Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Mazzon - 19/06/2020

Responsabilità contrattuale e danni risarcibili: regole generali che trovano costante applicazione nel contratto d’appalto

Tra le più importanti regole generali che, nella responsabilità derivante da contratto d’appalto, trovano costante applicazione in ambito giurisprudenziale e debbono, pertanto, esser tenute nella massima considerazione dall’interprete, si rammentino le seguenti - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -:

- la risoluzione anticipata del contratto e l’interruzione della esecuzione del progetto costituisce grave inadempimento, con conseguente obbligo al risarcimento del danno;

- l'impegno dell’appaltatore di eliminare vizi o difetti di per sé non da vita ad una nuova obbligazione estintiva o sostitutiva dell'originaria obbligazione di garanzia, ma consente al committente di non soggiacere ai termini di decadenza ed alle condizioni di cui agli artt. 1668 e 1669 c.c., ai fini dell'esercizio delle azioni previste in suo favore, sostanziandosi tale impegno in un riconoscimento del debito, interruttivo della prescrizione; infatti, solo in presenza di un accordo delle parti, espresso o “per facta concludentia”, il cui accertamento è riservato al giudice di merito, inteso ad estinguere l'originaria obbligazione di garanzia e a sostituirla con una nuova per oggetto o titolo, l'impegno del venditore di eliminare i vizi da luogo ad una novazione oggettiva;

- l'appalto, anche nei casi in cui la sua esecuzione si protragga nel tempo - e fatte salve le ipotesi in cui le prestazioni in esso dedotte attengano a servizi o manutenzioni periodiche -, non può considerarsi un contratto ad esecuzione continuata o periodica e, pertanto, non si sottrae alla regola generale, dettata dall'art. 1458 cod. civ., della piena retroattività di tutti gli effetti della risoluzione, anche in ordine alle prestazioni già eseguite; ne consegue che il prezzo delle opere già eseguite può essere liquidato, a seguito della risoluzione del contratto, a titolo di equivalente pecuniario della dovuta "restitutio in integrum";

- in ipotesi di responsabilità per vizi dell'opera, l'appaltatore, anche quando sia chiamato a realizzare un progetto altrui, è sempre tenuto a rispettare le regole dell'arte ed è soggetto a responsabilità anche in caso di ingerenza del committente, con la conseguenza che la responsabilità dell'appaltatore, con il derivante obbligo risarcitorio, non viene meno neppure in caso di eventuali vizi imputabili ad errori di progettazione o direzione dei lavori (1) se egli, accortosi del vizio, non lo abbia tempestivamente denunziato al committente manifestando formalmente il proprio dissenso, ovvero (2) non abbia rilevato i vizi pur potendo e dovendo riconoscerli in relazione alla perizia ed alla capacità tecnica da lui esigibili nel caso concreto; l'appaltatore, in effetti, dovendo assolvere al proprio dovere di osservare i criteri generali della tecnica relativi al particolare lavoro affidatogli, è obbligato a controllare, nei limiti delle sue cognizioni, la bontà del progetto o delle istruzioni impartite dal committente e, ove queste siano palesemente errate, può andare esente da responsabilità soltanto se dimostri di avere manifestato il proprio dissenso e di essere stato indotto ad eseguirle, quale nudus minister, per le insistenze del committente ed a rischio di quest'ultimo; ecco perché, in mancanza di tale prova, l'appaltatore è tenuto, a titolo di responsabilità contrattuale, derivante dalla sua obbligazione di risultato, all'intera garanzia per le imperfezioni o i vizi dell'opera, senza poter invocare il concorso di colpa del progettista o del committente, né l'efficacia esimente di eventuali errori nelle istruzioni impartite dal direttore dei lavori;

- data, dunque, la responsabilità dell'appaltatore anche per i difetti del progetto che egli non abbia rilevato o in ordine ai quale non abbia espressamente manifestato il proprio dissenso, è del tutto irrilevante ogni questione circa la partecipazione o non dell'appaltatore alla redazione del progetto stesso;

- si applicano i principi generali in materia di contratti a prestazioni sinallagmatiche, per cui, se il committente rifiuta ingiustificatamente di pagare il residuo corrispettivo, l'appaltatore può legittimamente rifiutare - in applicazione del principio “inadimplenti non est adimplendum” - di consegnargli la restante parte dell'opera, senza che ciò legittimi il committente ad addurre la mancata accettazione di essa per escludere il suo inadempimento;

- la responsabilità del proprietario di un fondo per i danni derivanti da attività di escavazione, ex art. 840 cod. civ., non opera in senso oggettivo, ma richiede una condotta colposa, sicché, nell'ipotesi in cui i lavori di escavazione siano affidati in appalto, è l'appaltatore ad essere di regola l'esclusivo responsabile dei danni cagionati a terzi nell'esecuzione dell'opera, salvo che non risulti accertato che il proprietario committente aveva - in forza del contratto di appalto - la possibilità di impartire prescrizioni o di intervenire per richiedere il rispetto delle normative di sicurezza e che se ne sia avvalso per imporre particolari modalità di esecuzione o particolari accorgimenti antinfortunistici che siano stati causa (diretta o indiretta) del sinistro; in effetti, va riconosciuta la concorrente responsabilità del committente e dell'appaltatore se emerge un concreto intervento del committente il quale, attraverso il direttore dei lavori, si ingerisce nell'esecuzione dell'appalto (si pensi, ad esempio, alla corresponsabilità del Comune per i danni occorsi ad un cittadino durante il rifacimento della rete fognaria, nel caso, dalle disposizioni testimoniali escusse, emerga un'ingerenza dell''Ente nell'attività dell'appaltatore).