Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Mazzon - 21/02/2021

Responsabilità contrattuale e danno risarcibile: valutazione equitativa e liquidazione del danno non patrimoniale

La liquidazione del danno non patrimoniale deve essere, naturalmente, complessiva e cioè tale da coprire l'intero pregiudizio - a prescindere dai “nomina iuris” dei vari tipi di danno, i quali non possono essere invocati singolarmente per un aumento della anzidetta liquidazione; tuttavia, sebbene il danno non patrimoniale costituisca una categoria unitaria, le tradizionali sottocategorie del “danno biologico”, del “danno esistenziale” e del “danno morale” continuano a svolgere una funzione, per lo minimo solo descrittiva, del contenuto pregiudizievole preso in esame dal giudice, al fine di parametrare la liquidazione del danno risarcibile:– e, anche ai fini della liquidazione del danno non patrimoniale da invalidità permanente, occorre provvedere all'integrale riparazione secondo un criterio di personalizzazione del danno che, escluso ogni semplicistico meccanismo di liquidazione di tipo automatico, tenga conto, pur nell'ambito di criteri predeterminati, delle condizioni personali e soggettive del danneggiato, della gravità delle conseguenze pregiudizievoli e delle particolarità del caso concreto, al fine di valutare in termini il più possibile equilibrati e realistici, l'effettiva entità del danno.

Ecco allora che si potrà procedere all'applicazione dei parametri fissati, ad esempio, dalle tabelle milanesi, che prevedono espressamente la possibilità di modulare la liquidazione oltre i valori minimi e massimi, laddove ricorrano fattispecie caratterizzate da connotati del tutto speciali; e qualora il giudice, al fine di soddisfare esigenze di uniformità di trattamento su base nazionale, proceda alla liquidazione equitativa del danno non patrimoniale in applicazione delle “tabelle” predisposte dal Trib. di Milano è tenuto ad esplicitare, in motivazione, se e come abbia considerato tutte le circostanze del caso concreto, proprio per assicurare un risarcimento integrale del pregiudizio subìto da ciascun danneggiato.

In effetti, ai fini della liquidazione del danno biologico, le Tabelle Milanesi, individuatrici del concetto di valutazione equitativa, assumono rilievo come una sorta di elemento extratestuale della norma dell'art. 1226 c.c. e ciò - non già per una diretta forza cogente che esse abbiano sub specie di norme di diritto, bensì  - per effetto del riconoscimento della loro corrispondenza, sul piano generale, ai criteri di equità: in altri termini, le tabelle milanesi di liquidazione del danno non patrimoniale si sostanziano in regole integratrici del concetto di equità, atte quindi a circoscrivere la discrezionalità dell'organo giudicante, sicché costituiscono un criterio guida e non una normativa di diritto - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.