Danni - Danno esistenziale -  Michela Del Vecchio - 12/09/2017

Responsabilità civile ed atipicità del danno – Tribunale Cassino 1048/2017

La giurisprudenza torna a porre la persona quale fulcro e paradigma di valutazione di fattispecie anche contrattuali. Questa volta è il Tribunale di Cassino che, nella decisione in commento, definendo i limiti e le imputazioni di responsabilità in un caso di errore medico ha evidenziato l’importanza del valore umano ritenuto il punto di riferimento per la qualificazione del danno oltre che per la determinazione del suo ammontare. Ripercorrendo la progressione interpretativa dell’art. 2043 c.c. che la dottrina prima (Paolo Cendon, Il danno esistenziale, Milano, 2000) e la giurisprudenza poi (Cass., SS.UU., 26972/2008) hanno compiuto per individuare una dimensione esistenziale della responsabilità civile analizzando e conoscendo della persona danneggiata nella sua sfera umana composta da valori e relazioni tutte di rilevanza costituzionale, il Tribunale di Cassino ha sottolineato come, nell’analisi di un inadempimento contrattuale (ed, in specie, delle conseguenze dello stesso indicate dall’art. 1223 c.c.) il termine “perdita” ricomprende non solo gli “svantaggi patrimoniale” ma anche e necessariamente le “mancate utilità” della persona danneggiata dall’inadempimento indicato ove queste “mancate utilità” abbiano inciso ed incidano sulle relazioni significative della sua esistenza (siano esse di carattere familiare o sociale).

Torna dunque a valorizzarsi il campo dell’esistenza umana quale punto di partenza ma anche punto di arrivo in un discorso circolare sull’illecito civile.

Si tratta dunque di una decisione di particolare interesse in materia di responsabilità civile non soltanto per l’analitica ricostruzione compiuta in materia di danno alla persona ma soprattutto ed anche per l’affermata importanza della persona nella sua quotidiana esistenza quale soggetto e non oggetto di tutela.

Insufficienza del danno biologico, dunque, insufficienza di una lettura “adattata” dell’art. 2059 c.c. ed affermazione di un danno alla persona in termini formali e sostanziali e comprensivo di tutte le voci (dal danno vero e proprio fino al solo indebolimento anche transeunte), patrimoniali e non, che direttamente ed in modo immediato sono riconducibili all’uomo posto che, come affermato dal prof. Paolo Cendon (in “Un nuovo modello per la tutela risarcitoria”, op. cit.) “non si sola salute vive l’uomo”.