Interessi protetti - Professionista -  Riccardo Mazzon - 08/03/2020

Responsabilità civile dell’avvocato: può radicarsi a seguito di trasgressione di normativa disciplinare

Come spesso evidenziato, la responsabilità civile dell’avvocato – implicante risarcimento dell’eventuale danno subito dal cliente – può radicarsi nel professionista anche a seguito di colpa specifica (intesa come violazione di leggi, regolamenti, ordini o discipline) derivante da trasgressione, da parte del medesimo legale, di normativa disciplinare: di qui l’importanza, anche in ottica meramente risarcitoria, di conoscere almeno le linee essenziali del procedimento disciplinare che soccorre nel sanzionare (disciplinarmente) l’avvocato - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

A tal proposito, l’articolo 38 del R.D.L. 27-11-1933, n. 1578 (Procedimento disciplinare nei confronti degli avvocati) deve oggi cedere il passo alla legge 31 dicembre 2012, n. 247 (Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense), pubblicata nella Gazz. Uff. 18 gennaio 2013, n. 15 ed, in particolare, agli articoli 50 e ss. del predetto dettato normativo; egualmente, fondamentale si rivela, in tal ottica, il Nuovo Codice Deontologico Forense, approvato dal Consiglio Nazionale Forense nella seduta del 31 gennaio 2014 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 241 del 16 ottobre 2014.

In particolare, il potere disciplinare appartiene, oggi, ai consigli distrettuali di disciplina forense, composti da membri eletti su base capitaria e democratica, con il rispetto della rappresentanza di genere di cui all'articolo 51 della Costituzione, secondo il regolamento approvato dal CNF: il numero complessivo dei componenti del consiglio distrettuale è pari ad un terzo della somma dei componenti dei consigli dell'Ordine del distretto (se necessario, approssimata per difetto all'unità).

Al CNF, peraltro, sono attribuiti importanti poteri ispettivi: esso può, infatti, richiedere ai consigli distrettuali di disciplina notizie relative all'attività disciplinare svolta e può, inoltre, nominare, scegliendoli tra gli avvocati iscritti nell'albo speciale per il patrocinio davanti alle magistrature superiori, ispettori per il controllo del regolare funzionamento dei consigli distrettuali di disciplina quanto all'esercizio delle loro funzioni in materia disciplinare.

Gli ispettori possono esaminare tutti gli atti, compresi quelli riguardanti i procedimenti archiviati; essi redigono e inviano al CNF la relazione di quanto riscontrato, formulando osservazioni e proposte e il CNF può disporre la decadenza dei componenti dei consigli distrettuali di disciplina (al componente decaduto subentra il primo dei non eletti).

Il consiglio distrettuale di disciplina svolge la propria opera con sezioni composte da cinque titolari e da tre supplenti, ma non possono far parte delle sezioni giudicanti membri appartenenti all'ordine a cui è iscritto il professionista nei confronti del quale si deve procedere.