Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Mazzon - 14/05/2020

Responsabilità contrattuale e danni risarcibili: per la compravendita di cose mobili c'è una disciplina speciale

Il contratto di compravendita avente per oggetto cose mobili soggiace a specifica regolamentazione; in primis, in mancanza di patto o di uso contrario, la consegna della cosa deve avvenire (1) nel luogo dove questa si trovava al tempo della vendita, se le parti ne erano a conoscenza; ovvero (2) nel luogo dove il venditore aveva il suo domicilio o la sede dell'impresa - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

In tal situazione – e sempre salvo patto o uso contrario -, se la cosa venduta deve essere trasportata da un luogo all'altro, il venditore si libera dall'obbligo della consegna rimettendo la cosa al vettore o allo spedizioniere e le spese del trasporto sono a carico del compratore; così, in caso di vendita di beni mobili da trasportare pattuita con clausola “franco partenza”, il venditore, a norma dell'art. 1510, secondo comma, cod. civ., non è tenuto a garantire che la merce giunga integra a destinazione, rispondendo solo dell'integrità della stessa al momento della consegna al vettore: in effetti, detta previsione costituisce una norma speciale, applicabile solo in tema di vendita a distanza di cose mobili, rispetto alla quale il contratto di trasporto costituisce mera modalità esecutiva, con la conseguenza che, per tale figura contrattuale, il venditore non risponde dell'inadempimento del vettore o dello spedizioniere, non trovando applicazione il principio generale dettato dall'art. 1218 cod. civ..

La rimessione, da parte del venditore, al vettore o allo spedizioniere, delle cose da trasportare in luogo diverso, libera dunque, per volontà di legge, il venditore stesso dall'obbligo della consegna - a norma dell'art. 1510, comma 2, c.c. - e l'adempimento della sua obbligazione ben può essere provato dalle bolle di consegna della merce, in quanto documenti che vengono redatti nella fase di esecuzione del contratto.

Nelle fattispecie negoziali aventi a oggetto la consegna di una quantità di merce da una parte all'altra, inoltre, la prova della consegna all'acquirente è libera, nel senso che essa può essere fornita con ogni mezzo, fatti salvi i limiti imposti dalla legge, anche quando siano state rilasciate bolle di consegna; e nel caso in cui la sottoscrizione apposta su tali bolle sia stata disconosciuta, pertanto, la parte può scegliere se proporre istanza di verificazione di scrittura privata, affidando all'esito la dimostrazione della consegna, ovvero chiedere, in via alternativa, di provare la consegna con altri mezzi probatori.

Naturalmente, nella vendita con spedizione regolata dall'art. 1510, comma 2, c.c. il contratto di trasporto, concluso tra venditore-mittente e vettore, pur essendo collegato da un nesso di strumentalità con il contratto di compravendita concluso tra venditore-mittente e acquirente-destinatario, conserva la sua autonomia, ed è soggetto alla disciplina dettata dagli art. 1683 e seguenti del codice civile; ecco perché il venditore-mittente, anche dopo la rimessione delle cose al vettore, conserva la titolarità dei diritti nascenti dal contratto di trasporto, ivi compreso il diritto al risarcimento del danno da inadempimento, fino al momento in cui, arrivate le cose a destinazione o scaduto il termine entro cui sarebbero dovute arrivare, il destinatario ne richiede la riconsegna al vettore.

V’è da aggiungere come, nella vendita di cose da trasportare da un luogo a un altro, il termine per la denunzia dei vizi e dei difetti di qualità apparenti decorra dal giorno del ricevimento della merce, e non dalla loro scoperta. 

Nel caso in cui il venditore abbia garantito, per un tempo determinato (sono però salvi gli usi che stabiliscano che la garanzia di buon funzionamento è dovuta anche in mancanza di patto espresso), il buon funzionamento della cosa venduta, il compratore, salvo patto contrario, deve invece denunziare al venditore il difetto di funzionamento entro trenta giorni dalla scoperta, sotto pena di decadenza: l'azione, in tal caso, si prescrive in sei mesi dalla scoperta; il giudice, secondo le circostanze, potrà assegnare al venditore un termine per sostituire o riparare la cosa, in modo da assicurarne il buon funzionamento, salvo il risarcimento dei danni.

A tal proposito, si tenga conto di come il potere della parte, di disporre delle eccezioni di prescrizione e decadenza dell'azione di garanzia, si limiti agli elementi costitutivi delle eccezioni stesse, ossia al decorso del tempo e alla volontà di profittare del conseguente effetto estintivo, mentre non concerne l'individuazione del tipo di garanzia applicabile, che è compito del giudice determinare, eventualmente riqualificando la fattispecie dedotta in giudizio.

Nel caso sussista divergenza sulla qualità o condizione della cosa, il venditore o il compratore possono chiederne la verifica nei modi stabiliti dall'articolo 696 del codice di procedura civile; il giudice, su istanza della parte interessata, può ordinare il deposito o il sequestro della cosa stessa, nonché la vendita per conto di chi spetta, determinandone le condizioni; la parte che non ha chiesto la verifica della cosa, deve, in caso di contestazione, provarne rigorosamente l'identità e lo stato.

Peraltro, la mancata richiesta ad opera dell’acquirente della verifica dei vizi della cosa venduta non preclude la proponibilità della richiesta risarcitoria nelle forme ordinarie: in tal caso spetterà alla parte che non ha chiesto la verifica della cosa, provarne, in caso di contestazione l’identità e lo stato.

Qualora il compratore non si presenti per ricevere la cosa acquistata, il venditore può depositarla, per conto e a spese del compratore medesimo, in un locale di pubblico deposito (oppure in altro locale idoneo, determinato dal Tribunale del luogo in cui la consegna doveva essere fatta): il venditore deve dare al compratore pronta notizia del deposito eseguito.

Detto trasferimento delle cose mobili vendute in un locale di pubblico deposito, costituisce, a norma dell'art. 1514 c.c., una facoltà del venditore, dal cui mancato esercizio non deriva, al venditore medesimo, alcuna conseguenza pregiudizievole in ordine al diritto di pretendere il corrispettivo dal compratore.

Inoltre, se il compratore non adempie l'obbligazione di pagare il prezzo, il venditore può far vendere senza ritardo la cosa per conto e a spese di lui; la vendita, in tal caso, è fatta all'incanto, a mezzo di una persona autorizzata a tali atti o, in mancanza di essa, nel luogo in cui la vendita deve essere eseguita, a mezzo di un ufficiale giudiziario: il venditore deve dare tempestiva notizia al compratore del giorno, del luogo e dell'ora in cui la vendita sarà eseguita e, se la cosa ha un prezzo corrente, stabilito per atto della pubblica autorità, ovvero risultante da listini di borsa o da mercuriali, la vendita può essere fatta senza incanto, al prezzo corrente, a mezzo delle persone succitate o di un commissario nominato dal Tribunale (in tal caso il venditore deve dare al compratore pronta notizia della vendita).

Il venditore, inoltre, avrà diritto alla differenza tra il prezzo convenuto e il ricavo netto della vendita, oltre al risarcimento del maggior danno.

In argomento, tengasi altresì conto di come, sul venditore che - nel caso di inadempimento all'obbligo di ricevere la merce del compratore (o di pagare il prezzo) - si sia invece avvalso della pattuita facoltà di rivendere “al meglio” la merce a trattativa privata, senza l'osservanza delle formalità previste dall'art. 1515 c.c., incombe, qualora si controverta sulla congruità del prezzo praticato, quanto meno di allegare i prezzi praticati nella zona del giorno (o nei giorni precedenti o successivi della vendita), onde consentire alla controparte di dimostrare che il prezzo in concreto praticato non era “il migliore possibile”, dovendo in ogni caso provare che il prezzo, in concreto praticato, corrisponde a quello a lui indicato, in quanto l'entità del ricavo netto della vendita costituisce l'elemento fondamentale per la determinazione del danno, costituito dalla differenza tra il prezzo convenuto ed il ricavo netto della rivendita.

Nel caso la vendita abbia per oggetto cose fungibili che abbiano un prezzo corrente - come sopra evidenziato - e il venditore non adempia la sua obbligazione, il compratore può fare acquistare senza ritardo le cose, a spese del venditore, a mezzo di una delle persone sopra indicate (dell'acquisto, il compratore deve dare, anche qui, pronta notizia al venditore; e il compratore avrà sempre diritto alla differenza tra l'ammontare della spesa occorsa per l'acquisto e il prezzo convenuto, oltre al risarcimento del maggior danno).

In ogni caso, il mancato esercizio, da parte del compratore, della facoltà di procurarsi, in danno del venditore, l'acquisto della merce (art. 1516 c.c.) non incide sul diritto di chiedere il risarcimento del danno per l'inadempimento di questi, mentre l'esercizio di detta facoltà non esclude il risarcimento del danno derivato dal ritardo e dal maggior prezzo pagato per ottenere la medesima prestazione di quella ineseguita.

Sempre in ambito di compravendita di cose mobili, la risoluzione del contratto ha luogo di diritto a favore del contraente che, prima della scadenza del termine stabilito, abbia offerto all'altro, nelle forme di uso, la consegna della cosa o il pagamento del prezzo, se l'altra parte non adempie la propria obbligazione; la risoluzione di diritto ha luogo pure a favore del venditore se, alla scadenza del termine stabilito per la consegna, il compratore, la cui obbligazione di pagare il prezzo non sia scaduta, non si presenta per ricevere la cosa preventivamente offerta, ovvero non l'accetta.

Il contraente che intenda valersi della risoluzione così identificata dal codice civile all’articolo 1517, deve darne comunicazione all'altra parte entro otto giorni dalla scadenza del termine; in mancanza di tale comunicazione, si osservano le disposizioni generali sulla risoluzione per inadempimento.

Qualora la vendita abbia per oggetto una cosa che ha un prezzo corrente – ut supra descritto - e il contratto si risolve per l'inadempimento di una delle parti, il risarcimento è costituito dalla differenza tra il prezzo convenuto e quello corrente nel luogo e nel giorno in cui si doveva fare la consegna, salva la prova di un maggior danno; nella vendita a esecuzione periodica, la liquidazione del danno si determinerà sulla base dei prezzi correnti nel luogo e nel giorno fissati per le singole consegne: il risarcimento del danno in tema di compravendita è disciplinato, in deroga ai principi generali di cui agli art. 1223 ss. c.c., dalla norma (dall'evidente carattere eccezionale) di cui all'art. 1518 c.c., la quale, con riguardo alle cose aventi un prezzo corrente di cui al precedente art. 1515, ne determina l'ammontare nella differenza fra il prezzo convenuto e quello corrente sul mercato nel luogo e nel giorno della consegna, salva prova del maggior danno: ne consegue che, qualora le parti abbiano previsto, in contratto, un termine espresso per la consegna, a tale data occorre rigorosamente attenersi ai fini della determinazione del danno da inadempimento, senza che sia consentito, al venditore, il differimento unilaterale del termine predetto (con relativa possibilità di lucrare la fluttuazione del prezzo in danno della controparte).

Da ultimo, qualora la vendita sia stata fatta senza dilazione per il pagamento del prezzo, il venditore, in mancanza di pagamento, può riprendere il possesso delle cose vendute, finché queste si trovano presso il compratore, purché (1) la domanda sia proposta entro quindici giorni dalla consegna e (2) le cose si trovino nello stato in cui erano al tempo della consegna stessa.

Peraltro, il diritto di riprendere il possesso delle cose non si può esercitare in pregiudizio dei privilegi previsti dagli articoli 2764 e 2765 del codice civile, salvo che si provi che il creditore, al tempo della introduzione di esse nella casa o nel fondo locato ovvero nel fondo concesso a mezzadria o a colonia, conosceva che il prezzo era ancora dovuto; detto principio si applica anche a favore dei creditori del compratore che abbiano sequestrato o pignorato le cose, a meno che si provi che essi, al momento del sequestro o del pignoramento, conoscevano che il prezzo era ancora dovuto.