a lavorare, lasciare aperto qualche rubinetto e, se possibile, anche aprire spesso il frigorifero, per fare aumentare le bollette. Vivere in una società consumistica comporta indubbiamente dei sacrifici che ognuno di noi deve fare, per essere un buon cittadino. Il sig. PU non ci sa ed ha appellato la sentenza. Che testone !!