Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Mazzon - 04/05/2020

Responsabilità contrattuale e danni risarcibili: ancora sugli obblighi esistenti in capo al venditore

In ogni caso, è importante tenere a mente come non sia dovuta la garanzia se, al momento del contratto, il compratore conosceva i vizi della cosa; parimenti, la garanzia non è dovuta se i vizi erano facilmente riconoscibili, salvo, in questo caso, che il venditore abbia dichiarato che la cosa era esente da vizi.

In effetti, a tal proposito, la conoscenza e la scoperta del vizio redibitorio non vanno necessariamente collegate alla precisa cognizione della causa del vizio stesso, poiché, se e vero che si ha conoscenza del vizio quando il compratore abbia acquisito la certezza obiettiva della sua sussistenza, non essendo sufficiente il semplice sospetto, è altrettanto vero che, secondo la logica delle cose, tale certezza va riferita alla manifestazione esteriore del vizio e non già alla individuazione della causa che lo ha determinato: così, può essere esclusa l'operatività della garanzia per vizi della cosa in favore di due coniugi che, pur avendo notato una macchia di umido sulle pareti dell'immobile che stavano per acquistare, avevano comunque stipula l'atto di acquisto senza inserirvi alcuna riserva e senza neppure chiedere una riduzione del prezzo o un risarcimento del danno, mostrando con ciò di voler rinunciare alla garanzia per i vizi prevista dall'art. 1491 c.c..

Qualora la cosa venduta risulti viziata, il compratore potrà domandare, a sua scelta, (1) la risoluzione del contratto - salvo che, per determinati vizi, gli usi escludano la risoluzione - ovvero (2) la riduzione del prezzo: la scelta è irrevocabile quando è fatta con la domanda giudiziale - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

Nel caso la cosa consegnata sia perita in conseguenza dei vizi, il compratore avrà senz’altro diritto alla risoluzione del contratto; se, invece, la cosa consegnata sia perita per caso fortuito o per colpa del compratore - o se questi l'ha alienata o trasformata -, egli non potrà domandare che la riduzione del prezzo.

E’ necessario tener ben presente in argomento come, proprio per la compravendita, la disciplina della garanzia per vizi si esaurisca negli artt. 1490 e ss. c.c., che pongono il venditore in una situazione non tanto di obbligazione, quanto di soggezione, esponendolo all'iniziativa del compratore, intesa alla modificazione del contratto od alla sua caducazione mediante l'esperimento, rispettivamente, della actio quanti minoris o della actio redhibitoria: ne consegue che il compratore non dispone - neppure a titolo di risarcimento del danno in forma specifica - di un'azione “di esatto adempimento” per ottenere dal venditore l'eliminazione dei vizi della cosa venduta, rimedio che gli compete soltanto in particolari ipotesi di legge (garanzia di buon funzionamento, vendita dei beni di consumo) o qualora il venditore si sia specificamente impegnato alla riparazione del bene.

Nel caso venga accolta la domanda di risoluzione del contratto, il venditore dovrà restituire il prezzo e rimborsare al compratore le spese e i pagamenti legittimamente fatti per la vendita; il compratore, per contro, dovrà restituire la cosa, sempre che questa non sia perita in conseguenza dei vizi medesimi.

Ulteriormente, il venditore è tenuto in ogni caso, verso il compratore, al risarcimento del danno, se non prova di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa; il venditore deve, altresì, risarcire al compratore i danni derivati dai vizi della cosa.

A tal proposito, l'azione di risarcimento dei danni proposta, ai sensi dell'art. 1494 c.c., dall'acquirente non si identifica né con le azioni di garanzia di cui all'art. 1492 c.c., né con l'azione di esatto adempimento; infatti, mentre la garanzia per evizione opera anche in mancanza della colpa del venditore, onde eliminare, nel contratto, lo squilibrio tra le attribuzioni patrimoniali determinato dall'inadempimento del venditore, l'azione di risarcimento danni - che presuppone di per sé la colpa di quest'ultimo - consistente nell'omissione della diligenza necessaria a scongiurare l'eventuale presenza di vizi nella cosa e può estendersi a tutti i danni subiti dall'acquirente (non solo, quindi, a quelli relativi alle spese necessarie per l'eliminazione dei vizi accertati, ma anche a quelli inerenti alla mancata o parziale utilizzazione della cosa o al lucro cessante per la mancata rivendita del bene); da ciò consegue, fra l'altro, che tale azione si rende ammissibile, in alternativa, ovvero, cumulativamente, con le azioni di adempimento in via specifica del contratto, di riduzione del prezzo o di risoluzione del contratto medesimo.

Proseguendo nella disamina della legislazione specificatamente prevista per la compravendita, è noto come l’articolo 1495 del codice civile preveda che: (1) il compratore decade dal diritto alla garanzia, se non denunzia i vizi al venditore entro otto giorni dalla scoperta (salvo l’eventuale diverso termine stabilito dalle parti o dalla legge); (2) la denunzia dei vizi non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l'esistenza del vizio o l'ha occultato (e il riconoscimento dei difetti da parte del venditore, che, ai sensi dell'art. 1495, secondo comma, cod. civ., esonera il compratore dall'onere della tempestiva denuncia, può aver luogo anche tacitamente, per “facta concludentia”, come nel caso in cui lo stesso venditore provveda alla sostituzione della cosa); (3) l'azione si prescrive, in ogni caso, in un anno dalla consegna (ma il compratore, che sia convenuto per l'esecuzione del contratto, può sempre far valere la garanzia, purché il vizio della cosa sia stato denunziato entro otto giorni dalla scoperta e prima del decorso dell'anno dalla consegna).

Ecco perché la Suprema Corte costantemente puntualizza che, in materia di compravendita, in caso di inadempimento del venditore, oltre alla responsabilità contrattuale da inadempimento o da inesatto adempimento, è configurabile anche la responsabilità extracontrattuale del venditore stesso, qualora il pregiudizio arrecato al compratore abbia leso interessi di quest'ultimo che, essendo sorti al di fuori del contratto, hanno la consistenza di diritti assoluti; diversamente, quando il danno lamentato sia la conseguenza diretta del minor valore della cosa venduta o della sua distruzione o di un suo intrinseco difetto di qualità si resta nell'ambito della responsabilità contrattuale, le cui azioni sono soggette a prescrizione annuale.

In argomento, va rammentato altresì come, nel caso di vizi non apparenti - ossia di vizi occulti o comunque non rilevabili attraverso un sommario esame della cosa - il termine decorra dalla loro scoperta, che si verifica nel momento in cui il compratore abbia acquisito la certezza oggettiva circa l’esistenza dei vizi: qualora il rinvenimento avvenga per gradi ed in tempi successivi, occorre avere riguardo al momento in cui esso sia stato completato.

Parimenti fondamentale rammentare come cui la riconducibilità della fattispecie concreta nello schema astratto dell'aliud pro alio dia luogo all'azione contrattuale di risoluzione o di adempimento, ai sensi dell'art. 1453 c.c., svincolata dai termini di decadenza e prescrizione previsti dall'art. 1495 c.c. (e dunque, a fortiori, consenta di paralizzare in via di eccezione la pretesa di pagamento azionata dalla parte venditrice:); a tal proposito, l’ipotesi di “aliud pro alio” ricorre (1) non soltanto quando la cosa consegnata è completamente difforme da quella promessa, ma anche (2) quando la diversità tra la cosa venduta e quella consegnata incide sulla natura e, quindi, sull’individualità, consistenza e destinazione di quest’ultima sì da potersi ritenere che essa appartenga ad un genere del tutto diverso da quello posto a base della decisione dell’acquirente di effettuare l’acquisto, o che presenti difetti che le impediscono di assolvere alla sua funzione naturale o a quella concreta assunta come essenziali dalle parti (c.d. inidoneità ad assolvere la funzione economico-sociale), facendola degradare in una sottospecie del tutto diversa da quella dedotta in contratto.

Nonostante talvolta s’affermi che, in tema di garanzia dei vizi per la cosa venduta, al compratore basta provare l'esistenza del vizio (spetterà poi al venditore dimostrare il fondamento dell'eccezione di decadenza), pare maggiormente corretta l’affermazione secondo cui l’onere della prova della tempestività della denuncia (pur non assoggettata a particolari formalità), ove tempestivamente eccepita la decadenza, incombe sull’acquirente, poiché detta denunzia costituisce una condizione necessaria all’azione: il compratore, dunque, - una volta verificato positivamente, anche per “facta concludentia”, il bene compravenduto, avendone la disponibilità fisica e giuridica - deve dimostrare l’esistenza dei vizi (e delle conseguenze dannose lamentate), giacché l’art. 1495 c.c. indica nel compratore la parte gravata dall’onere della prova di averli tempestivamente denunciati entro otto giorni dalla scoperta (salvo il caso del riconoscimento o dell’occultamento dei difetti da parte del venditore), ed essendo questo risultato ermeneutico in sintonia con il principio - riconducibile all’art. 24 Cost. ed al divieto di interpretare la legge in modo da rendere impossibile o troppo difficile l’esercizio dell’agire in giudizio - della vicinanza al fatto oggetto di prova.

Peraltro, è sufficiente che il compratore alleghi l'inesatto adempimento, ovvero denunci la presenza di vizi che rendano la cosa inidonea all'uso al quale è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore, mentre è sempre a carico del venditore, quale debitore di un'obbligazione di risultato ed in forza del principio della riferibilità o vicinanza della prova, l'onere di dimostrare, anche attraverso presunzioni, di aver consegnato una cosa conforme alle caratteristiche del tipo ordinariamente prodotto, ovvero la regolarità del processo di fabbricazione o di realizzazione del bene; ne consegue che, ove detta prova sia stata fornita, spetterà poi al compratore di dimostrare l'esistenza di un vizio o di un difetto intrinseco della cosa ascrivibile al venditore.

In argomento, va ricordato che, nel caso di contratto preliminare, la consegna (ad esempio, dell'immobile oggetto del contratto) effettuata prima della stipula del definitivo, non determina la decorrenza del termine di decadenza per opporre i vizi noti, né comunque quello di prescrizione, perché l'onere della tempestiva denuncia presuppone che sia avvenuto il trasferimento del diritto.

Altro caso particolare ricorre nella vendita di animali d'affezione, dove la disciplina della l. 14 agosto 1991 n. 281, dettata al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale, prevale sugli usi locali e sulle disposizioni relative alla garanzia per i vizi della cosa venduta, risultando incompatibile ogni diversa - eventuale - contrastante disposizione, ricompresa nel novero di quelle sussidiariamente previste dall'art. 1496 c.c., quando l'animale d'affezione possieda esclusivamente tale caratteristica e non anche quando abbia una oggettiva destinazione economico-funzionale tale da giustificare l'applicazione all'animale della disciplina propria della res; ed in effetti, quanto alla vendita di animali, la garanzia per i vizi è regolata dalle leggi speciali o, in mancanza, dagli usi locali e, solo se neppure questi ultimi dispongono, si osservano le norme generali del codice civile.

Se la cosa venduta non ha le qualità promesse ovvero non ha le qualità essenziali per l'uso a cui è destinata, il compratore ha diritto di ottenere la risoluzione del contratto (secondo le disposizioni generali sulla risoluzione per inadempimento), purché il difetto di qualità ecceda i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi: tuttavia, tale diritto - di ottenere la risoluzione - è soggetto alla decadenza e alla prescrizione stabilite dall'articolo 1495 del codice civile.

Naturalmente, la mancanza di qualità promesse o di quelle essenziali per l'uso di destinazione è da tenere ben distinta dai presupposti che consentono l’applicazione dello schema dell’ “aliud pro alio” (si rammenti come sia configurabile la consegna di "aliud pro alio" non solo quando la cosa consegnata è completamente difforme da quella contrattata, appartenendo ad un genere del tutto diverso, ma anche quando è assolutamente priva delle caratteristiche funzionali necessarie a soddisfare i bisogni dell'acquirente, o abbia difetti che la rendano inservibile, ovvero risulti compromessa la destinazione del bene all'uso che abbia costituito elemento determinante per l'offerta di acquisto): così, ad esempio, se l'immobile, oggetto del contratto di compravendita, presenti dimensioni ridotte rispetto a quanto pattuito, può essere comunque considerato idoneo ad essere usato per la destinazione pattuita, configurandosi piuttosto un minore sfruttamento dell'immobile, suscettibile eventualmente di azione di risarcimento del danno derivante dalla mancanza delle qualità promesse ex art. 1497 c.c..