Interessi protetti - Professionista -  Riccardo Mazzon - 23/08/2020

Responsabilità contrattuale e danni risarcibili: contratto d'appalto e funzione dell'art. 1668 c.c. nella gestione dei vizi riscontrati nell'opera

Nel contratto d'appalto, in caso di vizi dell'opera, il committente può chiedere: (1a) che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell'appaltatore, oppure (1b) che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo (2) il risarcimento del danno nel caso di colpa dell'appaltatore; qualora, peraltro, le difformità o i vizi dell'opera siano tali da renderla del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente potrà chiedere (4) la risoluzione del contratto - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

In effetti, in tema di difetti dell’opera oggetto di un contratto di appalto, l’art. 1668 c.c. concede al committente, in deroga alla disciplina stabilita in via generale in tema di inadempimento del contratto, la possibilità di domandare la risoluzione del contratto soltanto nel caso in cui i difetti dell’opera siano tali da renderla del tutto inadatta alla sua destinazione, mentre negli altri casi il committente può agire con le alternative azioni di eliminazione dei vizi o di riduzione del prezzo, soltanto nell’ottica del mantenimento del contratto; in altri termini, qualora l'inadempimento dell'appaltatore si concreti in vizi o difformità dell'opera, i rimedi accordati al committente sono quelli previsti dalla norma speciale dell'art. 1668 c.c., prevalente sulle regole generali dell'art. 1453 c.c., e la responsabilità dell'appaltatore va quantificata nella spesa necessaria per l'eliminazione degli stessi, anche ove questa comporti l'integrale rifacimento dell'opera, mentre il diritto dell'appaltatore alla percezione di un qualsivoglia compenso per la detta opera può essere riconosciuto solo se e nella misura in cui una parte della stessa rimanga in qualche modo utilizzabile ed utilizzata, di guisa che il committente possa trarne effettivo ed apprezzabile giovamento; pertanto, tale diritto al compenso non è compatibile con un inadempimento dell'appaltatore totale ed assoluto che, rendendo l’opera del tutto inadatta alla sua destinazione, comporta un difetto funzionale della causa del contratto e legittima il committente a chiederne la risoluzione.

Più precisamente, l'art. 1668 comma 1 c.c., secondo cui, per l’appunto, il committente può chiedere che le difformità o vizi siano eliminati a spese dell'appaltatore, oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il risarcimento del danno nel caso di colpa dell'appaltatore, accorda al committente, sempre e comunque, il diritto all'eliminazione dei vizi o delle difformità, oppure all'equivalente economico, mediante riduzione del corrispettivo, nonché, nei casi di inadempimento colpevole, il risarcimento degli eventuali danni: si tratta di due distinte modalità di reintegrazione patrimoniale che possono concorrere, (1a e 1b) la prima delle quali compete, per il solo fatto che l'opera sia risultata affetta da vizi e/o difformità, casi nei quali il pregiudizio economico è in re ipsa e non richiede ulteriore dimostrazione - salvo la prova del quantum, nell'ipotesi in cui il committente abbia optato per la riduzione del prezzo -, mentre (2) solo la seconda, nel caso di colpa dell'appaltatore, richiede la prova dell'eventuale ulteriore danno.

Pertanto, in tema di appalto, l'azione del committente per il risarcimento dei danni derivanti dalle difformità e/o dai vizi dell'opera appaltata si aggiunge, nel caso di colpa dell'appaltatore, a quella diretta all'eliminazione, a spese dell'appaltatore, delle difformità e dei vizi o alla riduzione del prezzo, specificamente prevista dall'art. 1668 c.c. (contenuto della garanzia per difetti dell'opera), senza identificarsi con questa, né è surrogabile con gli effetti della relativa pronuncia (e naturalmente, chi domanda l'esecuzione dei lavori per eliminare i vizi e i difetti delle opere già compiute dall'appaltatore è tenuto a provare l'esistenza di questi ultimi).

In argomento, si rilevi altresì come, mentre la somma liquidata a favore del committente per la eliminazione dei vizi e difformità dell'opera, a titolo di risarcimento del danno o anche di riduzione del prezzo di cui all'art. 1668 c.c., ha ad oggetto un debito di valore dell'appaltatore - che, non essendo soggetto al principio nominalistico, deve essere rivalutato in considerazione del diminuito potere d'acquisto della moneta intervenuto fino al momento della decisione -, il diritto dell'appaltatore al corrispettivo abbia natura di debito di valuta, che non è suscettibile di automatica rivalutazione per effetto del processo inflattivo della moneta.